La biografia


Camilla Salvago Raggi
La bella gente

“Chissà come fanno le case a conquistarci – lei da quella casa era stata presa subito, mentalmente l’aveva colmata di una vecchia madia, di una cassapanca, di stoffe rustiche a rigoni bianchi e blu. E aveva collocato brocche di rame negli angoli, le aveva riempite di erica e di cardi. Ci aveva visto crescere i bambini. Ed era stato veramente così – esattamente come l’aveva immaginato.”

Una società giovanilista ad oltranza come la nostra, stenta ad affrontare il tema della vecchiaia anche in letteratura. In controtendenza, quindi, i racconti di Camilla Salvago Raggi, La bella gente, che però non vogliono essere consolatori, né dare un’immagine edulcorata della vecchiaia, anzi colpiscono per la lucidità nel descrivere l’angustia della terza età, mai come oggi emarginata nell’angolo dell’indifferenza, pur essendo espressione, nel mondo occidentale, della più numerosa fascia della popolazione.
In questi intensi racconti ci sono vecchi - come don Gilio che deve lasciare la parrocchia per sopraggiunti limiti di età - che non reggono all’essere parcheggiati in una casa di riposo, e altri, come la scrittrice Vivide Sperandio, che si trovano alla fine di ogni speranza dopo aver sprecato la vita in attesa di un successo mai raggiunto. Anche chi vive rapporti affettivi gratificanti, come Adriana, in procinto di festeggiare i quarant’anni di matrimonio, vede nell’età che avanza una nemica da ingannare, visto che non si può sconfiggere.
Sono scarni i dialoghi, perché i vecchi hanno poche occasioni di parlare: prevale il filo dei pensieri, un flusso di coscienza che ha il torpido percorso di una circolazione sanguigna affaticata. Perfino la casa, valore primario e modello estetico, può diventare un impegno troppo pesante, come in “Abshied”, e viene trasformata in un contenitore di memorie. Sono soprattutto ritratti di donne, appartenenti a un ceto medio-alto, che si consumano in una situazione di solitudine anche quando hanno qualcuno accanto, perché all’assedio del tempo reagiscono lasciandosi a poco a poco svuotare di sentimenti. In questo senso è emblematico il racconto che dà il titolo alla raccolta, La bella gente, in cui Maria Paola mantiene i contatti con l’ambiente aristocratico della sua giovinezza soltanto partecipando ai funerali, per i quali non c’è bisogno di invito.
La scrittura penetrante della scrittrice ligure s’incide in ogni ruga, fisica e morale, delle sue protagoniste, denudando impietosamente celate nicchie di autodifesa. Quasi a dire che si diventa vecchi quando si permette alla nostra parte migliore di abbandonarci.

La bella gente di Camilla Salvago Raggi
136 pag., Euro 13,00 – Edizioni Aragno (L'albero genealogico)
ISBN: 88-8419-173-4

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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La bella gente

«Stai andando a un funerale».
Le è arrivato alle spalle di sorpresa, mentre, seduta davanti allo specchio, Maria Paola sta avvitando ai lobi delle orecchie gli orecchini con le perle.
E anche nelle sue parole c’è l’intento di sorprenderla, di coglierla sul fatto. C’è il trionfo, di averla colta sul fatto!
Un funerale «speciale», ovvio. Non direbbe così — né lei si darebbe la pena di agghindarsi così — se si trattasse di un funerale qualunque, di un qualunque, insignificante morto di paese.
Maria Paola non lo guarda.
«Infatti», risponde, «sto andando a un funerale».
Voce piatta, mento levato, sguardo in tralice volto all’orecchino di cui, con ostentata lentezza, sta avvitando il perno al lobo dell’orecchio. Sta andando a un funerale. Perché questo è, e non c’è altro da aggiungere. Dal momento che tu non vieni (che non ti degni, che non ci tieni, che non verresti comunque, se anche te lo chiedessi in ginocchio) e che invece si dà il caso che voglia andarci io.
E che andarci sia un mio preciso diritto. Tu prova, a impedirmelo. A tutto ho rinunciato, gli amici di una volta, chi li vede più?... Gli inviti a una cena, a un matrimonio, a un concerto?... (grumi di rabbia ogni volta che ne arriva uno e
lei deve inventarsi una scusa per rifiutare); vuoi che rinunci anche a questo? Perché lei a quegli inviti ci teneva.
E avrebbe tenuto ad andarci con Claudio: ma adesso capisce che non sarebbe stato possibile.

© 2004 Nino Aragno Editore

biografia dell'autrice
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Camilla Salvago Raggi è nata in Liguria e vive in Piemonte. Ha pubblicato, tra l’altro, La notte dei “mascheri”, Dopo di me, Paradiso bugiardo, Il noce di Cavour, Buio in sala, Castelvero e La druda di famiglia.




23 aprile 2004