DALLA SVEZIA E DALLA CINA

Pär Lagerkvist
Barabba

“Credevo che tu fossi solo un povero misero schiavo – e invece sei un eletto. Tu hai vissuto la cosa più grande che un uomo possa vivere.
Hai incontrato Dio.”

In un periodo di estremismi religiosi da cui molti cristiani sono tutt’altro che immuni, e che vengono per loro espressi (non a caso proprio in questo momento) in una manifestazione estetica estrema, appunto, come il film sulla Passione di Mel Gibson (riferimento sin troppo facile, ma doveroso), Barabba di Pär Lagerkvist è proprio un’altra cosa. Capolavoro letterario del premio Nobel svedese, il romanzo originario è stato rielaborato dopo tre anni (siamo nel 1953) in un testo drammaturgico che viene tradotto per la prima volta in italiano grazie all’attenzione particolare della casa editrice Iperborea. Ed è questa l’opera di cui stiamo parlando. Potrebbe essere una sceneggiatura (proprio perché si tratta di un testo teatrale) che darebbe vita a un film di grande intensità, foriero di riflessioni forse non molto popolari, ma sicuramente profondamente religiose, nel significato più altro del termine. È accaduto per il romanzo, che ha originato due rilevanti produzioni cinematografiche: una svedese del 1953 in bianco e nero, diretta da Alf Sjöberg con Ulf Palme e, nove anni più tardi, il celeberrimo kolossal omonimo con Anthony Quinn e Gassman, dove viene parzialmente travisata la visione dello scrittore.
Il Barabba di Lagerkvist è la figura di uomo segnato nel profondo, attraversato da un’angoscia che non sa definire, ma che sa da cosa è stata generata. Vive l’esperienza del “miracolato”, dello scampato da morte certa, con un crescente senso di disagio, come se quella fortuna insperata fosse anche talmente immeritata da non poter essere goduta. Perché lui e non quell’altro uomo, che piano piano inizia a conoscere, paradossalmente solo dopo la sua fine e dopo aver assistito alla sua agonia sul Golgota? Sono le parole di Pietro, profondamente amareggiato per non aver saputo essere al fianco del figlio di Dio nell’ora estrema, sono i discorsi di popolani e prostitute, i ricordi di Lazzaro, che Barabba ascolta con sofferenza, è la testimonianza di chi lo ha accompagnato, ha creduto in lui e nelle sue parole sino a seguirlo nell’estremo sacrificio della morte. Alcune figure rappresentano emblematicamente questo legame di fede assoluta con il Salvatore: la Leporina, una donna che Barabba sembra amare senza confessarlo mai, senza ammetterlo neppure a se stesso, che muore lapidata, e Sahak, suo compagno di sventura nelle miniere di rame a Cipro, schiavo incatenato a lui, costretto a un lavoro estenuante e destinato a essere ucciso per la sua “appartenenza” a quel dio sconosciuto il cui nome è inciso su una piastra che porta al collo: “Christos Iesus”. Anche nella parte finale del racconto si vive la lacerazione intima di Barabba, che vorrebbe credere ma non riesce a distaccarsi dal sospetto, che rinnega più volte le sue scelte, che dubita di un dio che si sia lasciato crocifiggere e sembra quasi temere il mistero della redenzione. Un uomo dei suoi tempi raccontato da Lagerkvist con parole moderne, che ci fanno partecipare, soffrire e pensare più di qualsiasi sanguinosa immagine ad effetto.

Barabba di Pär Lagerkvist
Titolo originale: Barabbas
Traduzione e cura di Franco Perelli
Pag. 104, Euro 8,50 – Edizione Iperborea
ISBN 88-7091-123-3

Le prime righe

PRIMO ATTO

PRIMA SCENA

Le tre croci vuote sul Golgota si delineano in alto nell’oscurità. Ai loro piedi si scorge la figura di Barabba, che, immobile, guarda in su verso la croce centrale. Le croci ai lati a poco a poco sfumano mentre quella in mezzo si staglia un attimo solitaria.
L’immagine sbiadisce e ci si ritrova in una stanza male illuminata, dove due uomini e tre donne sono allungati su stuoie di paglia sul pavimento di terra e bevono vino da rozze coppe di creta. Gli uomini sono vestiti di pelli di capra, le donne sono pesantemente truccate. Una di loro è molto grassa.

UNO DEGLI UOMINI: E così quel servo dei sacerdoti mi dice che il capretto aveva le gambe rigide e che era una vergogna cercare d’imbrogliare il Signore Iddio in quel modo. Ah, dico io, allora non lo vuoi, dico.....
IL SECONDO UOMO: Non importa, meglio di così non poteva andare, lo sai, dove li prendevamo altrimenti i soldi per spassarcela alle feste di Pasqua.
IL PRIMO UOMO: Non va bene a te, furfante, dico io. Non va bene al Signore, dice lui. Ah, dico io, e allora niente.

© 2004 Edizioni Iperborea S.r.l.


L'autore

Pär Lagerkvist (1891 -1974), poeta, drammaturgo e autore di romanzi e racconti, Nobel nel 1951, è uno dei maggiori scrittori svedesi del ‘900. Dopo l’infanzia a Växjö in un ambiente rurale improntata a un severo luteranesimo, con gli studi a Uppsala e l’esperienza parigina, si apre alle più innovative correnti europee, per maturare quel suo stile lineare che corrisponde ai temi basilari della sua opera: il senso della vita, il bisogno di amore, il problema del male, e, soprattutto, l’enigma del divino la nostalgia di assoluto di un ateo religioso che non riesce a superare il vuoto della fede perduta. Il dramma Barabba è il suo settimo titolo pubblicato da Iperborea.
Tra i titoli delle sue opere: Il boia, Pellegrino sul mare, Il sorriso eterno, Mariamne.


Di Giulia Mozzato


7 maggio 2004