LE FORME DEL NARRARE

Guido Knopp
Tedeschi in fuga

"Nel frattempo la maggior parte dei superstiti si sono rassegnati alla perdita della Heimat. Molti sono anche riusciti a realizzare il sogno di andare a rivedere la patria d'un tempo: magari solo per pochi giorni, e senza risentimento. I più desiderano la pace, la comprensione e la conciliazione con coloro che vivono oggi nei luoghi della loro gioventù. Molti chiedono una cosa soprattutto: che gli si dia retta, che gli si presti ascolto quando raccontano le loro traversie. Vogliono poter dire di sentirsi anche loro vittime di quella guerra maledetta. Vogliono poterne parlare, finché c'è ancora tempo."

L'autore precisa subito, nella parte iniziale del libro, come la sua volontà, nel ricostruire le vicende che riguardarono le terre orientali di quello che fu il III Reich, non sia assolutamente quella di sminuire la gravità degli orrori perpetrati dal regime nazista verso milioni di persone, prima e durante la seconda guerra mondiale: in più passaggi Knopp mette in evidenza le responsabilità che i gerarchi nazisti ebbero nello spingere le truppe sovietiche, una volta iniziata l'avanzata verso Berlino, a cacciare milioni di tedeschi dalle terre della Slesia, della Prussia orientale, della Pomerania. Nel contempo, però, egli sottolinea come non furono gli esecutori dei crimini nazisti coloro sui quali "si sfogò l'ira dei vincitori: erano solo persone indifese. Soprattutto donne, bambini e vecchi". Ed è proprio questo l'intento dell'autore: narrare le sofferenze e gli strazi che dovettero patire quei milioni di persone che furono costrette ad abbandonare la loro terra (l'Heimat) per dirigersi verso ovest, verso l'ignoto; unica loro preoccupazione era scappare, sospinti da una paura dilagante per l'incedere delle truppe di Stalin, vogliose di vendicarsi dei soprusi patiti durante l'invasione della Wermacht. Nel perseguire questo intento di ricostruzione storica Knopp si è avvalso delle voci di coloro che subirono quegli eventi, intervistando migliaia di testimoni dell'esodo verso ovest e della deportazione verso est, verso le terre siberiane, deportazione a cui erano obbligati coloro che si rifiutavano di abbandonare la loro casa; ma Knopp si è avvalso pure di materiali, documenti e pellicole custoditi negli archivi a est dei fiumi Oder e Neisse, materiali tenuti nascosti alla pubblica opinione fino alla caduta del muro di Berlino.
Il risultato è qualcosa che va al di là di un semplice saggio storico, è qualcosa che non può catalogarsi come un trattato accademico intessuto di dati e cifre. No, quello che queste pagine realizzano, forse al di là della volontà dello stesso autore, è un vero e proprio romanzo storico, nel quale si dipanano vicende personali e familiari, nel quale affiorano alla superficie dalla melma bellica di quegli anni, sentimenti ed emozioni di migliaia di persone, di miserabili che, senza volerlo, si trovarono scaraventati nel vortice della Storia, furono costretti a recitare la parte di protagonisti passivi per l'incalzare di eventi che non avevano causato, mentre i veri responsabili si proteggevano in bunker sicuri o fuggivano su comodi aerei. E lo stile utilizzato dall'autore, avvincente e privo di retorica roboante, contribuisce a rendere i lettori partecipi delle vicende umane di questi derelitti, avvinghia l'interesse di chi sfoglia queste pagine, interesse che spesso si tramuta in vera e propria affezione verso certi personaggi le cui esistenze imbastiscono un filo conduttore che si srotola lungo interi capitoli, conducendo per mano il lettore in mezzo a un paesaggio desolato di violenze, di uccisioni, di stupri. Già, gli stupri: ad essi, e più in generale a ciò che hanno sofferto le donne di quei territori, ma anche al ruolo centrale che ebbero nell'affrontare e superare quei momenti di difficoltà, l'autore dedica una particolare attenzione, squarciando strati di oblio che spesso hanno avvolto il ruolo giocato dalle donne durante la guerra, solitamente tratteggiate come esseri passivi destinati unicamente a subire: invece no, con gli uomini al fronte, devono "accogliere i profughi, provvedere al cibo e ai rifugi, e infine avviarsi anche loro, con i figli e con le poche cose che sono loro rimaste, verso occidente". Nel momento di maggiore difficoltà furono loro che trovarono la forza per opporsi attivamente all'ondata di violenze che si stava loro abbattendo da est, trascinando con sé bambini e anziani, inetti ad affrontare tali prove.
Non v'è, e non può esservi, alcuna morale conclusiva del libro. Il suo intento, come indicato nelle poche righe di testo riportate sopra, è quello di dare voce a quelle persone che, all'ombra delle epocali tragedie che caratterizzarono gli anni 1944-45, non ebbero modo di resistere, di protestare, ma dovettero soltanto subire in silenzio. E questo silenzio è continuato per decenni durante la guerra fredda, quasi come se quelle pagine di storia non fossero mai esistite.

