LE FORME DEL NARRARE

Rosa Montero
La pazza di casa

“La realtà è sempre così: paradossale, incompleta, trasandata. Per questo il genere letterario che preferisco è la narrativa, perché si adatta meglio alla materia corrotta della vita. La poesia aspira alla perfezione; il saggio, alla fedeltà; il dramma all’ordine strutturale. Il romanzo è l’unico territorio letterario in cui regnano la stessa imprecisione in cui regnano la stessa imprecisione e sregolatezza che sono presenti nell’esistenza umana.“

La pazza di casa è la fantasia, secondo la definizione data da santa Teresa di Avila, ed è anche la fonte da cui attinge ogni scrittore, che necessariamente deve essere un po’ pazzo e un po’ bambino. Rosa Montero ripercorre momenti della sua vita, ricordi che ricolloca nel tempo a seconda dei fidanzati e dei libri pubblicati, con costanti riferimenti alla professione che pratica e che più le sta a cuore: quella di scrittore. Nasce così un testo che è contemporaneamente autobiografico, di metaletteratura e di critica letteraria.
La leggerezza dello stile e la facilità d’approccio a tematiche anche complesse rendono familiari anche a un vasto pubblico autori e opere citati dalla Montero a esemplificazione di alcune sue tesi: “quando iniziamo a scrivere pensando di compiacere quello sguardo (si riferisce al giudizio del potenziale lettore) invece di seguire i dettami del daimon, come diceva Kipling, tutto il nostro possibile talento, più o meno grande, diventa una pappetta molle, e quello che scriviamo è spazzatura”. Così anche la vanità, un difetto purtroppo frequente in chi ha successo, viene osservata con affettuosa ironia anche in autori culto come Italo Calvino e, così facendo, appaiono più accessibili e anche più simpatici.
Davvero piacevoli poi i ricordi personali, sempre ripercorsi con la coscienza del distacco temporale: è la donna di oggi che guarda sé bambina e sé ragazza, e questa donna ha molto affetto e molta comprensione per la bimba e la fanciulla che è stata.
Ma tanta semplicità e garbo non impediscono momenti di maggiore serietà, di riflessione profonda, soprattutto quando l’accenno è storico o politico, quando parla degli orrori del nazismo o dell’infanzia violata, quando osserva la forza corruttrice del potere e l’inevitabile ambiguità di ogni essere umano.

La pazza di casa di Rosa Montero
Titolo originale: La loca de la casa
Traduzione di Michela Finassi Parolo
Con un intervento di Mario Vargas Llosa
Pag. 243, Euro 15,00 – Edizioni Frassinelli (Noche Oscura Narrativa)
ISBN 88-7684-795-2

Le prime righe

Uno

Ho preso l’abitudine di riordinare i ricordi della mia vita facendo il conto dei fidanzati e dei libri. I partner che ho avuto e le opere che ho pubblicato sono le pietre miiari della memoria, e tramutano l’informe groviglio del tempo in un insieme organizzato. Ah, quel viaggio in Giappone risale all’epoca in cui stavo con poco dopo avere scritto Te trataré como a una reina, dico fra me, e subito le reminiscenze di quel periodo, i logori brandelli del passato si collocano al posto giusto. Tutti gli umani fanno ricorso a trucchetti simili; so di
persone che raccontano la propria vita basandosi sulle case in cui hanno abitato, o sui figli, o sugli impieghi, e addirittura sulle automobili. Forse la mania di certa gente di cambiare macchina ogni anno non è altro che
una disperata strategia per avere qualcosa da ricordare.
Il mio primo libro, un orribile volume di interviste pieno di refusi, uscì quando avevo venticinque anni; il primo amore abbastanza forte da lasciare il segno credo risalisse ai vent’anni. Il che vuoI dire che l’adolescenza e l’infanzia sprofondano nel magma amorfo e vischioso di un tempo senza tempo, in una turbolenta confusione di scene prive di data.

© 2004 Edizioni Frassinelli


L'autrice

Rosa Montero è nata a Madrid nel 1951. Laureata in psicologia, ha collaborato come giornalista a numerose testate. Dal 1976 scrive in esclusiva per El Pais. Opinionista apprezzatissima nei paesi di lingua spagnola, ha pubblicato con successo numerosi reportage e saggi per i quali ha ricevuto nel 1980 il Premio Nacional de Periodismo. È altresì autrice di biografie, libri per l’infanzia e romanzi. Per Frassinelli ha pubblicato La figlia del Cannibale, vincitore nel 1997 del Premio Primavera de Novela e Il cuore del Tartaro.


Di Grazia Casagrande


14 maggio 2004