GRANDI AUTORI DAL MONDO

Santiago Gamboa
Gli impostori

“Il primo sorso, gelato e schiumoso, gli stimolò il cervello. Allora pensò a Salgari e a Jules Verne: non avevano vissuto le esperienze descritte nei loro libri, le avevano immaginate. Ma non è forse esperienza anche ciò che nasce esclusivamente dal nostro intelletto, dall’immaginazione? Era lì, il quid della questione. I sogni, le idee, le riflessioni a cui gli uomini si abbandonano per sopportare l’aridità della vita non sono forse reali? Era questo il suo forte, perché in fin dei conti, lui aveva trascorso la vita tra i libri.”

Da Occidente all’Oriente più estremo: in una Pechino misteriosa e affascinante si incrociano i destini di tre personaggi singolari. Un giornalista colombiano stabilitosi a Parigi e con la segreta aspirazione a diventare uno scrittore, un filologo tedesco in cerca di nuove esperienze e un docente di letteratura ispanoamericana, autore mediocre che sogna di raggiungere una fama mondiale: questo viaggio verso l’ignoto rappresenta per tutti la sfida della vita, l’occasione irripetibile di riscattare un’esistenza banale e all’insegna della frustrazione e divenire uomini migliori.
Lo scenario ideale è dunque Pechino. Una città multiforme ed eterogenea, capace di trasformarsi rapidamente e rivelare volti estremamente diversi fra loro, contrasti stridenti eppure segnati da una peculiare armonia. Una città dall’indole ingannevole e per questo conforme allo spirito inafferrabile dei tre uomini, moderni antieroi per eccellenza, giunti da occidente con la segreta e comune aspirazione a trasformarsi, ad afferrare l’essenza della natura umana, rifiutando al contempo di rimanere come tutti gli altri.
All’impianto tipico dei romanzi d’avventura si combinano motivi trascendentali e allusioni mistiche, tanto che all’iniziale visione occidentale va gradualmente sovrapponendosi una percezione tutta orientale della vita e del mondo, fatta di colori, di odori, di sussurri e trame misteriose ed effimere.
Suarez Salcedo, Gisbert Klauss e Chouchén Otalora si trovano così coinvolti in un’avventura che culturalmente è loro estranea e per la quale, almeno inizialmente non sono preparati: devono ritrovare un libro prezioso, il manoscritto che costituisce il corpo centrale della dottrina dei Boxer (Yi Ho Tuan). Si tratta di un documento essenziale che racchiude un episodio cruciale della storia cinese. Tornato recentemente alla luce, il volume rientra negli interessi di diversi gruppi, sette e organizzazioni all’interno del paese: i tre uomini devono evitare dunque che finisca in mani sbagliate.
Nella narrazione, il fatto storico, la rivoluzione dei Boxer a inizio Novecento, dalla quale scaturisce la vicenda, si intreccia e si fonde in modo magistrale con la finzione, fino a provocare nel lettore la sensazione che i personaggi non siano più immaginari, ma acquistino una concreta dimensione spazio-temporale e una vita autonoma.
Le prospettive dei protagonisti si alternano durante la ricerca del manoscritto. E a poco a poco la loro iniziale apatia si trasforma sotto l’impulso di una forza superiore a loro stessi: la responsabilità della quale ognuno di loro si è fatto carico li stimola e li sfida, portandoli a esibire un coraggio e una forza che mai avrebbero pensato di possedere.
Alla fine tutti e tre ricevono una copia del manoscritto: Gamboa conclude così questa metafora della vocazione letteraria, consegnando a ognuno di loro l’opera della vita, quel capolavoro che avrebbero voluto scrivere per riformulare le rispettive esistenze.
Gamboa però non si ferma qui. Le poche righe dell’epilogo sbaragliano il lettore: con un sorriso beffardo e un tocco irriverente l’autore rovescia completamente l’apparente e fin troppo scontato lieto fine e riveste di una luce diversa tutta l’opera. Come non rivedere in queste parole finali lo stesso sguardo ammiccante e canzonatorio di Gogol’: improvvisamente il lettore riacquista la consapevolezza della finzione e disorientato rivede attraverso lo specchio deformante dell’ironia le gesta trepidanti dei personaggi, sospesi sul confine incerto tra vita e letteratura.

Gli impostori di Santiago Gamboa
Titolo originale: Los impostores
Traduzione di Pino Cacucci
Pag. 283, Euro 15.00 – Edizioni Guanda
ISBN: 88-8246-596-9

Le prime righe

PRIMA PARTE

1

Un uomo nascosto in un capannone

Sono un semplice scrivano. Che questo sia chiaro fin dal principio, poiché la storia che vado a raccontare riguarda, in realtà, qualcun altro; intendo dire che l'importante, ciò che giustifica il fatto di scriverla, non è successo a me, sebbene la mia partecipazione non sia stata del tutto irrilevante. Ma sarete voi a giudicare cosa mi merito. Dirò tutt'al più che è quasi sempre stato così, e forse proprio per questo sono uno scrivano. Mi piace trascrivere quello che altri raccontano, sognare drammi ed episodi che, se li avessi vissuti, forse mi avrebbero reso felice, anche nel caso fossero stati eventi tristi. Cosa importa, la tristezza. È sempre meglio di niente.
Mi trovo a Pechino e, per motivi che racconterò più avanti, me ne sto nascosto in un vecchio capannone del distretto Fengtai. Un capannone senza finestre da dove si odono i fischi delle imbarcazioni che attraversano il lago di Yuyuantan e gli sbuffi delle locomotive alla stazione Nord. Non posso rivelare, per ora, la mia identità. Non potrei neanche dire quale sia il mio vero mestiere, lasciando da parte il fatto che sono uno scrivano. Al massimo, e lo dico per i più curiosi, anticipo enigmaticamente che indosso un vestito scuro e mi chiamo Régis. Chi sono? Lo saprete.
Quelli che mi cercano, invece, mi conoscono bene, o almeno così immagino; è il motivo per cui me ne sto nascosto, sebbene loro in realtà non siano interessati a me bensì a qualcosa che possiedo, seppur transitoriamente, e che definirei un oggetto vivo. Insomma: qualcosa che è e non è, corpo ed essenza, pur non avendo un'anima. Proteggendo questo oggetto, trascorro i miei giorni rinchiuso qui, a fumare, fissando le volute di fumo che salgono verso la luce, un chiarore che cade dall'alto e forma nitide colonne nell'aria.

© 2004 Ugo Guanda Editore


L'autore

Santiago Gamboa, nato a Bogotà nel 1965 si è trasferito in Europa nel 1990. È giornalista. Dopo un periodo di alcuni anni a Parigi, ora vive tra Roma e il paese natale. Il suo primo romanzo, Pàginas de vuelta, è uscito nel 1995. Sono poi usciti Perdere è una questione di metodo, Vita felice del giovane Esteban e Ottobre a Pechino.


Di Paola Bonfanti


18 giugno 2004