GRANDI SCRITTURE

Manuel Puig
Scende la notte

“Vediamo se ho capito. Gli psichiatri sono quelli che prima hanno studiato Medicina mentre gli psicologi non hanno studiato niente”.

Due anziane sorelle, Lucy e Nidia, 81 e 83 anni, argentine di origine, ora residenti a Rio de Janeiro, conversano e spettegolano attorno a una vicina di casa, Silvia, psicologa, la quale colpita da cancro alle ovaie incontra in ospedale un signore poco attraente, calvo, panciuto, solitario, eppure se ne innamora come solo alcune donne, e rarissimi uomini, sanno innamorarsi: cioè perdutamente. Con estrema caparbietà, e pressapochismo psicologico, lo cerca, lo insegue, prova a sedurlo, non si dà per vinta mai, nemmeno quando lui dopo un rapporto le vomita addosso sopraffatto dal disgusto. Ha deciso di volere quest’uomo perché dentro di lei si è scatenata la tempesta ormonale che promette l’estasi, anche se dovrebbe essere in età per non accontentarsi delle promesse, ha passato la quarantina e sembra essersi svegliata in quel momento alla passionalità. Prima che cosa era successo? Le due attempate comari ne sanno poco, in aggiunta hanno molti dubbi: sulla moralità di Silvia, sulla sua coerenza, sulle sue scelte, persino sulla professione che svolge: “ciarlatane” definiscono le psicologhe, avide dei recessi mentali dei loro pazienti, ma anche di congrue parcelle che Lydia e Nidia invidiano, e ciò nonostante incapaci di superare il dilettantismo professionale quando tocca a loro fare ordine nella propria vita.
Strano romanzo, Scende la notte tropicale, discontinuo e incerto sulla via da prendere, eppure si tratta l’ultimo lavoro della onorata carriera di Manuel Puig, scomparso nel 1990. Per otto dei dodici capitoli si snoda un unico ininterrotto dialogo a due, come in un testo drammaturgico. E infatti il narratore per ben sei anni si era astenuto dall’affrontare romanzi per dedicarsi esclusivamente al teatro. Anche questo sembra il tentativo di scrivere un dramma, che gli è poi via via sfuggito dalle mani diventando un testo composito. Negli ultimi quattro capitoli, dal dialogo si passa al racconto epistolare; e precedentemente avevano trovato posto anche articoli di giornale, erano quelli che una delle due protagoniste leggeva prima di addormentarsi. Ma quanto fossero pertinenti alla trama che veniva svolta, giudicherà il lettore.
Il filo conduttore di un assunto apparentemente banale, cioè le vicende amorose di Silvia, è retto per gran parte del romanzo da un dialogo brillante che sviluppa in sé un grande fascino comunicativo dovuto alle sfumature, alla sapienza di orchestratore che Puig dimostra a più riprese. Il richiamo a una partitura musicale sembra consono al linguaggio che modula sui sentimenti, dà tempi di esecuzione a volte andanti, a volte incalzanti, fino a sfiorare i grandi ballabili della nostalgia che due personaggi di quell’età hanno sempre in serbo nella memoria, come nel momento davvero toccante in cui viene rievocata Sonatina di Rubén Darìo, una poesia che anche i non ancora ottuagenari come noi cullano nei loro ricordi. E abilmente il racconto se ne giova, facendo presagire un crescendo e un gran finale da far arricciare l’epidermide. Tuttavia i progetti di Puig dovevano essere diversi, infatti prima di aver costruito il tetto della storia, decide di smontarla. Alla perfetta linea stilistica mantenuta dal triangolo rettangolo delle tre donne, inserisce personaggi del tutto marginali. Alle lettere, agli articoli di giornale, unisce denunce alla polizia, querele, interrogatori. Forse voleva suggerirci che la vita è piena di imprevisti, di controsensi, di non-sensi. Forse voleva ribadire il mistero della psiche umana che ha la sua regola aurea nel non sopportare regole.
Oppure intendeva dimostrare che, così come le psicologhe possono riuscire a ingannare se stesse e le proprie conoscenze scientifiche ignorando il semplice buonsenso (per il quale si auspica un corso di laurea), allo stesso modo un romanziere di successo può usare i grandi mezzi espressivi di cui dispone per raggiungere un livello assoluto di libertà nei confronti della forma. Ma di questi esiti avevamo già molti esempi, sia di presunti artisti sia di sicuri incapaci.

Scende la notte di Manuel Puig
A cura e traduzione di Angelo Morino
Titolo originale: Cae la noche tropical
Pag. 279, Euro 10,00 – Edizioni Sellerio
ISBN: 88-389-1946-1

Le prime righe

1

- Che tristezza viene a quest'ora. Chissà perché?
- È quella malinconia del pomeriggio che comincia a farsi buio, Nidia. Non c'è che mettersi a fare qualcosa, essere molto occupate a quest'ora. Poi di sera è già diverso, quella sensazione sparisce.
- Soprattutto se si riesce a dormire bene. E così non si pensa alle cose terribili che sono successe.
- Tu hai questa fortuna, non sai com'è di aiuto. È quando non riesco a prendere sonno che cominciano a passarmi per la testa tutti quei ricordi spaventosi. Se non fosse per le mie benedette pastiglie io non ce l'avrei fatta per tutto questo tempo.
- Non lamentarti, Lucy, che tu non hai avuto una disgrazia come la mia.
- Lo so. Ma i guai non sono mancati neppure a me, Nidia.
- Quando è morta la mamma era lo stesso. A quest'ora il ricordo tornava più forte che mai.
- Ci ricordavamo sempre di lei, la prima cosa che mi veniva in mente quando mi svegliavo era che la mamma non c'era più. Quella che si sentiva a quest'ora, più forte che mai, era la sua mancanza. Ma in quel periodo con tutto quello che c'era da sbrigare non si pensava tanto, come adesso, solo a cose tristi. Tutto quello che avevamo da fare, ecco cosa ci salvava.
- Preparar da mangiare.
- E quella grossa responsabilità dei bambini. Di farli crescere, Nidia.
- E che poi possa succedere una cosa del genere, che ti strappino via quello che ami di più.
- Chi è credente ha quel conforto. Non ci si può mica ingannare, non c'è verso. È una gran cosa la fede. Io invidio davvero la gente che ce l'ha.
- Sì, Lucy. Anch'io la invidio.
- La gente ignorante ha molti vantaggi, possono consolarsi così. Ma noi non possiamo ingannarci, lo vediamo com'è fatta la vita.
- Quando è morto Pepe è stato diverso, io sono rimasta come istupidita. Piangevo e piangevo, tutto il giorno. Ma questa volta è stato diverso.
- Il marito è una cosa, una figlia un'altra, Nidia. Tua figlia. Che cose terribili succedono!
- Lucy, non mi va di stare in casa, usciamo a fare due passi.
- Impossibile, sta per mettersi a piovere.
- Lucy, non mi hai più raccontato della vicina. Perché non sarà più venuta ?
- Sarà perché sei arrivata tu. Lei veniva soprattutto per sfogarsi, ma davanti a te non ne avrà il coraggio.
- È una persona giovane, cercherà la compagnia della sua età.

© 2004 Sellerio Editore


L'autore

Manuel Puig è nato a General Villegas, villaggio vicino a Buenos Aires, nel 1932. È morto nel 1990. Ha scritto: Agonia di un decennio, New York ’78 (1984), Mistero del mazzo di rose (1996), Una frase, un rigo appena (1996-2000) e The Buenos Aires Affair (1997-2000).


Di Alvaro Strada


4 giugno 2004