PANORAMICA ITALIANA
Vinicio Capossela
Non si muore tutte le mattine

“E io intanto marcito qui... dove la luce non può trovarmi. Infestato di sogni, impregnato come uno straccio sporco, come un ragno, come un Nessuno.”

Gianni Marilotti
La quattordicesima commensale

“Tutta la vita è un paradosso, pensò Franca mentre era seduta comodamente su un furgone della polizia con la mano infilata sotto il cappotto a stringere la pressa per la falsificazione dei documenti; un equivoco, un capriccio della natura e noi siamo gli attori inconsapevoli di un teatro dell’assurdo, di un destino cinico e crudele. E ci tocca di vivere, finché non siamo carne per i vermi.”

Maurizio Matrone
Il mio nome è Tarzan Soraia
Alla scoperta degli animali

“Il mio nome è Tarzan Soraia.
Sono un sinto.
Sono uno zingaro, ma adesso non più.
Prima giravo con le roulotte.
Adesso sto fermo.
Adesso io sono residente qui.
Lo dice anche la mia carta di identità.
Io sono quello della foto
Tarzan Soraia sono io.”

Aldo Nove
La più grande balena morta della Lombardia

“La ciminiera era un inceneritore.
Dopo che l’hanno tolto è rimasto per un po’ di tempo lo spiazzo vuoto.
Dopo lo spiazzo vuoto hanno messo un concessionario della Fiat.
Dopo il concessionario della Fiat hanno messo l’Ipermercato della Folla di Malnate, che c’è ancora adesso.”
“Dopo l’Ipermercato della Folla di Malnate che c’è ancora adesso metteranno un negozio del futuro con le macchinette dalle quali esce tutto.
Dopo le macchinette del negozio del futuro con le macchinette dalle quali esce tutto per un po’ di tempo ci sarà uno spiazzo vuoto lunare.”

Ferruccio Parazzoli
Per queste strade familiari e feroci (risorgerò)

“I nostri modelli culturali ed ecclesiali finiscono per essere spietati e ci fanno spietati. Non tengono conto della tenera misura altrui, giudicano dall’alto di una gelida verità. La prepotenza del modello ha la meglio sulla tenerezza del volto. Viviamo in una società che grida. La debolezza, la povera misura di ognuno di noi, la povera misura delle nostre giornate, ha bisogno di silenzi e di accoglienza.”

Roberto Vecchioni
Il libraio di Selinunte

“L’avevo spiegato male, lo sapevo. Ma volevo solo capisse che ci sono idee perse nel tempo e attraverso il tempo: e che arrivano fino a noi. Che una storia entra in un’altra e noi siamo l’ultima pagina soltanto. Che c’è un ‘prima’, c’è un ‘durante’, c’è un mare di cose nell’animo umano e non questa miseria senza parole che stiamo vivendo oggi a Selinunte.”


23 aprile 2004