LE FORME DEL NARRARE

Ambrogio Borsani
Tropico dei sogni

Nella terra odorosa carezzata dal sole,
sotto alberi purpurei e palme d’oro
che spiovono pigrizia sugli occhi, ho conosciuto
una signora creola dalle grazie ignorate...
Charles Baudelaire

Isola Mauritius, mari cristallini, spiagge immacolate, profumi inebrianti e musica travolgente. Eppure questo libro, dal titolo che evoca fantasie tropicali vagamente lussuriose, si apre con una vicenda tragica, di repressione violenta, di rabbia e morte accaduta nel 1999: il sangue di Kaya, cantante simbolo della popolazione creola colpevole di aver fumato durante un concerto un po’ di marijuana e massacrato in carcere dalla polizia, macchia la purezza dei cieli, intorbida la limpidezza delle acque. E svela l’altro volto dei Tropici, quello della povertà, della miseria in cui anche oggi la giovane vedova di Kaya versa, della mancanza di libertà, dei segni dell’antica schiavitù che ancora bruciano sulla pelle dei discendenti di tanti martiri trascinati in catene in America e in Europa due secoli fa, oggetti nelle mani di negrieri senza scrupoli.
In copertina (uno splendido bianco e nero in cui grandi palme gettano ombre sinistre su una strada assolata e il cielo, che si immagina di un blu intenso, è violato da una nube minacciosa) appaiono i nomi degli scrittori che per varie vicende di vita e in momenti diversi del passato sono giunti a Mauritius e le cui storie fanno da filo conduttore del libro. Bernardin de Saint-Pierre il cui Paul et Virginie, il romanzo d’amore e di morte che lo ha reso famoso nel mondo, è ancora un leit motif sull’isola nonostante ognuno ne racconti una trama diversa e personalizzata.
“Voi vi battete per il denaro, noi ci battiamo per l’onore” disse l’ufficiale inglese al terribile pirata di stato Robert Surcouf, re dell’Oceano Indiano. “Ognuno si batte per ciò che non ha”, fu la sarcastica risposta di Surcouf. Ed ecco la figura mitica del bandito di stato occupare l’immaginario del lettore e un capitolo del libro. Si passa poi a osservare l’irrequietezza del giovane Baudelaire giunto di malavoglia e ben presto fuggito dall’isola (per lui l’irresistibile grido dell’anima, Via di qua, via di qua, che condurrà a Mauritius gli altri scrittori, è invece richiamo dei salotti parigini); la precisione mercantile di Conrad (che emozione per Borsani avere tra le dita i fogli che registrano la spunta delle merci caricate sulla nave del capitano Korzeniowski, il futuro Conrad!); la vacanza dell’indebitato Twain, reduce da un ciclo forsennato di conferenze fatte per saldare i creditori, e l’ombra nera della morte della figlia che incombe su di lui...
Viaggio letterario quindi, ma Tropico dei sogni è questo e altro. Infatti esistono due livelli di scrittura e di lettura dell’opera: quello fin qui descritto e quello, altrettanto significativo, delle riflessioni sull’oggi dell’autore, la sua analisi quasi filosofica sull’uomo, animale crudele e generoso, e sulla situazione sociopolitica non solo di Mauritius, ma anche di quell’angolo di mondo per noi così significativo che è l’Italia, frasi gettate qua e là nel corso di un racconto o interi brani dedicati al malessere odierno: un po’ narratore un po’ maître-à-penser, sempre brillante, sempre intrigante, sempre vagamente seduttivo.

Tropico dei sogni di Ambrogio Borsani
174 pag., euro 14,50 – Neri Pozza Editore
ISBN: 88-7305-819-1

Le prime righe

Uno schiavo della libertà

È domenica mattina a Port Louis. Sapete com’è nei paesi tropicali, persino gli alberi sembrano dipinti di fresco. I colori si lavano nel primo bagno di luce e la gente se la prende comoda.
I cattolici riempiono le chiese, gli indù e i musulmani hanno più tempo per pregare, anche se la domenica non è un giorno speciale per loro.
I vagabondi senza dio siedono agli angoli delle strade a contemplare gli splendori e le miserie della vita. Ognuno è sacerdote e fedele di se stesso, può inventare un rito nuovo ogni giorno.
Giù nel porto una sirena scuote l’aria pulita del mattino. L’urlo della nave risale le valli interne, l’eco rimanda sulla città un suono dimezzato.
I turisti ruotano gli occhi preoccupati di perdere qualche angolo già pagato, e con un click imprigionano le luci dell’isola nel buio della scatola nera.
È domenica mattina a Port Louis, la domenica del 21 febbraio 1999. Il tempo è buono. Sulla Repubblica di Mauritius regna la calma.
Ma nel carcere di Alcatraz è successo un fatto che sta per sconvolgere la quiete dell’isola. La polizia tenta ostinatamente di nasconderlo. Alla fine però deve arrendersi. Certe cose non si possono chiudere in un cassetto.
Verso mezzogiorno la notizia evade dal carcere. Si aggira per le strade con la forza brutale di una tragedia antica. Urta contro i muri, si infila nei telefoni, rimbalza da una parte all’altra dell’isola. La voce diventa un urlo.
Kaya è morto!

© 2004 Neri Pozza Editore


L'autore

Ambrogio Borsani ha lavorato come direttore creativo per molte agenzie di comunicazione internazionali. Ha pubblicato il romanzo L’ellisse di fuoco (Premio Pisa 1980), Addio Eden, i racconti Storie contro storie e molti libri per ragazzi, tra cui La Casa asac, Animali fenomenali, L’isola dei libri parlanti, I su e giù del qua e là e altre fiabe tradotte in varie lingue. Ha fondato e dirige la rivista di libri rari «Wuz» e insegna «Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa» all’Università Orientale di Napoli.


Di Grazia Casagrande


14 maggio 2004