SCRITTORI ITALIANI

Paola Mastrocola
Una barca nel bosco

“Vorrei dirle, primo che non mi chiamo più Gaspare, mi chiamo Felix. Secondo che basta, tutte le volte che chiedo qualcosa che non serve per la mia stretta sopravvivenza, per mia madre sono una bambinetta, quando va bene. Quando va male, una femminuccia. Ci ho pensato a lungo: vuol dire che le femminucce possono chiedere le cose inutili ma belle, tipo una moquette, noi maschi no. Noi maschi siamo condannati a una vita senza moquette. Forse per questo ci sposiamo. Perché così c’è una femminuccia in casa che vuole la moquette e anche noi finalmente avremo una moquette. Ma adesso, campa cavallo”.

Sembra una parabola evangelica, protagonista un ragazzo, Gaspare Torrente, con doti disumane, quasi asessuato, incapace di dire parolacce, di formulare pensieri torridi che in un maschio adolescente infiammano le giornate e le relazioni di gruppo. Si capisce perché i compagni lo chiamino l’Extraterrestre, infatti viene da un altro pianeta, un’isola del Mediterraneo dove il padre svolge l’attività di pescatore e accoglie come una specie di rivelazione messianica l’invito di un’insegnante a incoraggiare gli studi del figlio, particolarmente dotato. Viene deciso di iscriverlo al Liceo, a Torino, dove la madre ha una sorella; madre e figlio partono verso la città, il pianeta Terra, il padre resta a fare il pescatore. Al Liceo i suoi valori vengono stravolti, tra compagni si parla un gergo, con i professori proprio un’altra lingua, e passi per il latino che lui predilige ma che si preferisce non insegnare, c’è proprio un’incomprensione di fondo: gl’insegnanti non insegnano, non educano, non vigilano; arrivano in ritardo, seguono passivamente i programmi ministeriali, trattano con la stessa indifferenza i buoni e i cattivi, i bravi e i mediocri; e quando dal Liceo Gaspare passerà all’Università il livello non sale, non decolla, sembra di rivedere i docenti pre-Sessantotto, quelli che la mia generazione credeva di avere spazzato via con un tentativo di presa di coscienza, o di responsabilità, nei confronti del futuro delle generazioni.
Dal suo versante, Gaspare sa di essere privilegiato, di esserlo assai più dei suoi compagni ricchi che non avranno bisogno del profitto scolastico per fare carriera nella vita, ha una tale cognizione della propria fortuna che cambia nome, sceglie Felix, e pur cercando di adeguarsi allo stile di vita del pianeta Terra, mantiene come l’Arturo della Morante, un legame con i propri sogni senza mai tradirli. Stringe amicizia con un altro extraterrestre, Furio, continua a leggere i classici latini, continua a fantasticare la sua isola. E se ne crea un’altra, vegetale, dentro la propria casa, regredendo allo stato di lemure, ma forse non regredendo, riconquistando e conservando la sua vera natura di animale primordiale in cui le capacità evolutive sono intatte nella loro stupefacente grandezza.
Il nostro tempo espelle i Felix di tutte le razze, se non li normalizza, li relega nelle loro isole e ve li lascia intristire. Gaspare si laurea in Giurisprudenza ma non diventerà avvocato, farà un altro mestiere, e del resto Spinoza non molava lenti? Perché dovrebbe essere cambiato qualcosa nella considerazione degli uomini di mondo nei confronti della genialità? La Mastrocola non se ne meraviglia, valuta soltanto, analizza con sguardo ironico il pianeta dei giovanissimi, degli insegnanti cui essa stessa appartiene, delle psicologhe pagate dallo Stato per ascoltare mute, come i preti nel confessionale (ma loro lo facevano gratis) qualcuno che non sono in grado di capire perché prive di talento o della purezza necessaria per penetrare involucri cerebrali assolutamente atipici. La purezza, in particolare, servirebbe a cogliere ciò che non è stato ancora contaminato dalla mediocrità. Ma cosa resta di incontaminato? Forse solo i sentimenti, ed è su questo versante che alla fine si sposta il romanzo, recuperando un po’ di ottimismo in un panorama che altrimenti sarebbe stato troppo sconfortante: riguardo i sentimenti non occorre essere geniali, basta tornare umani, e il disumano Felix scopre una volta di più la sua vera fortuna: anche se non è stato capito, è stato perlomeno amato.

Una barca nel bosco di Paola Mastrocola
257 pag., Euro 14,50 – Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN: 88-8246-375-3

Le prime righe

Non è per il tram. Il tram lo devo prendere per cinque anni alle sette di mattina. Ma non mi pesa.
Mi pesa tutto quello che viene prima, quando sono ancora a casa al buio, e la luce non la posso accendere se no mia madre si sveglia e, visto che viene a letto così tardi, meglio di no; mi pesa che devo lavarmi al freddo perché il riscaldamento non è ancora partito, mettermi su il latte nel pentolino e stare attento quando sfrigola che non si metta a bollire, se no se ne esce tutto sul fuoco, ed è incredibile quanto puzza il latte quando cade sul fuoco. Veramente me la preparerebbe volentieri zia Elsa la colazione, ma siccome è molto grossa, se si alza troppo presto le gira la testa e potrebbe cadere. Mia madre mi ha detto: vuoi mica far cadere zia Elsa?
Mi ci faccio la zuppa nel latte caldo. Prendo il pane, lo rompo a pezzi, lo lascio un po’ così a galleggiare che diventa morbido e poi me lo mangio. È l’ultima cosa che mi pesa la zuppa, perché sono ancora in casa tutto solo, mezzo al buio e al freddo, e mi sembra che sia toccata solo a me una vita dove ti inzuppi il pane al buio.
Adesso che esco invece mi passa tutto. Perché vedo che la città è già tutta fuori, un mucchio di persone che si sono già lavate in bagno, si sono vestite, hanno fatto colazione, magari proprio una zuppa come la mia, e sono uscite; e secondo me tutto questo senza fare tante storie, nel senso che anche loro al buio e soli, però poi sembrano felici a prendersi il loro bravo tram e non dicono niente. E allora cosa dovrei dire io? che sono il più fortunato di tutti, perché vado al liceo, non al lavoro o in una scuoletta da ridere.

© 2004 Ugo Guanda Editore


L'autrice

Paola Mastrocola è nata nel 1956 a Torino dove tuttora risiede. Insegna in un liceo scientifico. Ha scritto La gallina volante (Premio Italo Calvino per l’inedito 1999, Premio Selezione Campiello 2000, Premio RapalloCarige per la Donna Scrittrice 2001) e Palline di pane (finalista al Premio Strega 2001).


Di Alvaro Strada


7 maggio 2004