I MAESTRI

Elias Canetti
Un regno di matite
Appunti 1992-1993

“Cinquant’anni fa presi provvedimenti per il caso fossi stato preso anch’io da tanatofilia e lo avessi detto. Ma così non è accaduto. Respiro di sollievo ogni mattina. Respiro profondamente in sogno. Ciò che fu presso di me, ritorna e pone i suoi interrogativi. Io cerco di non dare risposte, e a mia volta domando. Mi sovvengo di persone che ancora potrebbero esserci. Chi sono io per impedirlo? Su e giù zampetta la mia mosca e non ha paura. Simula urgenza, io invece non ne ho. Ma tremerei se vedessi me con i suoi occhi”.

Gli ultimi due anni di vita di Elias Canetti, scomparso a quasi novant’anni, riassunti, ma sarebbe meglio dire registrati, in questi appunti a matita. Un’esistenza consumata dentro un recinto di parole dal quale sa di non poter più uscire. Sembrava la scelta fondamentale, scopre che è stata una condanna, una condanna voluta per colpe forse mai commesse, una ricerca della libertà sublimata dalle parole cadendo nella schiavitù sottile che è l’atto manuale di produrle: con o senza significato, con o senza principi linguistici, o mischiandoli, così come la cultura è un patrimonio rimestato, informe, globale, perché tutto e nulla è cultura; ma quel che è peggio, tutto e nulla è sapienza, se alla fine di una ricerca spremuta attorno alla cattedrale “uomo”, si è costretti ad affermare un’altra volta: “E tu continui a dire che non sai niente. Non è già stato detto un po’ troppo spesso?”.
La voglia di lasciarsi sopraffare dal pessimismo lo tenta: “Meritava di essere inventato l’uomo? Non c’era un altro sistema per mandare in rovina la Terra?”. È tuttavia sintomatico che gran parte di questi appunti di lavoro, a volte aforistici, più spesso composti da frasi isolate di poche righe, siano soprattutto domande che esprimono speranza nel cammino dell’uomo verso la conoscenza. In parte nascondono in sé la propria risposta, altre esprimono dubbi reali che non sempre il gioco della retorica e l’abitudine a costruire enigmi dello scrittore consumato, maschera nel mestiere; è vero, scrivere riguarda anche la capacità di porre delle domande, ma quando esse diventano ossessive e coinvolgono la ragione stessa dello scrivere, si apre una falla nel galleggiamento dello spirito che permette la navigazione alfabetica. Canetti sembra a tratti arrivare al dubbio definitivo, quello sulla propria fede di amanuense, di trascrittore del pensiero, ma non vuole arrendersi, sa che nella resa c’è la disperazione, e sebbene sia consapevole di essere giunto alla soglia del traguardo, e lo ricordi quasi in ogni pagina, non vuole arrivare a sconfessare se stesso, il proprio lavoro, la propria ricerca della libertà assoluta attraverso la riflessione; che è innata nell’uomo, non si può sopprimere, non si può recludere, sebbene il corpo, i sentimenti, i desideri erigano da ogni parte sbarre che precludono l’accesso a sempre nuovi territori da esplorare. Bisogna spingere lo sguardo al di là delle sbarre, sembra dire, bisogna superare i propri limiti per salire verso qualcosa di più elevato. La Scienza ci dice che le cellule di cui siamo composti tendono a un’organizzazione superiore; noi che siamo il contenitore di queste cellule scopriamo che elevandoci, o tentando di farlo, cadiamo nel labirinto di una ricerca destinata a restare parziale. È un limite della nostra ambizione o è un limite del pensiero umano?
Dopo tanti sforzi che cosa rimane dunque?, un’esperienza incompleta, ma ineluttabile. “Finché respiro, scrivo. Ma sto ancora ad ascoltare?”. Troppo doloroso ascoltare, le voci degli uomini di ingegno che ha conosciuto durante la vita sono solo silenzio. C’è un grande silenzio intorno a lui, e allora bisogna cercare di porsi in salvo. “Scrivere ti dà sollievo. Persino quando non hai niente da dire scrivere ti dà sollievo. Ma lo sappiamo quando non abbiamo niente da dire?”.
“La cosa peggiore è il profeta che vuole essere tale”. Va dunque esercitato un controllo sulle proprie ambizioni ed essere rigorosi nell’esternazione del pensiero. Purtroppo controllo e rigore equivalgono a una limitazione della libertà assoluta e a una limitazione ancora più grande nei confronti delle certezze assolute. Ma forse la sapienza sta proprio qui, nel non restare immobili davanti alla tentazione di avere certezze. “Soltanto il sapere che esita conta. Questo è ciò che, più di ogni cosa, manca ai computer: l’esitazione”. Anche la Scienza, il profeta che vuole essere tale, è servita! Adesso sta a noi, contenitori di cellule, servirci dei veri sapienti: Canetti ha fatto la sua parte, ha scritto. Leggiamolo.

