GRANDI UOMINI

Giovanni Paolo II
Alzatevi, andiamo!

“La sera stessa, quindi, salii sul treno diretto a Olsztyn. Avevo con me il libro di Hemingway Il vecchio e il mare. Passai quasi tutta la notte a leggerlo, riuscendo ad assopirmi solo di tanto in tanto. Mi sentivo piuttosto strano.”

È il 1958 e Karol Wojtyla, appena ricevuta la nomina a vescovo ausiliario di Cracovia, sta tornando dagli amici che ha lasciato nel mezzo di una gita in canoa. È in treno e non riesce a dormire, legge Il vecchio e il mare, e si sente… “piuttosto strano”. In queste parole c’è tutta l’umanità di un uomo che ha saputo porsi come punto di riferimento religioso, etico e in senso lato politico per tanti fedeli in tutto il mondo, che ha saputo e voluto aprirsi al dialogo con gli “altri”, fossero capi di stato comunisti (chi non ricorda l’incontro epocale con Castro?), rappresentanti di altre religioni, bambini, carcerati.
Uscito contemporaneamente in Italia, Spagna, Francia, Germania, Polonia il 18 maggio, in occasione dell’ottantaquattresimo compleanno del suo autore, Alzatevi, andiamo! è il seguito ideale di Dono e mistero, in cui Giovanni Paolo II ricordava gli anni della giovinezza e del sacerdozio. Questo libro si concentra sul periodo successivo, a partire dal 1958, anno della nomina episcopale.
Con uno stile scorrevole e semplice, che spesso diventa intimo e colloquiale, Wojtyla rievoca episodi legati alla sua attività di vescovo e poi di papa, racconta le sue passioni per il canto, per lo sport, per la lettura, cita le molte persone incontrate sul suo cammino, spiega il significato dei gesti liturgici che hanno accompagnato la sua investitura (dall’imposizione del libro dei Vangeli all’unzione del capo, dalla consegna del pastorale a quella della mitra e dell’anello, simbolo dell’unione che lega il successore degli apostoli alla Chiesa intesa come insieme dei credenti). Si sofferma in particolare sul ruolo del vescovo: maestro e promotore della Buona Novella, che sa al tempo stesso ascoltare i propri fedeli, prendere parte con sincero interesse alla loro vita, guidarli con il proprio esempio di fede attiva e coraggiosa, vivere come servizio la propria missione. Ecco dunque l’importanza delle tantissime visite pastorali, spesso internazionali, compiute nel corso degli anni, degli incontri periodici con i giovani, le famiglie, i bambini, ma anche gli scienziati, i filosofi, gli studenti universitari, dell’uso dei diversi mezzi di comunicazione, della conoscenza delle lingue.
Se il libro si focalizza sul periodo che segue il 1958, i riferimenti a fatti precedenti sono molti: l’origine proletaria, la formazione letteraria, l’amore per il teatro, il progetto di divenire attore, gli studi teologici condotti in clandestinità durante l’occupazione tedesca, l’attività di operaio alla Solvay e poi di professore universitario.
Posizionato com’è in vetta alla classifica italiana a poche settimane dalla pubblicazione, Alzatevi, andiamo! sembra avviato a ripetere il successo di Varcare la soglia della speranza, distribuito in più di 50 paesi e tra i dieci libri più venduti in Italia per due anni di fila (nel 1994 e nel 1995).
L’interesse per questo volume, d’altra parte, è innegabile: autobiografia del capo spirituale di una delle religioni più diffuse al mondo, tra gli uomini più autorevoli e carismatici del nostro tempo, Alzatevi, andiamo! è la testimonianza di una fede vissuta con determinazione e coraggio, ma anche e soprattutto con intelligenza e umiltà. Qualche esempio? Leggete i passi in cui Wojtyla descrive la lotta per la libertà religiosa durante l’occupazione tedesca, o il governo comunista (e ripensate alla netta presa di posizione contro la guerra in Iraq); o quelli in cui sottolinea l’importanza della collegialità nel processo decisionale di un capo, anche religioso. E, infine, scorrete le 180 pagine del volume: quante autobiografie pullulano, come questa, di nomi (figure note e meno note che Giovanni Paolo II ha preso a esempio nel corso della sua vita), quante sono altrettanto lontane dall’autocelebrazione, quante dimostrano l’intelligenza e l’umiltà di chi riconosce di aver avuto dei maestri?

Alzatevi, andiamo! di Giovanni Paolo II
Titolo originale: Wasta_cie, Chod_my!
Traduzione di Zofia J. Brzozowska Scga
177 pag., Euro 15.00 – Edizioni Mondadori
ISBN 88-04-53409-5

Le prime righe

Introduzione

Quando è stato pubblicato il libro Dono e mistero, che conteneva ricordi e riflessioni sugli inizi del mio sacerdozio, mi sono giunte numerose testimonianze, soprattutto da parte dei giovani, della sua calorosa accoglienza. Secondo quanto mi è stato riferito, per non pochi di loro questo completamento personale dell’Esortazione apostolica Pastores dabo vobis si è rivelato un aiuto prezioso per un adeguato discernimento circa la propria vocazione. La cosa mi ha dato gioia. Voglia Cristo continuare a servirsi di tali riflessioni per orientare altri giovani ad ascoltare il suo invito: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1, 17).
In occasione del 45° anniversario della mia consacrazione episcopale e del 25° di pontificato mi è stato chiesto di mettere per iscritto il seguito di quei ricordi, a partire dal 1958, anno in cui sono diventato vescovo. Ho ritenuto di dover accogliere questo invito, come accolsi quello dal quale scaturì il libro precedente. Un motivo in più per raccogliere e riordinare questi ricordi e riflessioni è stata la progressiva elaborazione di un documento dedicato al ministero episcopale: l’Esortazione apostolica Pastores gregis, nella quale ho esposto in sintesi le idee emerse nel corso della X Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, svoltasi durante il Grande Giubileo dell’anno 2000. Ascoltando i loro interventi in aula e poi leggendo il testo delle loro proposte, sentivo risvegliarsi in me molti ricordi sia degli anni in cui ebbi il compito di servire la Chiesa a Cracovia sia di quelli vissuti, tra nuove esperienze, a Roma come successore di Pietro.
Ho cercato di mettere per iscritto questi pensieri, nel desiderio di partecipare anche ad altri la testimonianza dell’amore di Cristo, che attraverso i secoli chiama sempre nuovi successori degli apostoli, per riversare la sua grazia, attraverso fragili vasi, nel cuore di altri fratelli. Nel ricordo mi accompagnavano incessantemente le parole indirizzate da Paolo al giovane vescovo Timoteo: “Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia; grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità” (2 Tm 1,9).

© 2004 Arnoldo Mondadori editore


L’autore

Karol Wojtyla è nato a Wadowice in Polonia il 18 maggio 1920. È stato ordinato sacerdote nel 1946, nominato vescovo ausiliare di Cracovia nel 1958 e arcivescovo della stessa città nel 1964. Il 16 ottobre 1978 è stato eletto Papa e ha assunto il nome di Giovanni Paolo II. È autore di numerosissime opere tradotte in tutto il mondo, tra cui Varcare la soglia della Speranza, scritto con Vittorio Messori e pubblicato nel 1994 (Mondadori).


Di Paola Di Giampaolo


25 giugno 2004