STORIA, CULTURA, SOCIETA'

Bernard Lewis
La crisi dell’Islam
Le radici dell’odio verso l’Occidente

"Due aspetti caratterizzano gli attacchi dell'11 settembre e altre azioni simili: la decisione degli esecutori di commettere il suicidio e la spietatezza dei mandanti nei confronti tanto degli emissari quanto delle numerose vittime. Sono aspetti che si possono giustificare in qualche modo in termini di Islam? La risposta dev'essere un no chiaro e netto."

In un saggio lucido e attuale, Lewis analizza le radici dell’odio verso l’Occidente da parte di ampi settori del mondo islamico, al cui interno si annidano i gruppi terroristici internazionali, primo fra tutti Al-Qaeda. L’autore ripercorre la storia della civiltà nata dalla religione islamica: dallo status di massima potenza militare e culturale nel Medioevo alla fine dell’Impero Ottomano (passando attraverso la colonizzazione), il mondo islamico - a partire dalla sconfitta di Vienna nel 1683 - ha conosciuto una serie di disastrosi rovesci da parte dell’Occidente. Il risultato è una percezione della storia completamente diversa da quella occidentale e una serie di recriminazioni - alcune giuste, altre errate - nei riguardi delle vecchie potenze imperialiste, prima, e degli Stati Uniti, oggi. L’autore rintraccia in questa dinamica un cortocircuito: il crollo dell’URSS, che era stato l’ultimo alleato di una parte dell’Islam nella contrapposizione contro l’Occidente. La conseguenza prodotta da questo evento è stata duplice: da un lato gli USA sono rimasti l’unica superpotenza mondiale, cambiando inesorabilmente l’equilibrio delle alleanze in Medio Oriente e inaugurando una politica di impegno diretto nell’area dopo la guerra del Golfo del 1991; dall’altro gli integralisti islamici hanno percepito la fine dell’URSS come il risultato della sconfitta militare subita ad opera dei guerriglieri in Afghanistan e si sono convinti di poter sconfiggere anche gli americani (ritenuti più deboli dei sovietici). L’URSS, in particolare, aveva sostenuto gli arabi nel conflitto contro gli israeliani; pur avendo altre cause, questo conflitto aveva finito per riflettere la dinamica bipolare, concretizzandosi con l’appoggio americano allo Stato di Israele, percepito dal mondo arabo come il braccio armato dell’imperialismo.
Lewis esamina poi le dinamiche sociali alla base del radicalismo islamico, in particolare la mancata modernizzazione, le profonde disuguaglianze sociali (acuite dalla ricchezza di un oligarchia di petrolieri) e la presenza di regimi autoritari, oltre al fallimento del panarabismo. Tutti questi elementi hanno spinto gli integralisti a rifiutare tutte le influenze provenienti dall’Occidente, chiedendo un profondo rinnovamento delle proprie società in senso “islamico”. All’Occidente sono state imputati molti problemi interni allo stesso mondo islamico, primo fra tutti la decadenza dei costumi (l’appellativo di “Grande Satana” dato da Khomeini aveva questo significato, era sinonimo di “tentatore”, non di imperialista). L’autore analizza poi i comunicati emessi da Osama bin Laden, in particolare il concetto tristemente noto di “jihad” (guerra santa) e di “martirio-suicidio”, dimostrando come l’interpretazione data dai terroristi sia una evidente forzatura in negativo dei principi stabiliti dal Corano.
Lewis non manca di criticare la miopia della politica attuata dall'Occidente in generale nei riguardi del mondo islamico, in particolare l'appoggio dato ai dittatori e la scarsa - per non dire nulla - considerazione verso le violazioni dei diritti umani commesse da costoro, elementi che hanno di fatto alienato la simpatia di ambienti islamici moderati e progressisti. Nel saggio si identifica, infine, nel terrorismo di matrice integralista una minaccia in primo luogo per le stesse società islamiche, impossibilitate così ad aspirare a governi più giusti, al rispetto dei diritti umani e ad istituzioni più aperte e democratiche, in un'ottica non necessariamente "occidentale", ma - come specifica Lewis - “in un senso che derivi dalla loro storia e dalla loro cultura”, elementi che spesso non vengono considerati nelle analisi dei policy-making occidentali.

La crisi dell’Islam. Le radici dell’odio verso l’Occidente di Bernard Lewis
Traduzione di Lodovico Terzi
166 pag., euro 16,50 – Edizioni Mondadori (Le Scie)
ISBN: 88-04-52447-2

Le prime righe

Il presidente Bush e altri politici occidentali si sono molto prodigati per chiarire che la guerra che abbiamo intrapreso è una guerra contro il terrorismo, non una guerra contro gli arabi, né, più in generale, contro i musulmani, ai quali anzi si chiede di unirsi a noi contro il nemico comune. Osama bin Laden sostiene il contrario. Per bin Laden e per i suoi seguaci questa è una guerra di religione, una guerra per l’Islam contro gli infedeli, e quindi inevitabilmente contro gli Stati Uniti che sono la più grande potenza del mondo infedele.
Nelle dichiarazioni di bin Laden ci sono frequenti richiami alla storia. Uno dei più drammatici fu l’accenno, nel suo videotape del 7 ottobre 2001, «all’umiliazione e alla vergogna» subite dall’Islam per «più di ottant’anni». Gli osservatori americani, e sicuramente anche europei, della scena mediorientale cominciarono affannosamente a domandarsi che cosa fosse accaduto «più di ottant’anni» fa, e avanzarono diverse ipotesi. Ma possiamo star certi che gli ascoltatori musulmani di bin Laden — quelli a cui si rivolgeva — colsero al volo l’allusione e ne afferrarono l’importanza. Nel 1918 il sultanato ottomano, l’ultimo dei grandi imperi musulmani, fu sconfitto definitivamente, la sua capitale — Costantinopoli — occupata, il suo sovrano fatto prigioniero, e gran parte del suo territorio spartito fra i vittoriosi imperi britannico e francese. Le province già ottomane della Mezzaluna Fertile, di lingua araba, furono suddivise in tre nuove entità territoriali, con nuovi nomi e nuove frontiere.

© 2004 Arnoldo Mondatori Editore


L'autore

Bernard Lewis (Londra 1916) è professore emerito di studi mediorientali alla Princeton University. Tra le sue opere ricordiamo: Semiti e antisemiti, Il linguaggio politico dell’Islam, Europa barbara e infedele, Gli assassini, Il Medio Oriente, Il suicidio dell’Islam.


Di Michele La Marca


30 aprile 2004