PANORAMICA ITALIANA

Maurizio Matrone
Il mio nome è Tarzan Soraia

“Il mio nome è Tarzan Soraia.
Sono un sinto.
Sono uno zingaro, ma adesso non più.
Prima giravo con le roulotte.
Adesso sto fermo.
Adesso io sono residente qui.
Lo dice anche la mia carta di identità.
Io sono quello della foto
Tarzan Soraia sono io.”

La storia è vera, nonostante abbia dell’incredibile e appaia come una strana favola, bella e un po’ crudele. Da questa vicenda realmente accaduta nasce il romanzo in cui sentimenti e pietà sono la nota dominante. A scriverlo è uno psicologo che fa il poliziotto, Maurizio Matrone, autore già di alcuni interessanti romanzi, un giovane autore estremamente interessante sia perché sa raccontare storie, sia perché conosce dall’interno il mondo della polizia italiana e ne può parlare in modo autentico senza sciocche imitazioni americaneggianti. Protagonista di questo romanzo è un ragazzino: brutto, sporco, balbuziente, si dichiara uno zingaro fuggito dalla famiglia perché stanco di essere deriso, picchiato e costretto a rubare. Cerca rifugio nell’assistenza pubblica e lo trova. Qui entra in contatto, oltre che con gli educatori, con gli altri ragazzi ospiti dell’istituto. Tutti hanno un passato triste, vicende di emarginazione e di dolore che hanno segnato le loro giovani vite e le loro personalità (come anche le note alla fine del libro ci fanno capire). Anche la polizia si muove per stabilire da dove venga quel ragazzino spaventato e per, eventualmente, restituirlo alla famiglia. Ma la polizia è composta da uomini e donne, persone che hanno una loro vita affettiva: se poi sono giovani, sono belli e vivono fianco a fianco ogni giorno esperienze impegnative non è difficile immaginare che provino l’uno per l’altro attrazione. Tutto ciò umanizza il loro ruolo e li rende più vicini ai cittadini comuni, e dall’altra permette all’autore (un po’ cinematograficamente) di alleggerire il racconto con una vicenda parallela e coerente. Leggere il romanzo è appassionante, ci si affeziona al protagonista, si riesce a guardare il mondo attraverso i suoi occhi e si prova pietà anche per gli altri ragazzi, si capisce come i pregiudizi siano duri a morire e come condizionino spesso i comportamenti delle persone “perbene”. Ma il libro è anche testimonianza di tante, tantissime mani tese verso chi è sfortunato: da coloro che operano nella casa per ragazzi difficili, ai poliziotti, ai datori di lavoro del giovane Tarzan. Forse è così, forse è il mondo che vorremmo!

Il mio nome è Tartan Soraia di Maurizio Matrone
238 pag., Euro 14.00 – Edizioni Frassinelli (Narrativa)
ISBN 88-7684-805-3

Le prime righe

MAPPA UNO

Il mio nome è Tarzan Soraia.
Sono uno zingaro.
Sono un sinto.
I sinti sono zingari, ma diversi da quelli stranieri.
Quelli stranieri si chiamano rom.
Sono scappato perché non ce la facevo più a stare lì.
Io abitavo allacampo al campo vicino al lago.
Ma non so che lago è.
È un lago piccolo però ci sono le barche grandi.
Io ci stavo con i miei e con i miei fratelli.
I miei sono morti.
Ma nessuno mi ha detto come.
Mia madre si chiamava Cina Soraia.
Mio padre Orazio.
Ai miei fratelli non gliene fregava niente che erano morti, a me invece sì.
Io volevo sapere dove li avevano nascosti perché io credevo che erano stati loro.
Ma non è solo per questo che sono scappato.
Non ce la facevo più e sono scappato.
Era un po’ che volevo scappare farlo.
Mi menavano tutti.
Mi menava mia mamma.
Mi menava mio papà.
Mi menavano i miei fratelli e anche le mie sorelle.
Loro dicevano che io non volevo valevo un soldo.
Loro dicevano che non mi voleva nessuno.
Allora sono scappato.
Io no so dove sono nato.
Non so veramente quanti anni ho.
Io credo che ho diciassette anni il giorno dei botti.
Perché io so che il mio nome è Tartan Sdraia.

La strana scoperta di Oscar Gilletti

Martedì 16 settembre
Oscar Gilletti era un ragazzino molto sveglio. A dodici anni prendeva la bicicletta e attraversava tutta Oseppo per andare dalla nonna che abitava vicino a un campeggio proprio sulle rive del lago. Ufficialmente lo faceva per sbrigare i compiti estivi, ma si trattava più che altro di un pretesto per dimostrare agli amici quanto fosse indipendente.
Perciò, di farsi accompagnare dalla mamma (diventata appiccicosa all’inverosimile, tanto che pretendeva ancora di riempirlo di baci, puah!) non se ne parlava neppure.
Dalla nonna ci vado da solo o niente, si era impuntato Oscar.

© 2004 Edizioni Frassinelli


L'autore

Maurizio Matrone (Verona 1966) è tra le voci più interessanti e originali della nuova narrativa italiana, poliziotto, laureato in Pedagogia, ha già al suo attivo i romanzi Fiato di sbirro e, per i bambini, Il bolide fantasma; vari racconti apparsi in antologie e riviste specializzate, opere per il teatro e i ragazzi, saggi sul lavoro del poliziotto in materia minorile e sceneggiature per la TV. Nel 2003 ha pubblicato il romanzo Erba alta, che ha riscosso un lusinghiero successo di critica e pubblico.


Di Grazia Casagrande


23 aprile 2004