VOCI DAL MONDO

Nahid Tabatabai
La veste strappata

“Shirin si sentiva come un aquilone cui s’è rotto lo spago e gira solo nell’immensità del cielo. Tornò nella sala a sedersi vicino alla madre. Aveva paura di tutto quell’azzurro del cielo: almeno qui quando voleva poteva afferrare la mano della madre e fissare tutta quella gente in faccia finché il senso di smarrimento e solitudine se ne andava. Sentiva che la madre Mahleqa era l’unico filo che ancora la univa al padre, e si aggrappava a quel filo saldamente.”

Si respira un’atmosfera tutta iraniana nei nove racconti di Nahid Tabatabai, quadri appena accennati di storie semplici, intrecciati fra loro come la trama di un tappeto. E con un disegno comune.
All’improvviso il ritmo immutabile della vita quotidiana dei protagonisti si spezza: il tempo si rompe e l’attimo resta sospeso, mentre una realtà inattesa affiora per trasformarne per sempre l’esistenza.
Così l’immagine metaforica della “veste strappata” indica proprio quell’istante eterno della vita nel quale una verità nuova, del tutto diversa e spesso dolorosa si rivela attraverso lo squarcio aperto da un evento inaspettato.
I protagonisti dei racconti sono uomini e donne dall’umile provenienza, ma con un ruolo ben definito all’interno della società iraniana e precisi doveri ai quali attenersi. Costretti a confrontarsi con il punto di rottura essi assistono al dissolversi dell’ordine sociale al quale erano soggetti e alla caduta di ogni certezza. Ai loro occhi si rivela una realtà multiforme, suscettibile di diverse interpretazioni e in ogni caso inafferrabile: è la consapevolezza dell’inganno a sopraffarli e a lacerarne le esistenze.
La loro ribellione è sommessa, appena sussurrata nell’atto di rassegnazione a un’esistenza che impedisce all’uomo qualsiasi realizzazione personale. Come un soffio di vento il finale rimane sospeso e trasforma i racconti in frammenti, lasciando spazio all’intuizione del lettore.
La narrazione in prima persona permette all’autrice di cogliere la complessità dell’animo più umile e di seguire i turbamenti soggettivi all’interno di un quadro sociale caratterizzato da contraddizioni estreme. Da parte sua lo sguardo dell’autrice è carico di umanità, venato di un lieve sentimento di pietà e insieme di ironia e privo di strappi o di alcuna volontà di denuncia.
Nella fitta trama del tappeto intessuto da Nahid Tabatabai si intreccia, infine, l’immaginario: la magia dell’oriente con le sue meravigliose leggende e il suo fascino misterioso pervade la realtà e ne confonde i confini. La fantasia permette all’uomo di trascendere l’esistenza: l’evasione dalla vita si realizza nel sogno, un filo esile di speranza che non si assopisce e accompagna i protagonisti dei racconti fino alla vecchiaia. E come un tappeto che più invecchia più acquista valore, la dimensione onirica diviene essenziale per la sopravvivenza dell’uomo in un mondo che si fa ogni giorno più complesso e sfuggente.

La veste strappata di Nahid Tabatabai
Titolo originale: Jamedaran
A cura di Anna Vanzan
Pag. 123, Euro 12,00 – Edizioni Il leone verde (Donne altrove)
ISBN: 88-87139-59-8

Le prime righe

UNA COMMEMORAZIONE FUNEBRE

L’intrusa
No, non mi pare che sia una riunione che attiri gente, non c’è nessuno. Certo non è cominciata da tanto, ma una buona commemorazione dovrebbe farti piangere non appena metti piede in mezzo agli altri. Quella di ieri sì che era una commemorazione, era da un pezzo che non partecipavo ad una cosa simile, il programma era perfetto, tutto molto chic, tutto in ordine, con tanto di dolci per i morti nella carta apposita, il tè buono e forte. E poi c’era il ritratto del morto in cornice, con due vasi d’argento pieni di fiori bianchi che sembravano proprio freschi, e due gran candelabri d’argento. Proprio chic e ben organizzato.
Non so se il morto di oggi sia un uomo o una donna, non si capisce ancora. Ieri erano tutti così eleganti che mi sono vergognata, devo proprio comperarmi un soprabito nero appena possibile. Oggi però hanno tutti un soprabito normale, come il mio. Deve trattarsi di una defunta anziana, probabilmente neppure sposata, perché nessuno piange; e se era sposata, non aveva figlie. A meno che non abbiano già pianto così tanto che gli si sono seccati gli occhi. E allora chi è la giovane che sta là seduta? Devo aspettare finché non riesco a chiedere a qualcuno, così almeno capisco se si tratta di un uomo o di una donna.

© 2003 Edizioni Il Leone Verde


L'autrice

Nahid Tabatabai, nata a Tehran neI 1958, diplomata in Drammaturgia, fa parte della straordinaria schiera di scrittrici che testimoniano l’alta qualità della presenza femminile nella cultura iraniana.
Questa raccolta di racconti, Jamedaran, è la terza pubblicata dopo Banu va javani-ye khish (La signora e la sua gioventù) e Hozur-e abi-ye Mina (La presenza azzurra di Minà).


Di Paola Bonfanti


21 maggio 2004