PANORAMICA ITALIANA

Gianni Marilotti
La quattordicesima commensale

“Tutta la vita è un paradosso, pensò Franca mentre era seduta comodamente su un furgone della polizia con la mano infilata sotto il cappotto a stringere la pressa per la falsificazione dei documenti; un equivoco, un capriccio della natura e noi siamo gli attori inconsapevoli di un teatro dell’assurdo, di un destino cinico e crudele. E ci tocca di vivere, finché non siamo carne per i vermi.”

Mi sembra importante riportate la motivazione con la quale la Giuria del Premio Italo Calvino, composta da Silvia Ballestra, Sandro Gerbi, Raffaele Manica, Giulio Mozzi e Paolo Nori, ha deciso di assegnare quest’anno il premio a La quattordicesima commensale:
“Il romanzo affronta una tragica questione della nostra storia recente poco frequentata dalla narrativa, il terrorismo, affidando il racconto dei fatti a una voce di donna (scelta non ovvia, per un autore uomo) interna all'organizzazione eversiva. Marilotti, senza mai cedere all'epica della rivolta e a facili retoriche, costruisce una narrazione che, trascinante nella prima parte, non perde di tensione nelle due successive.”
Non solo non mi sembra elogio da poco, ma credo che sia anche la miglior presentazione per un’opera prima, sempre un po’ più difficile da inquadrare criticamente, non avendo altri titoli a cui fare riferimento.
In un momento in cui si tenta una faticosa rilettura del periodo storico legato alla lotta armata, dovendo ancora fare i conti con imprevedibili colpi di coda di quella che sembrava un’esperienza dolorosa ma chiusa, Marilotti racconta, senza sbilanciamenti, senza giudizi morali (seppur con un finale che punisce e riscatta) l’intensa storia di Franca Bellisai, giovane studentessa sarda emigrata a Torino negli anni Settanta, una città in totale trasformazione in cui i protagonisti della lotta armata avevano portato una ventata di violenza, di disgregazione, di insicurezza e di caos. Qui Franca partecipa attivamente a questa realtà, come compagna di Vittorio Rullo, esponente dei Nuclei Comunisti Combattenti, gravemente ferito nel corso di un’operazione andata male e destinato a morire in disperato tentativo di fuga. Siamo nel 1982. È solo il primo capitolo di una lunga vicenda in cui seguiamo la crescita personale e morale di Franca. Implicata in questi fatti di sangue, si trova obbligata a scappare all’estero, in Francia dove, invece di trovare quella situazione ricca di fermenti e attese, incappa in molte delusioni e decide di lasciare definitivamente quella vita e i compagni di un tempo, diventati ormai ai suoi occhi insopportabili. “Permaneva in lei una diffidenza di fondo nei confronti del genere umano, segnatamente per tutto ciò che era riconducibile ad una cultura borghese, e soprattutto non si era spento l’odio. L’odio, la sete di riscatto, l’ipercriticità nei confronti del mondo erano ancora i sentimenti prevalenti in quella donna sola con i suoi pensieri; viaggiatrice forzata di un viaggio che era più rivolto a scoprire sé stessa che a conoscere e gustare nuove realtà. Per questo Franca partecipava ai momenti conviviali, che pure le sue nuove frequentazioni le imponevano, sempre come un convitato di pietra; si sentiva una sorta di quattordicesimo commensale, di fine secolo”. Per poter uscire da questa situazione, vissuta in bilico tra molte finte identità continuamente impersonate grazie alla sua abilità di falsificatrice, rientra in Italia e poi sceglie l’Angola, come cooperante in un paese in via di sviluppo, e in seguito la Bosnia. Ma il richiamo del passato, delle proprie radici, con il passare degli anni, si fa sentire sempre più. Per potersi definitivamente liberare del grosso fardello che porta, Franca deve ripercorrere il cammino all’indietro, sino a casa. Anche se a casa non l’aspetta l’inizio di una nuova vita.

La quattordicesima commensale di Gianni Marilotti
411 pag., Euro 12,00 - Edizioni Il Maestrale (I tascabili)
ISBN 88-86109-76-8

Le prime righe

I

Dopo aver fatto due volte il giro dell’isolato, Franca Bellisai era sicura di non essere pedinata. Mentre guardava il marciapiede davanti a sé, con la coda dell’occhio vide l’autobus arrivare e fermarsi a qualche metro di distanza. Con uno scarto improvviso salì dalla parte dell’autista e aspettò che le porte si chiudessero con il solito sbuffo. Obliterò il biglietto e si diede un rapidissimo sguardo intorno, poi si sedette vicino a una coppia di anziani. All’interno dell’abitacolo non c’erano molti passeggeri e questo poteva costituire un problema perché era più facilmente identificabile nonostante i cambiamenti operati sul viso dal trucco perfino eccessivo e dal taglio maschile dei capelli. Troppo poco, pensò, per ingannare i questurini della Digos. Vittorio Rullo era stato come al solito estremamente conciso ma netto: “Appuntamento in via delle Orfane, negozio di frutta e verdura angolo via Garibaldi alle ore 16, molto urgente, raddoppia le procedure di sicurezza”. Il biglietto, sigillato in una busta, le era stato recapitato dalla sua amica Rosa Tidu, una compaesana di cui i nuclei combattenti per il comunismo-colonna “Tullio Pedrini” si servivano sporadicamente.

© 2004 Edizioni Il Maestrale


L'autore

Gianni Marilotti vive a lavora a Cagliari, dove insegna Storia e Filosofia nei licei. Ha curato diverse pubblicazioni di carattere storico-politico, autore di saggi comparsi in varie riviste scientifiche, si occupa attivamente di storia del Mediterraneo e di cooperazione allo sviluppo (dal 1990 è presidente dell’Associazione Culturale Mediterranea). La quattordicesima commensale è il suo primo romanzo, col quale ha vinto il Premio Calvino 2003.


Di Giulia Mozzato


23 aprile 2004