VOCI NAPOLETANE

Fabrizia Ramondino
Il calore

“E il mio incorreggibile amore per la lingua m’induce a togliere le virgolette al secondo dei suoi soprannomi, affinché la parola non ancora acquisita dall’uso in quella accezione e assente in quel senso dai dizionari, entri a far parte del patrimonio della lingua. La colombaia, quindi, come la lavandaia, la fornaia, la magliaia; e la parolaia.”

Fulminante il primo racconto di questa raccolta edita da Nottetempo. È il testo, brevissimo, che dà il titolo al volume, in cui il protagonista è uno, uno qualsiasi, con un bambino, un lavoro, la paga, il freddo, una casa in cui tornare, una cena da preparare e tanta stanchezza. È il racconto straziante dell’affetto che lega quest’uno al suo bambino, ricambiato da altrettanto affetto, malgrado tutte le difficoltà, al di là delle piccole inadempienze di un padre. È il ritratto della povertà, del disagio e di quel calore che i due riescono a instaurare fra loro e che permette a entrambi di andare avanti. E la commozione, sentimento raro da provare nel leggere un così breve racconto, ci pervade, inesorabilmente. Commozione, partecipazione, comprensione, disappunto, condanna: queste e altre sensazioni attraversano la mente del lettore di volta in volta attratto da un personaggio solitario o ai margini, isolato o semplicemente originale, una “mosca bianca” o l’artefice di qualche scelta sbagliata.
Come l’anziana donna di Ragnatele, esiliata dai nipoti in alcune stanze di un palazzo abbandonato. Sicuramente una persona scostante e piena di alterigia, ma che ormai può contare solo sulla compagnia di una serva giovanissima: carità cristiana nei parenti ce n’è talmente poca da non riuscire neppure a comprendere la gravità del suo stato di salute e assisterla in punto di morte. O come Il vecchio turbato che volutamente ha rotto i ponti con moglie e figli e vive come un eremita vicino al mare, proprio davanti a una spiaggia in cui un gruppo di nudisti ha trovato rifugio. Il suo disprezzo e la sua condanna per questi svergognati si dilata verso il mondo intero e il vecchio non trova quella pace necessaria per vivere serenamente gli ultimi anni. O ancora come Arlette L’intrusa, giovane nudista prima additata allo scandalo e poi copiata da tante, troppe persone, che finisce per sposare un pescatore e curare la suocera ammalata. E che dire di Peppina, protagonista del racconto Una passione descritta subito impietosamente: “è tozza e grassa: eppure ci sono delle parti ossute del suo corpo. Questo crea come una disarmonia”. Potrebbero celarsi infelicità e rancori dietro questo corpo, ed è ciò che la scrittrice ci fa pensare con una sorta di stratagemma narrativo, per poi farci comprendere, in un finale sorprendente, che si nasconde solo la noia di una vita “lontana da divertimenti e distrazioni”.
Passando dalla terza alla prima persona (utilizzata per tracciare il ritratto di una donna anziana ne Il gatto o e la storia di una persona emblematica ne La colombaia), Fabrizia Ramondino racconta come testimone o come protagonista, costruendo con semplicità sapiente, con apparente ingenuità, una storia che nel suo interno ne contiene molte altre, sottintendendo sofferenze e gioie antiche e mettendo in gioco anche sé stessa nell’appassionante ruolo di “parolaia”.

Il calore di Fabrizia Ramondino
Pag. 155, Euro 12.00 – Edizioni Nottetempo
ISBN 88-7452-013-1

Le prime righe

Il calore

Quando si torna dal lavoro la sera d'inverno, per strada fa freddo e ansia. Anche prima faceva freddo nella scuola, perché non c'è riscaldamento e in qualche aula sono rotti i vetri; in alcune aule i riscaldamenti c'erano, ma un po' si sono rotti un po' li hanno rotti i ragazzi; rompono la manopola e si divertono a bagnarsi poi all'improvviso l'uno con l'altro i calzoni. Le ragazze invece non vogliono che si bagni loro la gonna e danno schiaffi ai ragazzi; se uno dice al ragazzo: "Smettila!", lui dice: "Che ho fatto?" e un altro dice: "Non vedi che le hai bagnato la gonna e che lei ti ha anche dato uno schiaffo! " e lui dice: "Ma non si è sentito niente!" e l'altro dice: "Ma gli schiaffi non si sentono solo, si vedono anche! " e tutti ridono, e allora lui dice: "Ma lei guardava dall'altro lato" e di nuovo tutti ridono; e allora ci si mette a ridere davanti a questi ragazzoni costretti a fare gli infanti.
Per strada fa freddo, c'è un vento sul Corso che sbatte le serrande dei negozi chiusi e anche la malferma insegna della fermata del pullman sbatte di qua e di là, e il grattacielo, giù verso il mare, sembra sbattere come un pezzo di cartone marcio.

© 2004 Edizioni Nottetempo


L'autrice

Fabrizia Ramondino è nata a Napoli nel 1936. È vissuta in Spagna, Francia, Germania e a Napoli. Ha pubblicato, fra gli altri, Althenopis, Un giorno e mezzo, Star di casa , In viaggio , L'isola riflessa, Passaggio a Trieste, Guerra d'infanzia e di Spagna, Per un sentiero chiaro.


Di Giulia Mozzato


21 maggio 2004