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David Grieco

David Grieco, giornalista, scrittore, sceneggiatore, produttore, autore radiofonico e televisivo, ha scritto il romanzo Il comunista che mangiava i bambini di cui si appresta a dirigere la riduzione cinematografica. È stato assistente di Pier Paolo Pasolini e ha scritto la memoria di parte civile al processo del suo assassino, Pino Pelosi.

Qual è il tuo rapporto con i libri?

Un rapporto molto controverso: ho cominciato a leggere tardi, intorno ai 14-15 anni e divoravo i fumetti, genere che poi ho completamente abbandonato.

Grazie a quali autori hai cambiato idea?

In generale leggendo la letteratura americana e in particolare Steinbeck, uno scrittore oggi, a torto, poco ricordato. Contemporaneamente, per via dell’educazione francofila che ho ricevuto, sono stati molto importanti per me certi autori “maledetti” come Maupassant e per altri versi Zola

E oggi che cosa è cambiato nei tuoi interessi?

In realtà questo rapporto così contraddittorio tra scelte di letture continua ancora. Se riesco a trasformare la pagina scritta in esperienza personale, sono capace di leggere ininterrottamente per giorni e giorni, purtroppo oggi mi capita molto di rado: potrei dire che il mio grande scoglio è la pagina numero 50. Se non la supero, cosa che mi capita quattro volte su cinque, chiudo il libro.

E allora quali scrittori riesci a salvare?

Una scoperta di vent’anni fa è stato Ian McEwan. E poi il “grandissimo amore” per Bukowski, che ho anche avuto la fortuna di conoscere.

Come ti sei trovato nelle vesti di scrittore e, a dieci anni di distanza, regista dello film tratto dal libro (Il comunista che mangiava i bambini)?

Proprio per il fatto di essere così esigente con i libri che leggo ero terrorizzato. Inoltre il libro era piaciuto a tante persone e avevo paura di deludere. Ricordo che la domanda che mi ponevo continuamente era: come farò a corrispondere all’emozione che ognuno di loro ha avuto intimamente, leggendo il mio libro?

E come ci sei riuscito?

Cambiando molte cose rispetto al romanzo. Infatti penso che i film migliori tratti da opere letterarie siano quelli che tradiscono radicalmente perché spostano tutti i parametri che hai come lettore.

Quali romanzi tradotti in film riesci a salvare?

Le memorie di Barry Lyndon: un libro straordinario da cui è stato tratto il film “Barry Lyndon”, altrettanto straordinario.

Quali invece non salvi?

Tutti i film girati per la televisione. Per esempio Il dottor Zivago è stato veramente deludente.

E per il cinema?

Mi è successo per esempio con Stephen King. Il primo romanzo scritto dall’autore, Shining, era bellissimo. Quando è uscito il film ci andai con una aspettativa enorme. Eppure uscii dal cinema molto deluso perché già nella prima scena gli occhi spiritati di Jack Nicholson avevano svelato tutta la trama.

Leggi scrittori italiani?

Poco e ne provo anche un senso di colpa. Ma è dovuto all’educazione che ho ricevuto. L’unico che mi sento di nominare è Pasolini

Quali scrittori suggeriresti di leggere?

Faccio fatica, sono così tanti! Suggerirei in generale di leggere, sempre e comunque, perché penso che oggi sia già un miracolo farlo! È per questo che sono molto favorevole all’iniziativa di “La Repubblica”, e di altri quotidiani, di vendere i classici della letteratura insieme al quotidiano.

Non a caso hai deciso di ripubblicare il tuo primo romanzo Il comunista che mangiava i bambini e di venderlo in edicola…

Esattamente. Non ho accettato di ripubblicare il libro con la casa editrice Bompiani perché preferisco che il libro venga venduto in edicola al prezzo di 4 euro e 90. Spesso i libri si comprano poco anche perché costano troppo!

Di Piera Passalacqua


21 maggio 2004