PER VIVERE MEGLIO

Vittorino Andreoli
Lettera a un adolescente

“Scusami per questa premessa, temevo, saltandola, di diventarti antipatico arroccandomi nella posizione dell’esperto, che io aborro, anche se è un termine così abusato. Sono semplicemente una persona interessata alla tua vita e alla fase adolescenziale che stai affrontando, e nutro in me la speranza che, parlandone, tu possa trovare qualche aiuto nel viverla e io qualche stimolo a fare meglio il padre, capendo di più. E, aggiungo, divertendomi, perché le relazioni umane sono per me la più grande delle esperienze possibili, l’entrare non solo in contatto, ma venire dentro, essere parte, partecipare appunto, ai vissuti del proprio figlio o nipote”.

È probabile che Andreoli abbia perso per strada il suo adolescente molto prima delle scuse, a pagina 29, proprio a causa di questa premessa dall’impostazione didattica. È il metodo abusato che rende di solito poco credibili gli psicologi; in altre parole, è quel loro vezzo di affabulare, tenendosi stretto sottobraccio il manuale che hanno letto o scritto, a farceli considerare con sospetto: come nella letteratura di fantasia, per riuscire a comunicare è fondamentale il linguaggio, e a chi questo linguaggio sia rivolto. Ma proprio la premessa, che se bisognosa di scuse l’autore avrebbe dovuto saper evitare, ci indirizza sui reali destinatari del libro, i quali non sono gli adolescenti, cioè quei presunti inquilini, sempre morosi, che ci troviamo per casa, i figli dunque, bensì i loro genitori. Per i genitori, o per gli studenti di psicologia, infatti, la premessa è utilissima e ci presenta subito il punto di vista dell’Andreoli, un “esperto” che non intende essere categorico, uno studioso che si “occupa di singoli, di individui”, e già questa dichiarazione ci seduce perché non cerca di far passare le proprie esperienze, i propri studi, per una strada infallibile. Ne contempla delle varianti sostanziali.
Un libro che non si dichiara infallibile è un libro simpatico: infatti è evidente l’attenzione alla strategia del coinvolgimento a raggiera, con la solita strizzatina d’occhio per ammaliare l’uditorio, cioè le vendite; ma è anche condiscendente nei confronti di un pubblico che comincia a non poterne più della saccenza dei manualisti. Bisogna riconsiderare il “mercato”, e siamo d’accordo anche se la parola è brutta, ma è pure necessario evitare di tradirlo con le solite stregonerie come si fa in “quei trattati di psicologia scritti da sapienti che spesso non sono padri e consigliano ai padri cosa fare”; e Andreoli ci riesce rendendo Lettera a un adolescente un’esperienza forte, sincera, consigliabile agli adulti, oltre che ai giovani. Alcuni spunti sono dei veri promemoria che ogni tanto occorrerebbe ripassare, come la differenza tra autorevolezza, autorità e autoritarismo, o la capacità di scendere di livello con i propri “inquilini” a cui siamo soliti rinfacciare di essere morosi, ma ai quali occorre anche concedere dilazioni di pagamento: magari chiedendo a loro consigli, invece di darne a profusione, quasi sempre non richiesti. Troviamo qui la chiave dei conflitti che inevitabilmente si aprono e da qui viene anche la strategia che non può essere solo di ricomporli ad ogni costo, bisognerebbe riuscire a portarli a maturazione e a lasciare loro la remissione spontanea, pur nella presenza, che quasi sempre raggiungono.
Non è facile, la paura di sbagliare porta a commettere errori, e più si ha paura più se ne commettono. I genitori sono spontaneamente portati al principio hic et nunc, qui e subito, principio che spinge alla ribellione i propri figli; occorrerebbe più flessibilità, tuttavia i metodi non possono essere da manuale, è necessario cercarli all’interno delle proprie esperienze, anche di ex adolescenti oltre che di genitori, ed è un lavoro che passa sì attraverso il dialogo, ma è completato dalla riflessione, dal tenersi saldi sull’argomento.
Lettera a un adolescente è infatti un libro che in una casa può indirizzare a questa riflessione: sia i locatori, sia i locatari. In attesa dello sfratto naturale.

Lettera a un adolescente di Vittorino Andreoli
141 pag., Euro 9,50 – Edizioni Rizzoli (Saggi italiani)
ISBN: 88-17-00096-5

Le prime righe

Carissimo,
è bene ti dica subito che sono vecchio, faccio parte non solo della categoria dei padri ma anche di quella dei nonni.
Un vecchio convinto che non sia accettabile il mutismo tra generazioni, che vuoi dire tra padri e figli dentro la stessa casa, mentre ci si trova fianco a fianco. È meglio parlare che stare muti. Nel mutismo prendono il sopravvento rancori e odi, e allora bisogna non stancarsi di provarci e proprio per questo, per oppormi al dolore della non comunicazione, ho deciso di scriverti.
Ho molte cose da dirti, emozioni e sentimenti da trasmetterti. Mi rivolgo a te senza giovanilismi forzati, semplicemente da vecchio. Assumo nei tuoi confronti l’atteggiamento di un padre e di un nonno. Incarnerò insomma il mio ruolo e lo farò fino in fondo.
Di fronte a te, con tutta la forza delle mie convinzioni, con la consapevolezza che non sono «la verità», ma semplicemente ciò in cui credo, perché tu sappia come la penso e quindi quale sia la mia visione della vita e di quella di un adolescente in particolare.

© 2004 RCS Libri Edizioni


L'autore

Vittorino Andreoli vive e lavora tra gli adolescenti. Del loro comportamento è osservatore attento e studioso appassionato. Tra i suoi numerosi libri, ricordiamo Giovani che, con le sue 11 edizioni, è ormai un classico e Tra un’ora, la follia.


Di Alvaro Strada


7 maggio 2004