NARRATIVA STRANIERA

Bob Smith
Il ragazzo che amava Shakespeare

“Credo che più confusi si è dentro, più si ha bisogno di credere in qualcosa fuori. Avevo un disperato bisogno di appoggiarmi a qualcosa che fosse più grande di me, ed era chiaro che William Shakespeare capiva com’era soffrire senza neppure sapere perché”.

Chissà come reagirebbe Shakespeare se sapesse di aver confortato con la poesia e la magia delle sue opere un ragazzino cresciuto troppo in fretta e di aver allietato le monotone giornate di un gruppetto di arzilli vecchietti. Probabilmente, oltre a restarne piacevolmente sorpreso, trasformerebbe Bob e quei simpatici anziani nei personaggi di una nuova commedia o tragedia. Nelle loro vicende vi è comunque sufficiente materiale per entrambe.
L’incontro tra Bob Smith e Shakespeare avvenne casualmente, in una piccola e silenziosa biblioteca, dove il ragazzino si rifugiò per sfuggire a un inaspettato acquazzone. Un libretto blu contenente il testo de Il mercante di Venezia destò la sua attenzione. A poco a poco, sebbene inizialmente faticasse a capire il significato di quei versi tanto poetici, ebbe la certezza che quelle opere avrebbero potuto rappresentare “…un bellissimo luogo in cui nascondermi dalla mia vita e dai miei genitori, un luogo in cui sapevo che loro non mi avrebbero mai seguito”. In realtà, Bob non aveva alcun bisogno di nascondersi dai genitori, era già invisibile agli occhi di mamma e papà, troppo occupati a badare a Carolyn, la sorella handicappata. O forse, era la sua voglia di ridere, giocare e divertirsi, esattamente come gli altri bambini, a passare inosservata in famiglia. Nessuna amicizia rallegrò la sua difficile adolescenza, tanta solitudine invece riempì le sue interminabili giornate passate a raccogliere ansie, preoccupazioni e frustrazioni della madre, a sorvegliare la sorella “non giusta” e a recuperare l’amore di un padre, che si vergognava dell’eccessiva emotività del proprio figlio.
In alcuni drammi shakespeariani emergono altrettanto dolore, solitudine, sconforto; rivivere quelle sensazioni così familiari, immedesimandosi nei vari personaggi, aiutò Bob a comprendere meglio il proprio dolore, il proprio sconforto e la propria solitudine. Questa passione letteraria e il caro ricordo dei nonni, gli unici ad aver dato al ragazzo un po’ di calore e affetto durante l’infanzia, lo portarono a organizzare delle semplici lezioni per gli ospiti di un centro per anziani, in modo da far conoscere loro Shakespeare e le sue opere. L’iniziativa riscosse un successo straordinario e insperato. I vecchietti, nei loro abiti migliori, partecipavano con entusiasmo agli incontri come scolari diligenti. La compagnia di Bob e dei numerosi personaggi che incontravano nei testi che analizzavano insieme, furono un efficace antidoto alla malinconia, al senso di solitudine, che facilmente assale le persone anziane, abbandonate in qualche casa di cura.
“Devo dirle quanto le sono grato per Shakespeare. È una gran bella cosa quando lei viene lì e ce lo fa conoscere. Ridà un tocco di magia alla vita di un sacco di vecchi”.
Lo stesso “tocco di magia” che Shakespeare aveva conferito all’adolescenza di Bob.

Il ragazzo che amava Shakespeare di Bob Smith
Titolo originale: Hamlet’s Dresser
Traduzione di Marcella Dalla torre
Pag. 314, Euro 16,00 - Edizioni Ugo Guanda
ISBN: 88-8246-542-X

Le prime righe

Di cosa parleremo quando saremo vecchi come voi? Quando sentiremo pioggia e vento battere il buio di dicembre? Di che discorreremo in questa gelida caverna per passare le ore lunghe che agghiacciano?
Cimbelino, in, 3
Zoe è morta. Ci sarà un servizio funebre da qualche parte nel New Jersey, ma non prima della fine di aprile. Zoe faceva parte del gruppo « storico » di anziani che era venuto a seguire le mie lezioni su Shakespeare. Non sopportava Cimbelino. Aveva un atteggiamento di sufficienza nei confronti di tutti i drammi dell'ultimo periodo.
« Ho ottantun anni » diceva indispettita. « Alla mia età posso ben dire quel che penso! » Quel che pensava era che a quarantasei anni William Shakespeare aveva ormai esaurito la sua genialità.
« E La tempesta? » replicavo io. « O Il racconto d'inverno? »
« Caro Robert » borbottava ostentando un finto broncio, « il suo è un sentimentalismo addirittura grottesco. » Su Shakespeare si sbagliava, ma sul mio conto probabilmente aveva visto giusto.
La sola cosa per cui andava matta era la danza. Adorava il balletto classico. Il suo deprimente monolocale nel complesso di Penn South per persone di reddito medio era una specie di antro-santuario, pieno di scarpette da ballo scure appese a nastri lucenti. Di chi saranno, poi? mi chiedevo sempre. Zoe non era mai stata una ballerina. Era bassa e tozza. Da quando la conoscevo, aveva i candidi capelli tagliati cortissimi e portava sempre un particolare abito nero che rappresentava la sua divisa e di solito era un collage repellente di macchie di cibo e forfora. L'abito era un disastro, ma Zoe no: in precedenza aveva fatto un lavoro da genio matematico, e adesso che era in pensione dedicava il suo tempo alla cultura.
Un giorno commisi l'errore di dirle che stavo andando a vedere il film Babe - Maialino coraggioso. Lei assunse un'aria quasi risentita.

© 2004 Ugo Guanda Editore


L'autore

Bob Smith è nato nel 1941 a Stratford, nel Connecticut, dove vive. È stato attore, regista e consulente shakespeariano. Oggi legge e commenta i testi di Shakespeare a gruppi di studenti, attori e anziani.


Di Michela Pizzi


11 giugno 2004