Un regno di matite. APPUNTI 1992-1993 di Elias Canetti
Traduzione di Ada Vigliani
Pag.119 , Euro 12,00 – Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi 446)
ISBN: 88-459-1796-7

Le prime righe

1992

L'intermediario che non ha stima per nessuno.

Finezze della sottomissione. In quale strato profondo è andato a cacciarsi il no?

Psicologia, tollerabile quando complica gli enigmi che simula di risolvere.

Pensa di sradicarsi un'altra volta.

Lei era ormai tutta pelle e gli sfiorò il dito.

Uno scrittore, del quale non una frase è necessaria, ma tutte sono velenose.

Euridama di Cirene vinse l'incontro di pugilato. In realtà l'avversario gli aveva rotto i denti, ma lui li aveva inghiottiti per evitare che l'altro se ne accorgesse.

Un'accusa che non conosce fine suscita odio. Un'accusa permanente è un'assurdità. Persino la faida aveva un tempo senso e tuttavia, per il nostro modo di sentire, non ne ha alcuno.

Quanto più mostruosa è una colpa, tanto meno la si può far durare.
Bisogna allora dimenticare il passato? Bisogna che esso continui a esistere come l'Inconcepibile, non come colpa.
Si può distinguere l'inconcepibile dalla colpa? L'inconcepibile è anonimo. Non riguarda un solo popolo. È qualcosa di inumano che minaccia tutti e può irrompere giungendo da qualsiasi lato. Insieme lo incalziamo come un mostro.

Non riconosce nemici, nessuno secondo lui è abbastanza forte per essere suo nemico.

Dell'angoscia, piuttosto che covarsela dentro, è meglio parlare. Meglio ancora è metterla per iscritto, senza parlarne.

Può darsi che l'intransigenza del tuo odio per la morte ti abbia precluso certe esperienze temporali. Potrebbero esserci tempi di cui non vuoi riconoscere l'esistenza e che perciò tralasci.

I contratti sterilizzano lo spirito. Chi vive nello spirito nulla dovrebbe saperne. I contratti escludono.

Da troppo pochi uomini si deduce un mondo falso, da troppi non ne sorge alcuno.

Esistono troppe cose. Tu continui a non sapere nulla. E ti contenti. Non ti sia perdonato.

A forza d'esperienza diventare stupidi.

Quante sciocchezze si scrivono! Quante sciocchezze si pensano! Che cosa ce ne faremo di tutte queste sciocchezze? Mica possiamo semplicernente mandarle giù e dimenticare!

È pericolosa la fama, quando si è in mezzo a uomini di fama. I nomi, gli uni accanto agli altri pungolano a vicenda, come capita.Trafiggo piccoli e foraggiano i grandi. La loro mira è che il potere assoluto, obiettivo irraggiungibile. Già il solo fatto che venga perseguito è iattura. Bisognerebbe ripartire la fama in piccole porzioni. Bisognerebbe riservarle molte sprezzo e ben poca indulgenza.
La vera fama non è influenzabile, nonostante i mass media, la corruzione e l'inganno fluenzabili sono soltanto i premi. Ma ai quelli arrivano all'improvviso, quasi senza motivo, e lo spettatore innocente tira il fiato.

Sempre riconosce se stesso. Non smette mai di farlo.

Ha guadagnato il proprio denaro onestarne e si vergogna. Come mai è così tanto? Perché non diminuisce?

In maniere diverse nelle città si soffoca: in alcune per varietà in eccesso, in altre perché irriconoscibili.

© 2003 Adelphi Edizioni


L’autore

Elias Canetti (1905-1994) premio Nobel per la letteratura nel 1981. I suoi libri più importanti sono: Auto da fé, La lingua salvata, La provincia dell’uomo, Massa e potere.


Di Alvaro Strada


28 maggio 2004