SCRITTURE ITALIANE

Andrea Vitali
La signorina Tecla Manzi

“Secca da far paura e non più alta di un metro e cinquanta, stava compostamente seduta sulla sedia, la schiena bella diritta e la borsetta sempre afferrata con due mani. Aveva un leggero tremito del capo e il vezzo di contrarre a intervalli regolari le ali del naso, dopodiché emetteva uno sbuffo, rumoroso e singolare.
Le guardò le mani: di anelli non c’era traccia.
Figurarsi, la signorina Manzi era il prototipo della zitella per vocazione e per destino.”

Chi ha detto che è triste l’atmosfera in riva al lago? Forse sono vecchi ricordi di Fogazzaro che ci inducono a pensare così, perché già ci eravamo divertiti leggendo il romanzo di Andrea Vitali, Una finestra vistalago, e ci sembra impossibile che La signorina Tecla Manzi sia ancora più brioso e frizzante del precedente: una piccola commedia gialla all’italiana. Ancora una volta una trama lieve, il furto denunciato di un quadretto con il Sacro Cuore di Gesù, un uomo che si pensava morto e poi riappare, una tomba profanata che si rivela essere la sepoltura di un cadavere diverso da quello della lapide (facile a vedersi: una donna invece di un uomo), un fratello (muto) e una sorella (la signorina Tecla del titolo) che non si sa con quali soldi campino, piccole vicende della cittadina in riva al lago, insomma, e, intrecciata a queste, un’altra indagine dei carabinieri di Bellano che fissa la storia in un tempo storico preciso. Negli anni ’30, con il fascismo ancora trionfante, quando un ciarlatano pseudomedico viene denunciato per usare nelle sue cure vermifughe il nome di Mussolini in maniera irriguardosa. I personaggi dei romanzi di Andrea Vitali sono sempre tratteggiati con uno stile inconfondibile, con il tratto deciso e un po’ nervoso della china in bianco e nero, anche se forse, proprio per questo, senza molte sfumature. Nella stazione dei carabinieri di Bellano il maresciallo Maccadò è assente e tutto il lavoro ricade sulle spalle del brigadiere Efisio Mannu (manco a dirlo, è sardo) e dell’appuntato Misfatti, siciliano. Se aggiungiamo il supporto del bergamasco Locatelli, quasi tutta l’Italia è rappresentata. E, come in un film anni ’50, il sardo dà del “mangiacarrube” al siciliano, che ricambia chiamandolo “mangiapecore”, il bergamasco fa fatica a capire i messaggi telefonici che deve riferire al brigadiere e si fa passare la nostalgia di casa preparando i piatti che cucinava “su nòna”. Che gli altri due, del resto, mangiano di gran gusto. L’unica donna in circolazione è la Tecla Manzi: attenzione alla scelta dei nomi, nei romanzi di Andrea Vitali. Come lo stravagante ed esotico nome di Osmide avrà un ruolo importante nel risolvere l’enigma finale, quello di Tecla è perfetto per suggerire l’immagine della signorina, la zitella di altri tempi, piccola e asciutta, il tipo di donna senza età che non ha mai conosciuto la bellezza. È anche un po’ “fuori di testa”, la signorina Tecla: ma lo è o vuole sembrarlo? Un’altra caratteristica di Andrea Vitali che rende così facilmente leggibili e ariosi i suoi romanzi è lo stile, fatto di frasi brevi e secche in cui l’ironia è ancora più pungente, capitoli corti che scorrono veloci, alzando il sipario su inquadrature diverse. La signorina Tecla Manzi è un libro godibilissimo che si legge d’un fiato, sorridendo.

La signorina Tecla Manzi di Andrea Vitali
262 pag., Euro 14.50 – Edizioni Garzanti (Narratori Moderni)
ISBN 88-11-66570-1

Le prime righe

1

«Si chiama Osmide», disse zio Pino.
Il brigadiere Efisio Mannu si fermò di botto, al centro del cortiletto della casa di zia Ninna.
Si girò e guardò senza parlare zio Pino, pure lui fermo a lato del grande albero di limoni che svettava nel cortile: sorrideva, Pino.
Ma chi gli aveva chiesto niente? pensò Efisio.
Zio Pino però aveva l'occhio lungo, da cacciatore: difficile nascondergli qualcosa.
Si era accorto, poco prima, di come lui era rimasto folgorato durante la processione di santa Margherita, la santa patrona di Siliqua.
Quando la ragazza in costume era apparsa in testa al corteo con le altre donne che cantavano, aveva visto scendere sul viso di suo nipote un pallore improvviso, come se avesse avuto un brivido di freddo, cosa impossibile perché era il terzo sabato di settembre e il sole era ancora gagliardo.
«Osmide Bachis», insistè zio Pino.
Sempre senza parlare, Efisio staccò dall'albero un e-norme limone, se lo fregò sul pantalone e diede un morso, staccandone metà.
Masticò lentamente la polpa succosa avvertendo quasi subito gocce di sudore staccarsi dal naso. Poi fece per parlare.
«Ma è meglio lasciar perdere», disse ancora zio Pino.

© 2004 Garzanti Libri edizioni


L'autore

Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, dove esercita la professione di medico di base. Ha pubblicato Il procuratore (1990, Premio Mont Blanc per il romanzo giovane); Il medico Landau; A partire dai nomi; L’ombra di Martinetti; Un amore di zitella; Aria del Lago e Una finestra vistalago (Premio Grinzane Cavour 2004, sezione narrativa).


Di Marilia Piccone


18 giugno 2004