La biografia


Anchee Min
L’imperatrice Orchidea

“Per me, questa lirica eclissa qualsiasi altra poesia d’amore. Parla dell’antica leggenda del Mandriano e della Fanciulla, o Tessitrice, due stelle separate dalla Via Lattea. Si incontravano sul Ponte della Gazza una volta all’anno, il settimo giorno della settima luna, quando il vento d’autunno bacia la rugiada.”

Quella di Ci Xi, l'ultima imperatrice cinese, è una figura storicamente controversa: da parte cinese viene considerata corrotta e spietata, mentre gli occidentali che ebbero modo di avvicinarla ne lodarono l'intelligenza, l'avvedutezza e l'equilibrio. Anchee Min, che pur vivendo da vent'anni negli Stati Uniti ha sempre dedicato i suoi romanzi alle donne cinesi, ricreandone con puntigliose ricerche storiche le condizioni di vita, anche in questa rivisitazione romanzata ha saputo tracciare, con credibile fedeltà e penetrazione psicologica, una straordinaria parabola femminile.
Narrata in prima persona, la vicenda di Ci Xi, Orchidea, prende l'avvio dal suo arrivo a Pechino adolescente, in miseria dopo la caduta in disgrazia e la morte del padre funzionario. Ma la nobiltà di nascita le permette di accedere a una sorta di concorso per diventare concubina del giovane imperatore Xian Feng, e la sua bellezza le apre le porte del palazzo della Città Proibita. La competizione per arrivare al letto dell'imperatore è senza esclusione di colpi, e Orchidea dovrà imparare a sue spese la sottile grammatica dell'intrigo. Anche quando diventa madre dell'unico figlio maschio dell'imperatore, il suo cammino non diventa più facile, perché la lotta per il potere si gioca ormai tra le più alte sfere.
A cavallo tra Otto e Novecento, l'impero cinese era sulla via dell'inarrestabile decadenza, a causa delle pressioni straniere, soprattutto inglesi, che imponevano l'apertura dei porti e il commercio dell'oppio. Orchidea capisce che un mondo è finito e bisogna pilotare la dinastia e l'intera Cina verso il confronto con l'Occidente, ma la xenofobia della corte spinge verso il conflitto armato, e l'imperatore è troppo debole per opporsi. Apparentemente, la corte è l'immagine di un'antichissima, intatta raffinatezza formale, ma la vita di Orchidea scorre fra i tumulti delle lotte clandestine e dei sentimenti negati, non potendo mai sapere se anche l'amore, la maternità, l'amicizia non siano che maschere ingannevoli.

L'imperatrice Orchidea di Anchee Min
Traduzione di L. Corradini Caspani
464 pag., 18.00 Euro – Edizioni Corbaccio (Romance)
ISBN 88 -7972-554-8

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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“La verità è che non sono mai stata la mente direttiva di un bel niente. Rido quando sento dire in giro che fin da piccola desideravo governare la Cina. La mia vita è stata determinata da forze all’opera già prima che nascessi. Le cospirazioni dinastiche esistevano da molto tempo, e uomini e donne erano coinvolti in spietate rivalità assai prima che io entrassi nella Città Proibita e diventassi una concubina. La dinastia Qing a cui appartenevo era senza speranza fin da quando avevamo perso la guerra dell’oppio contro la Gran Bretagna e i suoi alleati. Ho vissuto in un mondo fondato su un ritualismo esasperante, e l’unica privacy che possedevo era nella mia mente. Non c’era giorno in cui non mi sentissi come un topo sfuggito all’ennesima trappola. Per mezzo secolo partecipai all’elaborata etichetta di corte in tutti i suoi meticolosi dettagli. Sono come un quadro appeso nella galleria dei ritratti imperiali”.

© 2004 Edizioni Corbaccio

biografia dell'autrice
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Anchee Min è nata a Shanghai nel 1957 e si è trasferita negli Stati Uniti nel 1984. Tra i suoi romanzi precedenti, Azalea Rossa, Katherine e Il pavone rosso sono stati tradotti e sono nelle librerie italiane.




4 giugno 2004