GRANDI AUTORI DAL MONDO

José Luis Peixoto
Una casa nel buio

“Mai, per quanto incontri persone che leggono i miei libri alle fermate dell’autobus, mai, per quanto veda studenti che camminano senza preoccupazione con i miei libri sotto il braccio, mai, per quanto traducano i miei libri e ci siano persone che li leggono in lingue piene di consonanti, mai rimarrò indifferente nel momento in cui qualcuno legge un mio libro vicino a me. Nelle parole che ho scritto rimane quello che ho pensato per un momento, o per un anno, o per tutta la vita. Nelle parole che ho scritto permane quello che sono stato, quello che non so se sono ancora. Quando qualcuno legge un mio libro vicino a me, sono un bambino che si vergogna.”

José Luis Peixoto è nato nel 1974. Ha dunque trent’anni, eppure la sua scrittura esprime una maturità molto superiore sia dal punto di vista umano che da quello strettamente letterario. Una casa nel buio è un romanzo completo, profondo, segnato da uno stile preciso e originale che “sarebbe piaciuto a scrittori come Lezama Lima, Julio Cortázar, Borges e Calvino” come scrive Luis Sepúlveda nella sua interessante introduzione Il romanzo di un poeta. Nasce poeta infatti Peixoto e in qualche modo le radici, le sonorità del verso si percepiscono in queste righe, ma non influiscono nella struttura del testo.
La casa nel buio è una casa che contiene visceralmente la famiglia che la abita e che assorbe l’anima di chi l’attraversa. Il buio è dentro e fuori queste mura, è l’imprescindibilità della morte, della fine, in un pessimismo surreale che si sviluppa anche verso l’esterno in una sorta di buco nero che inghiotte tutto senza scampo. Vari personaggi si susseguono: dall’editore incarcerato per aver commesso il grave crimine di rifiutare la pubblicazione del romanzo di un autore esordiente (e poi ucciso con estrema violenza), alla schiava maddalena, assassinata per amore dal padrone di casa, alla di lui moglie distratta, infelice, bulimica, dallo sguardo vago, alla schiava miriam, innamorata (e corrisposta) del principe di calicatri, un uomo che “sapeva dire grazie in più di novanta lingua; sapeva dire il mio nome è principe di calicatri in più di cinquanta lingue; ma non sapeva leggere, né scrivere”. E poi il visconte di dedodida, il violinista, il povero nessuno, senza orecchie, né occhi, né naso, né lingua...
Assurdi e paradossali personaggi (tassativamente nominati con lettere minuscole), incredibili omicidi, rapporti interpersonali di difficile comprensione legano il romanzo a un unico sentimento, l’amore, da ognuno vissuto in modo differente.
Il protagonista, la voce narrante (uno scrittore che vediamo crescere, maturare e invecchiare nel buio) vive un grande amore immaginario nella scrittura, nel sogno, una passione romantica e idealizzata per una donna bellissima di cui il giovane segue ogni movimento chiudendo gli occhi: lei è lì e lui la vede mentre compie i gesti della quotidianità, incredibilmente affascinante. Un amore perfetto, ma improvvisamente impersonificato in una fotografia, (il “viso bello e giovane di colei che stava dentro di me”) incorniciato su una tomba. L’amore è ancora una volta irreparabilmente legato alla morte, al buio, alla fine. Sette capitoli scandiscono il testo e ne costituiscono una chiave di lettura: L’amore, L’amore è tutto ciò che esiste, Le invasioni (una terrificante finestra aperta sulla violenza senza scopo e senza fine, sul buio assoluto), L’amore è impossibile (“se avessi potuto, avrei gridato fino a strappare l’ultimo briciolo di sofferenza e di vita da me, fino a trasformare la mia sofferenza, la mia vita, in un grido che impressionasse il mondo”), La peste (“sulla mia pelle, c’era il freddo del buio che mi aveva toccato quando toccai la tomba di colei che era partita da dentro di me, che era sparita su una strada dentro di me, dentro il mio stesso buio, per tornare forse al suo sepolcro, al freddo buio di marmo della sua tomba”), L’amore è la solitudine, La morte. Il sogno diventa incubo, sempre paradossale e metaforico, ma comunque terrificante, sino alla totale distruzione della casa e dei suoi abitanti. L’amputazione degli arti, la mutilazione dei corpi, la lenta e inevitabile fine della vita, strappa dall’animo l’amore e la creatività, lasciando solo buio sino alla fine, quando finalmente la morte ricongiunge con il passato e con le passioni.

Una casa nel buio di José Luis Peixoto
Titolo originale: Uma casa na escuridão
Traduzione di Vincenzo Russo
Pag. X-267, Euro 16,50 – Edizioni laNuovafrontiera (Liberamente)
ISBN: 88-8373-043-7

Le prime righe

1
L’AMORE

Alleluia!
Lodate il Signore, popoli tutti,
voi tutte, nazioni, dategli gloria;
perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura in eterno.

Salmo 117, 1-2

C'era una volta la sera. Era un settembre fra i settembre della mia vita. Ero seduto in veranda, sulla sedia a dondolo, leggendo un libro di pagine ingiallite dall'ultima luce. Mi dondolavo pianissimo, come se mi fossi addormentato dondolandomi e le gambe continuassero meccaniche a puntarsi a terra e a sollevarmi lentamente. Dall'altro lato della veranda, davanti alla porta della cucina, mia madre era seduta sulla poltrona grande. La schiava miriam aveva appena finito di farle il bagno e di pettinarla. I gatti erano sdraiati per terra in piccoli mucchi e respiravano. A volte, uno si alzava e, assai superbo, strofinava il corpo sulle gambe di mia madre, o su quelle della schiava miriam, o sulle mie. Mentre la pettinavano, mia madre teneva gli occhi chiusi. Aveva i capelli sciolti sullo schienale della poltrona, aveva la carne ammorbidita dall'acqua, aveva la pelle abbronzata. Senza che i passi dei suoi piccoli piedi si sentissero, la schiava miriam passò di fronte a mia madre e si abbassò. Estrasse dalla tasca del grembiule le forbici, prese uno dei piedi di mia madre in grembo e cominciò a tagliarle le unghie. Alzai lo sguardo dal libro per vederla. Tra le sue dita sottili, il piede grasso di mia madre era un oggetto grottesco. Ritornai al libro e sentii le parole fuggirmi davanti allo sguardo. Le parole, nervose, si agitavano come se volessero uscire dalla pagina e sparire in una libertà di parole evase in cielo. Abbassai il libro e guardai di fronte.

© 2004 La Nuova Frontiera


L'autore

José Luis Peixoto è nato a Galveias, in Alentejo, nel 1974. Romanziere, poeta, nonché collaboratore delle principali riviste culturali del suo paese, è oggi considerato la voce in lingua portoghese più significativa della sua generazione. Dopo aver pubblicato nel 2000 il racconto Morreste-me, si è imposto all’attenzione della critica e del pubblico grazie al suo primo romanzo, Nessuno sguardo, che gli è valso, oltre al prestigioso premio José Saramago, anche la menzione tra le opere finaliste selezionate per il premio Pen Club e per il premio dell’Associazione degli Scrittori Portoghesi. Nel 2002, oltre alle poesie riunite in A criança em ruinas, ha pubblicato contemporaneamente il romanzo Una casa nel buio e la raccolta poetica La casa, il buio, i cui versi reinterpretano l’atmosfera e i personaggi del romanzo. Nel 2003 è apparso in Portogallo il suo ultimo libro, Antidoto.


Di Giulia Mozzato


18 giugno 2004