NARRATIVA STRANIERA

Rupa Bajwa
Il negozio di sari

“Quando Hari uscì, Ramchand si appoggiò al muro. Si premette i palmi delle mani sugli occhi stanchi. Non sapeva come mai, ma da un po’ di tempo in qua aveva spesso mal di testa. E c’erano dei giorni in cui si svegliava alle quattro o alle cinque del mattino e restava semplicemente sdraiato lì, nel suo letto, a fissare il soffitto, a pensare a niente, e poi tutto a un tratto si accorgeva che si erano fatte le otto. Cosa ne era di lui durante quelle tre o quattro ore solitarie? Perché il negozio cominciava a sembrargli un posto soffocante? Perché da un po’ di tempo gli sembrava che qualcosa girasse storto?”

Rimasto orfano all’età di cinque anni, il piccolo Ramchand viene affidato a uno zio che si occuperà distrattamente di lui, sottraendogli d’altra parte la modesta eredità lasciata dai genitori. All’età di quindici anni il ragazzo inizia a lavorare nel negozio di Sari Sevak e si trasferisce nella piccola città di Amritsar. Da allora la sua vita si muove all’interno di questo mondo ristretto, che va dalla angusta stanzetta al negozio e si risolve in un tran tran di certezze quotidiane e di rassegnata solitudine. Ogni giorno Ramchand arrotola e srotola sari colorati e preziose stoffe per mostrarle alle clienti, apatico e ormai indifferente alla monotonia che lo circonda.
Ramchand è una persona semplice e mite, eppure la sua anima è inquieta e scossa da un vago senso di insoddisfazione. Sono numerose le domande, senza risposta, che lo tormentano e che rivelano nella semplicità dell’uomo, l’angoscia esistenziale di fronte al vuoto della vita e alla preminenza di valori effimeri. All’improvviso, per lavoro, gli si presenta l’opportunità di varcare i confini di quel suo microcosmo riconoscibile e di dare uno sguardo al più ampio mondo circostante. Una miriade di emozioni sconosciute travolge Ramchand e ne stravolge completamente l’esistenza, risvegliandolo così da quell’antico torpore che ne ottundeva il sentire e impediva ai suoi occhi di vedere. Pochi giorni dal ritmo frenetico sconvolgono un equilibrio durato anni, una vita intera.
Il cammino della conoscenza lo conduce attraverso i volti ignoti della sua stessa città: dapprima assapora il mondo dei ricchi e dei privilegiati. Il suo spirito ingenuo, ma ansioso di migliorare, si riempie di speranza. Il tentativo di elevazione spirituale si identifica nel rinnovato proposito di imparare la lingua inglese, per acquisire una maggiore dignità nella società e nel lavoro. Il timido sogno di Ramchand viene però immediatamente infranto perché il giovane si scontra con l’altra faccia di Amritsar, quella della povertà e della miseria. Per un lungo attimo Ramchand rimane sospeso mentre, di fronte all’abisso di ingiustizie e distinzioni che popolano la piccola città, affiorano in lui le dolorose risposte a quelle domande incompiute che, fin dall’infanzia, lo avevano oppresso.
Una rabbia antica esplode nella sua anima, in un momento di profonda ribellione contro se stesso, contro i suoi genitori, contro il piccolo e falso microcosmo nel quale ha vissuto fino ad allora e contro il grande universo dell’ingiustizia senza confini. Infine, stremato, il giovane commesso è sopraffatto da un acuto senso di impotenza e dalla profonda consapevolezza di non potere fare nulla per cambiare le cose. E Ramchand ricade inevitabilmente nel suo torpore.
Illusione e speranza, incertezza e rassegnazione si intrecciano nel libro, il primo di Rupa Bajwa, accompagnate da una giusta dose di ironia nei confronti della società indiana e della visione esotica di quest’ultima da parte del mondo occidentale. L’autrice combina una profonda sensibilità con un sottile umorismo e una onestà irremovibile. Il suo sguardo si confonde con lo sguardo di Ramchand e con estremo realismo e intensa emotività ne rappresenta la progressiva perdita dell’innocenza. Ramchand si addentra nella complessità dell’esistenza guidato dal suo istinto. E con autentico stupore e commovente semplicità accoglie la scoperta dell’insormontabile solitudine che divide gli uomini e impedisce qualsiasi scambio di calore umano. La realtà è spesso molto diversa da come appare: camminando per le strade di Amritsar Ramchand apprende una delle più grandi verità del nostro tempo. E Il lettore, prendendolo per mano, lo accompagna e con pari sgomento inizia un viaggio alla scoperta di se stesso all’interno di quelle strade e di quelle case, di quegli odori e di quei colori provenienti da una parte di mondo così remota eppure inaspettatamente così vicina.

Il negozio di sari di Rupa Baiwa
Titolo originale: The Sari Shop
Traduzione di Laura Noulian
238 pag., Euro 16.00 – Edizioni Feltrinelli (I Canguri)
ISBN 88-07-70159-6

Le prime righe

PRIMA PARTE

1.

Ramchand aveva dormito oltre l'ora stabilita, svegliandosi solo quando il chiasso di una rissa giù in strada lo aveva strappato al sonno. Si strofinò gli occhi, si alzò dal letto e andò alla finestra. Fra le sbarre di ferro arrugginite vide due che litigavano. Uno era il lattaio, che tornava pedalando sulla sua bicicletta dopo aver consegnato il latte. Aveva due grandi bidoni di ferro zincato (che sembrava alluminio) fissati ai lati della bicicletta, e nella via così stretta uno dei bidoni, ormai vuoti, aveva urtato un passante. Ne era nata un'accesa discussione e i due gridavano a pieni polmoni, rossi in faccia e arrabbiati.
Ramchand, insonnolito, si lavò i denti vicino alla finestra, appoggiato al muro. Osservò la lite fino alla sua conclusione, che arrivò quando gli spettatori prima interessati cominciarono ad annoiarsi e intervennero per calmare i due uomini. Era solo un rituale; nelle discussioni in strada la gente, pensava di perdere la faccia se smetteva di litigare prima dell’intervento dei passanti. I due alla fine se ne andarono ognuno per la sua via. A quel punto, successe semplicemente che Ramchand si dimenticò di controllare l'ora. Restò alla finestra con lo sguardo perso nel vuoto per parecchio tempo, la mente ancora annebbiata dal sonno. Era una mattina fredda. Gli sembrava di avere il corpo è la mente congelati. Si muoveva lentamente.
Quando finalmente guardò la sveglietta rossa sul tavolo e si rese conto di essere in ritardo, era già tardissimo.

© 2004 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autrice

Rupa Bajwa è nata nel 1976 in India e al momento vive ad Amritsar, uno dei più importanti luoghi di culto per la popolazione sikh. Questa è la sua prima opera, comprata da numerosi editori in tutto il mondo. L’autrice sta scrivendo il suo secondo romanzo.


Di Paola Bonfanti


11 giugno 2004