LE FORME DEL NARRARE

Wesley K. Clark
Vincere le guerre moderne
Iraq, terrorismo e l’impero americano

Oggi ci possiamo dire più sicuri di quanto non fossimo il 10 settembre 2001? Ecco la domanda fondamentale che ogni americano si pone riguardo alla guerra contro il terrorismo.

In questo saggio di scottante attualità, il generale Clark analizza la strategia dell’amministrazione Bush in risposta agli attentati dell’11 settembre con un approccio molto tecnico, senza valutazioni di tipo ideologico. Forte della propria esperienza militare, l’autore ripercorre la tappe che hanno portato alla guerra del Golfo del 2003, partendo non dall’11 settembre, ma dal precedente conflitto con l’Iraq nel 1991. Attraverso fonti ufficiali e contatti riservati, Clark spiega come in realtà Saddam Hussein fosse un problema irrisolto per l’amministrazione Bush e come l’11 settembre sia stato un’occasione unica per regolare i conti con il dittatore irakeno. In questo senso, senza negare la crudeltà e le nefandezze compiute da Hussein nell’esercizio del potere, il generale ricorda che non è mai stata dimostrata alcuna responsabilità di agenti irakeni nell’attentato dell’11 settembre, né eventuali connessioni con bin Laden. L’autore esprime una serie di critiche; innanzitutto contesta l’approccio dell’amministrazione americana nei riguardi del problema del terrorismo, in particolare la convinzione – retaggio della guerra fredda – che dietro ai terroristi si celi inevitabilmente uno Stato. Secondo Clark, nei riguardi del terrorismo internazionale, bisognava adottare un approccio più sofisticato, fatto principalmente di azioni segrete e di maggiore cooperazione con i servizi di sicurezza di Stati amici.
Nel libro viene anche criticata la tendenza unilateralistica dell’amministrazione Bush: l’autore spiega chiaramente come le azioni multilaterali – e coperte dal diritto internazionale – siano sempre più proficue e politicamente valide di qualsivoglia atto unilaterale. Pur non mancando di elogiare in innumerevoli occasioni i componenti delle Forze Armate americane, Clark analizza la struttura della potenza militare americana dimostrando che, sebbene sia la più grande e potente macchina da guerra che la storia abbia mai conosciuto, non è un esercito imperialista e non ha la vocazione per esserlo. Infatti i soldati americani non sono adatti a gestire realtà sociali complesse con conflitti asimmetrici in aree urbane (in particolare con il rischio di essere sottoposti ad uno stillicidio di perdite e la conseguente fine dell’appoggio dell’opinione pubblica) e, una volta terminate le operazioni belliche, necessitano di lunghi periodi di riposo. Una simile dinamica impedisce il protrarsi di situazioni quali, ad esempio, l’occupazione e la permanenza prolungata (come sta avvenendo in Iraq).
Clark analizza inoltre le campagne militari effettuate dalle Forze armate americane in Afghanistan e in Iraq, descrivendo – con un linguaggio tecnico – i punti di forza e gli errori degli Americani. L’analisi del generale considera anche il ruolo dei mass-media e dei membri dell’amministrazione nell’elaborazione delle strategie mediatiche e militari, mostrando come in realtà la guerra “moderna” sia combattuta su vari fronti e non sia solo una pura questione militare. In questa descrizione, non mancano dure critiche alla pianificazione strategica della guerra in Iraq, accusata di non essere sostenuta da una strategia di lungo periodo; l’autore ricorda che la forza militare non è sufficiente senza una pianificazione politica valida che la supporti.
La proposta di Clark, storicamente ben argomentata, è che agli USA conviene la multilateralità come modus operandi, in quanto il potere sta soprattutto nella persuasione (il cosiddetto soft power). Bisogna quindi superare l’idea dell’impero in favore di una di leadership che coinvolga gli alleati nel processo decisionale perché non è la potenza militare che garantisce la predominanza, bensì la cooperazione, che porta al commercio, al benessere e alla risoluzione pacifica dei contrasti. A tutto ciò bisogna aggiungere una politica interna più attenta alle esigenze sociali dei ceti meno abbienti, affinché gli USA continuino ad essere il paese che garantisce a tutti la possibilità di condurre una vita migliore. Secondo Clark, questo spirito “sociale” dovrebbe permeare in una maniera nuova anche la politica estera di aiuto verso i paesi in via di sviluppo.
Ciò che colpisce in questo libro è forse un certo “idealismo”; sicuramente, però, se ad esprimere queste idee è Clark (i militari di alto livello sono famosi per essere, in genere, persone pragmatiche e molto realistiche) si può ragionevolmente credere che esse siano attuabili.

Vincere le guerre moderne. Iraq, terrorismo e l’impero americano di Wesley K. Clark
254 pag., euro 16,00 – Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-1029-4

Le prime righe

Il 20 aprile 2003, a Baghdad, in una scena mostrata più volte da tutte le televisioni del mondo, un marine americano, utilizzando un cavo attaccato al suo carro armato, abbatteva la grande statua di Saddam Hussein sotto gli occhi degli iracheni. Fu un atto enormemente simbolico: la caduta di un tiranno e il concretizzarsi di un vecchio desiderio del presidente Bush di attuare un cambiamento di regime in Iraq. Ma il valore simbolico della scena aumentò quando, più tardi, venne rivelato che l’idea di abbattere la statua fu dei Marines, mentre gli iracheni facevano solo da spettatori. Gli Stati Uniti avevano condotto la guerra ed erano quasi prossimi a rovesciare il regime, nonostante mancassero ancora alcuni giorni alla fine dei combattimenti. La vittoria sembrava sicura, e così anche la fine di oltre dieci anni di lotta contro Saddam Hussein. Ho assistito e partecipato a quella lotta sin dal suo inizio, occupando ruoli diversi. A]la fine del 1990, quando le divisioni irachene cominciarono ad ammassarsi ai confini del Kuwait per invaderlo, ero al comando del Centro Nazionale di Addestramento delle forze armate a Fort Irwin, in California, nel mezzo del deserto del Mojave. Una brigata della Ventiquattresima Divisione di Fanteria al comando del maggior generale Barry McCaffrey, che sarebbe stata tra le prime a intervenire nel caso di una guerra nel Golfo Persico, stava effettuando l’addestramento presso le nostre strutture. “Quando entreremo in azione,” disse McCaffrey, “combatteremo e vinceremo”.

© 2004 RCS Libri


L'autore

Il generale Wesley K. Clark è stato Comandante Supremo delle forze alleate in Europa dal 1997 al 2000 e attualmente è analista militare per CNN. È stato Direttore del Dipartimento Piani Strategici del Pentagono dal 1994 al 1996 e a capo della delegazione militare che ha stipulato gli accordi di pace per la guerra in Bosnia, a Daytona, nel 1995. Il suo precedente libro, Waging Modern Wars, è stato nella classifica dei best seller americani per molte settimane.


Di Michele La Marca


14 maggio 2004