LE FORME DEL NARRARE

Gaia de Beaumont
Tra breve io ti scorderò, mio caro
La storia di Edna St. Vincent Millay, una poetessa nella New York dell'età del jazz

Date via le sue gonne,
date via le sue scarpe;
non avrà più bisogno
di vesti profumate;
tiratele giù tutte,
la blu, la verde, la blu
la lilla, la rosa, la blu,
dalle grucce imbottite;
non danzerà mai più
nelle scarpette snelle;
fatele scomparire
dall’armadio.

Ancora una volta una protagonista della letteratura esce dalla “sua” carta per entrare nelle pagine di un’altra scrittrice. Le due donne sono Edna St. Vincent Millay, grande poetessa nata nel Maine, e Gaia de Beaumont, già autrice di una biografia di Dorothy Parker (Scusate le ceneri).
Tra breve ti scorderò, mio caro è la fantastica storia di Vincent, ragazzina dai capelli rossi con un talento naturale per la poesia. “Il suo carattere camaleontico la obbliga a interpretare molte parti. È un ragazzo pronto ad accettare una scommessa, una studentessa dotata e intelligente in tutto tranne l’aritmetica, una sognante e fantasiosa artista. Pochi sanno quanto ami la natura”. Nata nel 1892, cresce in una famiglia molto originale per l’epoca: una madre intelligente e attenta più all’aspetto culturale che a quello materiale dell’educazione delle tre figlie e un padre che svanisce nel nulla quando le bambine sono ancora molto piccole. È la madre, Cora, a svolgere il ruolo di educatore e a incoraggiare la vocazione poetica della figlia, del resto ben presto scoperta anche esternamente alla famiglia. Crescendo Vincent, anticonformista e curiosa, si sente oppressa dal luogo in cui vive, “la voglia di fuga diventa ogni giorno più esasperata causandole depressioni e malinconie. A ogni treno che passa, pensa al capolinea”. Finché un giorno riesce, anche grazie alla piccola fama acquisita con diverse pubblicazioni, a partire e raggiungere New York, il luogo in cui la piccola, determinata Vincent (“onesta, emotiva, spiritosa”) diventa Edna St. Vincent Millay, una “prima donna” del mitico Greenwich Village degli anni Venti. Alcuni dei suoi amici la descrivono come “un misto tra un Budda scolpito e un elfo diabolico”. Qualcuno la considera una “brutta attraente”, altri pensano che sia bellissima ed estremamente affascinate, anche se talvolta troppo passionale o nevrotica. È senza ombra di dubbio l’archetipo di un certo tipo di donna, libera, indipendente, davvero capace di ogni scelta, genericamente definita “femminista”. Piuttosto sfortunata nei rapporti sentimentali è irrequieta e desiderosa di continui cambiamenti, che la portano in Europa e poi di nuovo negli Stati Uniti. Ma nel frattempo la Edna degli anni precedenti si trasforma in una nuova persona, più fragile, malata, bisognosa di attenzioni e cure, che trova nell’amore di Eugen Jan Boissevain (che sposa nel 1923), un appiglio per le insicurezze che l’attanagliano, malgrado la vittoria al premio Pulitzer. Traslochi e viaggi caratterizzano questi anni, fino alla scelta di un luogo d’elezione, Steepletop nello stato di New York, “il posto più bello del mondo”. L’inutilità dell’impegno personale nella delicata questione degli anarchici Sacco e Vanzetti la scoraggia e le fa scrivere, dimostrando una straordinaria lucidità di analisi: “Sono stati giustiziati perché la loro cultura, lingua, modi, idee erano diverse dalle nostre. In questo paese, quando una cosa è differente viene considerata demoniaca e pericolosa tanto da essere brutalmente eliminata”. Una critica diretta non solo ai politici ma anche agli intellettuali che la accusano di essere “bolscevica, anarchica, faziosa”. Un impatto terribile per Edna, che per qualche tempo rientra nel tranquillo calore del matrimonio proseguendo a comporre e suscitando entusiastiche reazioni. Thomas Hardi “scrive che Edna ha dato alla poesia il più grosso contributo degli anni venti”. Poi arriva una nuova ventata di passione, nelle vesti di un ventenne poeta, che la travolge in pieno, ispirandole nuove liriche d’amore. Ma con il tempo, e nuovi problemi di salute, Edna ritorna tra le braccia del marito, della morfina e dell’alcol, che sembrano sedarle dolori fisici e psicologici. È diventata vecchia, come “tutti gli spiriti liberi del Village”, “costretti a negoziare con la maturità. I loro ideali di emancipazione e di sperimentazione sono ormai un patrimonio di tutti”. La sua fine è in qualche modo spettacolare, diversa come è stata la sua vita, e resta un’opera poetica che Gaia de Beaumont ci invoglia a leggere, senza mai entrare direttamente nei termini classici della critica letteraria. Chiudendo questa bella biografia, non potremo fare a meno di leggere i suoi testi che in Italia sono pubblicati (parzialmente) da Crocetti.

Tra breve io ti scorderò, mio caro. La storia di Edna St. Vincent Millay, una poetessa nella New York dell'età del jazz di Gaia de Beaumont
Pag. 131, Euro 12,00 – Edizioni Marsilio (Gli specchi)
ISBN: 88-317-8353-X

Le prime righe

INTRODUZIONE

Nello scrivere ho seguito non solo gli eventi cronologici della vita di Edna St. Vincent Millay ma ho trattato la sua poesia che splende di luce propria nell’arco di un trentennio (1920- 1950) particolarmente interessante per la letteratura nordamericana.
Non è una biografia ma la storia di una donna “speciale” come quella che scrissi su Dorothy Parker (Scusate le ceneri, Marsiio). Raccontandone la vita, gli amori, il lavoro, ho voluto ricordare una poetessa straordinaria, poco conosciuta in Italia e pubblicata solamente da Crocetti Editore a cura di Silvio Raffo che ringrazio.
Alcuni poeti hanno una vita segregata in cui non succede niente di particolare; altri compongono versi e partecipano attivamente alle guerre, agli affari, ai viaggi, alla politica, a situazioni prevalentemente maschili. Poeti come Chaucer, Lord Byron, Wilhiam Morris, Archibald MacLeish hanno avuto vite attivissime. Lo era anche quella di Edna St. Vincent Millay, poetessa in cui i giovani del Greenwich Village riconobbero, negli anni venti, l’espressione della propria insofferenza nei confronti del conformismo morale e del perbenismo borghese. I suoi versi erano letti in tutte le università americane. Si era schierata contro l’esecuzione di Sacco e Vanzetti e aveva risposto con forza all’impatto della seconda guerra mondiale.

© 2004 Marsilio Editore


L'autrice

Gaia de Beaumont vive a Roma e trascorre lunghi periodi a New York. Ha pubblicato Collezione privata, Un venditore d’inchiostro, Bella,, Care Cose, Scusate le Ceneri (biografia di Dororhy Parker), Vogliamoci male, La bambinona, Il pomodoro dell’inconscio. Ha tradotto dall’inglese nel 2001 Fanny Hill di John Cleland. Collabora a settimanali e quotidiani, lavora come sceneggiatrice e gbost writer.
In Caffè letterario è possibile leggere un’intervista all’autrice.


Di Giulia Mozzato


14 maggio 2004