GRANDI SCRITTURE

Ángeles Mastretta
Il cielo dei leoni

“Voglio lasciare scritta una confessione, che sarà allo stesso tempo intima e generale, poiché le cose che capitano a un uomo capitano a tutti”
Jorge L. Borges

Quando ha raggiunto i cinquant’anni una donna può permettersi di fare il consuntivo della propria vita: mettere davanti a sé i tanti affetti che hanno costellato il mezzo secolo che ha attraversato e guardare a se stessa con l’attenzione dovuta a chi ha già percorso un lungo tratto di strada. Ángeles Mastretta ha deciso di creare un libro che offra ai tanti lettori, conquistati lungo il suo cammino di scrittrice, la sua immagine più autentica, anche se la mediazione della scrittura non rende mai totalmente sincero ciò che si scrive. La frase di Borges che ho riportato all’inizio è quella che la Mastretta dice a se stessa per una specie di giustificazione intellettuale a questa operazione autobiografica e indica anche il suo tentativo di allargare a una riflessione condivisa lo sguardo che fissa su di sé.
“È vero che il nostro mondo abbonda di orrori, ma è anche certo che, se continuiamo a essere vivi, è perché sappiamo che non gli mancano le meraviglie, e che molte di esse sta a noi trovarle”: anche se l’incolmabile perdita del padre tanto amato, quando aveva solo 19 anni, rimane come crudele lacerazione mai del tutto rimarginata, la vita in tutte le più diverse espressioni resta per lei sempre interessante, ricca di possibilità, di scoperte piccole e grandi. Tra le bellezze del vivere tutti noi possiamo anche porre gli incontri con le persone che diventeranno importanti nella nostra esistenza, ma anche quelli apparentemente meno significativi, anzi del tutto casuali, come quello che l’autrice racconta avvenire quotidianamente con due donne che tengono per strada un banchetto: “Queste donne sono due frasi musicali nel mio mattino”, dice, e tanta generosità nell’approccio lascia una traccia nel lettore di serenità e fiducia nel prossimo.
Così, come confessa poi la scrittrice, il suo carattere estroverso e la sua energia (“Fare progetti... dà energia ai passi e aiuta molto in salita”) diventano un invito a procedere, a non abbandonarsi alla disillusione o al disincanto.
Ogni donna, ogni madre, di sicuro sa quanto forte sia il legame coi propri figli, piccoli o grandi che siano, e come nessun altro affetto possa uguagliarlo, così quando la Mastretta dichiara, parlando dei suoi due ragazzi, “io ho concesso loro una devozione che da anni nego a qualsiasi dio”, verbalizza senza falsi problemi quello che molte donne pensano, ma evitano di dire per una sorta di pudore.
Fa infine piacere vedere come vengano spesso citati alcuni italiani famosi (si va dall’intrattenimento con Eros Ramazzotti, alla riflessione più profonda con il De senectute di Norberto Bobbio) a significare come l’Italia sia ancora in grado di esportare divertimento e pensiero al di là dell’Oceano dove molti nostri emigranti avevano in passato cercato lavoro e fortuna.

Il cielo dei leoni di Ángeles Mastretta
Titolo originale: El cielo de los leones
Traduzione di Rosa Rita D'Aquarica
Pag.174, Euro10,00 - Edizioni Giunti (Astrea)
ISBN: 88-09-03574-7

Le prime righe

NON SENTO CANTARE LE RANE

Da tempo non sento cantare le rane. Il vulcano accende il fuoco ogni giorno senza che io possa guardarlo. Il mondo che non vedo vive senza di me, mio malgrado. Mentre altrove la natura si rinnova, io mi sveglio in una città ostile e pericolosa, esasperante eppure avvincente.
Ho scelto di vivere qui, nell'ombelico del mio paese, in questa sudicia terra che accoglie la nobiltà e i sogni di esseri straordinari. Qui sono nati i miei figli, e qui sogna il loro padre, qui ho trovato amori, e mi circondano amici imprescindibili. Qui ho inventato le storie che mi danno da vivere, ho reinventato la mia città natale e qui, ora, comincio a temere la vecchiaia non per quel che comporta in termini di prevedibile decadenza, ma per la minaccia che essa contiene.
Qui, entro l'anno, io compirò i cinquanta, e a volte sento la vita ridursi nella misura in cui, ogni giorno che passa, mi cresce dentro l'ambizione di viverne cento, per vedere come sognano gli uomini alla metà del Ventunesimo secolo, come lamentano o celebrano il loro destino e come, in qualche modo, simpegnano a cambiarlo.

© 2004 Giunti Editore


L'autrice

Angeles Mastretta (Puebla 1949), ha aperto la carriera letteraria come giornalista, affermandosi poi negli anni Ottanta come scrittrice di narrativa sulla scena messicana, e ben presto mondiale, con il romanzo Strappami la vita (1985). L'apprezzamento della critica, i premi letterari e l'adesione del pubblico a questo primo romanzo — arrivato nel giro di pochi anni a vendere oltre un milione di esemplari - si sono riconfermati con altre due opere presto tradotte in molte lingue con grande successo, Donne dagli occhi grandi (1990) e Male d'amore (1996). Oltre ai romanzi, ha pubblicato anche due raccolte di racconti e riflessioni, Puerto Libre (1993) e Il mondo illuminato (1998). Àngeles Mastretta fa parte del comitato editoriale della rivista "Nexos", in cui tiene la rubrica mensile 'Puerto Libre", riproposta su riviste pubblicate in Spagna, Germania e Cile. Vive a Città del Messico con la famiglia e sta scrivendo un nuovo romanzo, di prossima pubblicazione.


Di Grazia Casagrande


4 giugno 2004