Tedeschi in fuga di Guido Knopp
Titolo originale: Die Grosse Flucht. Das Schicksal der Vertriebenen
Traduzione di Umberto Gandini
355 pag., ill., Euro 19,00 – Edizione Corbaccio (Collana Storica)
ISBN 88-7972-578-5

Le prime righe

Prussia orientale, gennaio 1945. Ai carri armati sovietici bastano pochi giorni per sfondare il fronte. Centinaia di migliaia di civili tedeschi abbandonano precipitosamente la loro Heimat e si accodano alle masse sempre più fine di quanti stanno fuggendo verso ovest

Il grande esodo

Sembrava una pianura senza fine. La superficie di ghiaccio che fin dall’autunno comincia a ricoprire la laguna ha una profondità di venti e una larghezza di settanta chilometri. Sull’orizzonte si intravede appena, a momenti, la stretta lingua di terra che separa la baia dal mare aperto, il Baltico. Nel gennaio del 1943 quel litorale era diventato l’ultima speranza dei profughi. Tanti di loro stavano vagando ormai da settimane sui carri e sulle slitte trainate da cavalli, oppure trascinando essi stessi i carretti: nel freddo tagliente, senza ordine, senza meta, avendo alle spalle un fronte che, minaccioso, si avvicinava sempre di più.
L’attacco risolutivo dell’Armata Rossa alla Prussia orientale era cominciato il 12 gennaio. Soltanto pochi giorni dopo, il 23 gennaio, i carri armati sovietici arrivarono nei pressi di Elbing, fin sulla costa del Mar Baltico. Da quel momento il collegamento via terra fra la Prussia orientale e i territori occidentali del Reich germanico fu interrotto, e oltre due milioni e mezzo di persone si trovarono in trappola. L’unica via di fuga rimase per loro il mare. E l’unico modo di raggiungere i porti di Danzica o di Pillau era quello di attraversare la laguna ghiacciata fino al litorale, fino a quella striscia di terra che i tedeschi chiamavano la Frische Nehrung. Così, per arrivare alle località da cui si ripromettevano la salvezza, i profughi dovevano superare con carri e carretti l’im-mensa lastra di ghiaccio che ricopriva, a volte con strati solo molto sottili, le acque interne. Per tanti fu una gara con la morte.

© 2004 Casa Editrice Corbaccio


L'autore

Guido Knopp, nato nel 1948, storico e giornalista, ha lavorato per la Frankfurter Allgemeine ed è stato responsabile della Welt am Sonntag. Dal 1984 dirige i servizi di storia contemporanea della televisione di Stato tedesca. È inoltre docente di giornalismo e autore di programmi televisivi molto seguiti e apprezzati per i quali ha ottenuto numerosi premi. Tra i suoi libri Tutti gli uomini di Hitler, Complici ed esecutori di Hitler, Figli di Hitler e Olocausto.


Di Luca Piccinini


14 maggio 2004