DALLA SVEZIA E DALLA CINA

Chun Shu
Ragazza di Pechino

“Ma io avevo dimenticato da un pezzo cosa fossero spensieratezza ed energia. Tra me e quelle due parole c’era un abisso ormai, vicina com’ero al punto di non ritorno. Se fossi stata un fiore sarei stata di sicuro quello che spunta al mattino e alla sera già muore.”.

Parliamo ancora una volta dell’affascinante, inafferrabile Cina presentando le pagine di questo romanzo che custodiscono le confidenze della giovane autrice Chun Shu, un’adolescente di Pechino. La corporatura minuta, l’acconciatura sbarazzina e gli abiti colorati, tradiscono i suoi diciassette anni e le conferiscono l’aspetto di una bambina. In realtà entusiasmo e allegria, tipici dell’infanzia, non trovano più spazio nell’animo di Chun Shu, che sente grande nostalgia per l’ingenuità e la spensieratezza che ha caratterizzato quel fugace periodo della sua esistenza. In famiglia non trova aiuto, affetto, calore: i genitori sembrano indifferenti e le concedono troppa libertà, non seguendola costantemente nel suo difficile cammino di crescita, pronti solamente a intervenire quando la situazione è ormai degenerata.
Shu inizia a frequentare ragazzi che condividono la sua passione per la musica rock e per la poesia, sperando di trovare in loro un briciolo di amore e comprensione, ma dopo un’iniziale, apparente sintonia e una fittizia complicità, i sentimenti mutano, col passare del tempo, in delusione e amarezza. La ragazza si rende conto dell’infelicità che questi ragazzi le procurano, ma non riesce a farne a meno, preferisce portare avanti relazioni sterili e inutili dove persino comunicare risulta difficile, piuttosto che recidere per sempre il legame.
Apatia, infelicità, solitudine e sconforto le sottraggono, giorno dopo giorno, la volontà di lottare per perseguire gli obiettivi stabiliti, di compiere delle scelte in funzione del proprio futuro, di gestire la propria libertà, tanto da preferire che siano gli altri a decidere per lei. In una riflessione circa le difficoltà che le scelte implicano, Chun Shu esprime un giudizio sul popolo cinese in generale: “Scegliere è difficile, nessuno lo nega, quindi non c’è da stupirsi se i cinesi preferiscano morire piuttosto che affrontare una scelta. In effetti scegliere il proprio destino è di gran lunga più faticoso che lasciarsi vivere in attesa della morte.”. Ma questa non è l’unica critica, anche implicita, alla mentalità cinese: ne emergono altre soprattutto quando l’autrice descrive la sua esperienza scolastica. Chun Shu sottolinea, ad esempio, l’importanza eccessiva attribuita al regolamento scolastico: ore ed ore dedicate interamente alla lettura di queste norme, da imparare a memoria, a discapito della qualità dell’insegnamento e della preparazione degli studenti, del resto troppo preoccupati di inseguire l’ultimo articolo di moda per dedicarsi alla lettura, all’arte, alla musica. In questa realtà sociale Shu sceglie di lavorare nella redazione di una rivista di musica, intervistando nuovi gruppi per poi scrivere articoli a riguardo: solo la scrittura e la musica sembrano alleviare le sue sofferenze concedendole tranquillità e conforto. E il suo libro ha un valore particolare perché racconta proprio questo iter personale, narrando anche la Cina di oggi che (ancora una volta lo scopriamo) pensiamo di conoscere ma ci riserva sempre sorprese inaspettate.

Ragazza di Pechino di Chun Shu
Titolo originale: Beijing Wawa
Traduzione di Mirella Fratamico
Pag. 250, euro 14,00 – Editore Guanda, (Narratori della Fenice)
ISBN: 88-8246-587-X

Le prime righe

I
TABULA RASA

1. La danza dell’adolescenza

La mia terza media era stata intensa, discontinua, incasinata, dai toni molto drammatici. Molti dei miei amici appartenevano a quel periodo, ma finita la scuola avevo perso le loro tracce. In fondo, erano tutt’ uno con quella terza media che sembrava non finire mai.

B5,
tutto bene!
Sono finiti gli esami d’ammissione alle superiori.
Non ricordo nulla di ieri, rivedo solo il foglio di carta ripiegata che mi hai dato tu. Però ricordo ancora la prima volta che ti ho telefonato: fuori dalla finestra c’erano alberi verdissimi baciati dai raggi del sole, belli come oro. Temevo di non poterti più scrivere perché avevo perso il tuo indirizzo, ma ieri, nel rimettere a posto la stanza, con mia sorpresa è saltato fuori. Era destino, vuol dire che ci rincontreremo.
Vivo nella confusione, percorrendo la lunga strada diretta alla ricerca di risposte.
Tu come te la passi?
Ti auguro tanta felicità!

Sai chi sono
27 giugno 1998

B5 era stato un mio tutor di sostegno psicologico. Prima ancora di incontrarci si era preso una cotta per me e per Jie, un’altra ragazzina della mia età che abitava nel mio stesso palazzo. Ci chiamava « gli angioletti gemelli». Gli telefonavamo tutti i giorni, e a volte io e la piccola Jie gli parlavamo insieme e lui se la rideva per tutto il tempo.

© 2003 Edizioni Ugo Guanda


L'autrice

Shu Chun è nata a Pechino, dove tuttora risiede. Ragazza di Pechino, che ha scritto a diciassette anni, è il suo primo libro.


Di Michela Pizzi


7 maggio 2004