La biografia


Luciana Capretti
Ghibli

“Sono uno dei ventimila io, non lo sapevi? Quando siamo scesi dai piroscafi eravamo come le cavallette, piazza Castello, piazza Italia, corso Sicilia, tutte piene di gente, gente che arrivava, che salutava, i libici che ci guardavano come dei pazzi. Ed eravamo pazzi a venire su questa terra dove c’era solo sabbia e vento, a fare i coltivatori”.

La storia dimenticata dei ventimila coloni italiani in Libia, iniziata nel 1938 e finita nel 1970 con il forzato allontanamento imposto da Gheddafi, rivive nel romanzo d’esordio di Luciana Capretti, basato su documenti e testimonianze di prima mano. Al centro della storia la famiglia dell’orefice Attardi, il quale, arrestato con l’accusa di traffico di valuta e incarcerato, sarà protagonista di una fuga rocambolesca.
Attorno a lui si muovono altri personaggi emblematici di una schiera di colonizzatori poco consapevoli della pagina di storia che si sarebbero trovati a scrivere, in un montaggio che alterna le diverse epoche e le diverse fasi dell’avventura libica. I rapporti ambivalenti costruiti con la popolazione locale si sfaldano immancabilmente per ragioni d’interesse, perchè nella cacciata degli italiani i libici vedono un’occasione per arricchirsi con gli espropri. Un ruolo importante è affidato anche al paesaggio, con il petrolio schizzato improvvisamente dal deserto nel 1959, con conseguenze cruciali per il destino del paese, e con il vento implacabile, il ghibli che dà il titolo al libro, che sembra spazzar via le tracce di una colonizzazione che i libici non perdonano e che anche da noi si cerca di passare sotto silenzio.

Ghibli di Luciana Capretti
204 pag., Euro 14,50 – Edizioni Rizzoli (Scala italiani)
ISBN: 88-17-00191-0

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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Agosto 1970

Mahmud c'era riuscito. Aveva convinto gli ufficiali di polizia che quel negozio gli spettava di diritto perché vi aveva lavorato insieme al padrone italiano, e ora sedeva immobile, intontito di soddisfazione, un sorriso sulle labbra sottili: aspettava la fine del ghibli. Non aveva fretta, di ghibli ne erano passati tanti prima della liberazione e questo poteva goderselo, dietro le mura bianche del suo vicolo, zanghet Bel Her. Sentiva le sferzate del caldo, quasi con piacere. Il piacere nuovo di chi può aspettare, non ha bisogno di muoversi, per sopravvivere.
Il vento del deserto penetrava a vampate sempre più forti dalle mush'arabiya, attraverso gli incroci del legno, e toglieva il fiato. Mahmud osservava la sabbia filtrare nella stanza, depositarsi dappertutto, vincere l'ordine innaturale della casa. Come se anche la sabbia stesse compiendo la sua rivoluzione, soffocando i resti di quasi sessant'anni di invasione straniera. Dal cortile saliva l'odore del cuscus, un odore oleoso che ormai aveva permeato le stanze, le stuoie, i tappeti. Che era entrato nelle narici di Mahmud per sempre, dal fagotto di stoffa portato avanti e indietro dalle case degli italiani a cui vendeva la semola della madre in cambio di qualche piastra, qualche vestito smesso, qualche lavoretto.

© 2004 RCS Libri Edizioni

biografia dell'autrice
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Luciana Capretti vive tra Roma e New York. Questo è il suo primo romanzo.




18 giugno 2004