I MAESTRI

John Berger
Modi di vedere

“Il destino storico del nostro tempo sta diventando chiaro. Gli oppressi si stanno facendo strada attraverso il muro di silenzio che l’oppressore ha costruito nelle loro menti. E nella loro lotta contro lo sfruttamento e il neocolonialismo – ma solo per mezzo e in virtù di questa lotta comune – è possibile che i discendenti degli schiavi e degli schiavisti si avvicinino gli uni agli altri con lo stupore carico di speranza di essere potenzialmente uguali.”

“Quando si guarda bisogna essere capaci di dimenticare se stessi”, ha recentemente detto Berger in una intervista. Questa raccolta di scritti di, e in parte su, John Berger è la testimonianza del suo sguardo particolare sul mondo e sugli uomini che lo popolano. Perennemente aperto a cogliere il mistero delle cose, della realtà circostante e dell’animo degli uomini che interagiscono con lui, l’intellettuale inglese (o francese: ha da molti anni infatti stabilito in Francia la propria residenza) appare sempre teso, nel descrivere o nel creare, nei suoi testi critici come in quelli narrativi, a rappresentare un mondo sofferente, difficile, spietato, ma ricomponibile: “A motivarmi c’è sempre una istanza di ricostruzione”. Tutto ciò, però si può, per così dire, “respirare” nella pagina, non è necessariamente esplicitato, lo spazio è lasciato agli oggetti, allo sguardo che si posa su di loro, che siano quadri o uomini, paesaggi o versi di poeti. Proprio per questo sia che venga riportato il discorso di accettazione del “Booker Prize per la letteratura”, sia che si legga la lettera aperta al sindaco di Lione sulle carceri o si entri a Ramallah con lo scrittore, sia che si venga a conoscere il rapporto amicale e professionale con il regista svizzero Tanner o si rileggano i versi di Hikmet, sia infine che si assista al dialogo su Tiziano nelle lettere scambiate con la figlia, ci si sente costantemente chiamati in gioco, si partecipa ai silenzi e alle pause di riflessione dello scrittore, si è in un certo senso attivi, presenti e partecipi al suo stesso atto di guardare, di sognare e di sperare. Proprio la speranza poi, anche se perennemente contraddetta dalla realtà più tragica (la Palestina ne è un esempio) sembra non volersi arrendere mai. In una delle lettere che il subcomandante Marcos gli scrive, conclude dicendo: “È necessario costruire un mondo nuovo, un mondo capace di contenere tutti i mondi”: è proprio l’idea che non solo “un mondo nuovo è possibile”, secondo la parola d’ordine dei newglobal, ma che è necessario che questo sappia contenere i tanti universi della diversità e della molteplicità. Proprio il rifiuto della specializzazione e la scelta di essere eclettico ricostruttore del puzzle della contemporaneità e dell’arte rendono Berger una figura quasi unica nel panorama intellettuale contemporaneo: narratore, saggista, critico d’arte, autore e attore teatrale, pittore e, prima di tutto e in ogni diversa espressione, uomo dal forte impegno civile.

Modi di vedere di John Berger
A cura di Maria Nadotti
Pag. 162, Euro 9,50 – Edizioni Bollati Boringhieri (Variatine)
ISBN: 88-339-1548-4

Le prime righe

I.

Discorso di accettazione del «Booker Prize
per la letteratura»

Dal momento che mi avete assegnato questo premio, forse vi interesserà sapere, in breve, che cosa esso significhi per me. Trovo ripugnante la competitività dei premi. E, nel caso di questo specifico premio, la pubblicazione della lista dei finalisti, la suspense pubblicizzata ad arte, la speculazione sugli scrittori coinvolti, neanche fossero cavalli, l'enfasi complessiva su vincitori e vinti, tutto è falso e fuori posto, visto che si tratta di letteratura. Tuttavia i premi agiscono da stimolo: non tanto per gli scrittori, ma per gli editori, i lettori e i librai. Di conseguenza il valore culturale di fondo di un premio dipende da ciò che sa stimolare. Un premio può stimolare il conformismo del mercato e il consenso dell'opinione comune; oppure l'indipendenza dell'immaginazione tanto del lettore quanto dello scrittore. Se si limitano a stimolare il conformismo, i premi non fanno che assicurare il successo nel senso convenzionale del termine. Non sono che l'ennesimo capitolo di una storia di successi. Se stimolano l'indipendenza dell'immaginazione, incoraggiano invece la voglia di cercare alternative. O, per dirla molto semplicemente, incoraggiano a porsi delle domande.
© 2004 Bollati Boringhieri editore


L’autore

John Berger, nato a Londra nel 1926 e da quasi trent’anni residente in un villaggio delle Alpi francesi, è mondialmente noto come critico d’arte, giornalista, romanziere e sceneggiatore cinematografico. Tra le sue opere di narrativa tradotte in italiano presso altri editori ricordiamo G. e Festa di nozze. Tra i saggi Questione di sguardi, Sul guardare e Sacche di resistenza. Ha anche scritto Una volta in Europa e Fotocopie.


Di Grazia Casagrande


28 maggio 2004