PANORAMICA ITALIANA

Roberto Vecchioni
Il libraio di Selinunte

“L’avevo spiegato male, lo sapevo. Ma volevo solo capisse che ci sono idee perse nel tempo e attraverso il tempo: e che arrivano fino a noi. Che una storia entra in un’altra e noi siamo l’ultima pagina soltanto. Che c’è un ‘prima’, c’è un ‘durante’, c’è un mare di cose nell’animo umano e non questa miseria senza parole che stiamo vivendo oggi a Selinunte.”

Un critico ha definito quest’ultima prova di Vecchioni un “romanzo-canzone”, formula efficace e azzeccata, ma direi che questo racconto, questa storia è molto di più. Come lo stesso autore ha più volte detto, i testi di una canzone si esauriscono in un impatto di pochi minuti e devono avere la capacità di coinvolgere chi ascolta in quel breve lasso di tempo: altro è la letteratura, altro la poesia… Ed è qui appunto la differenza sostanziale: la lettura di un romanzo, sia pur breve, richiede del tempo e una poesia impone una riflessione che non si esaurisce nell’emozione di un momento. Le parole che leggiamo o che ascoltiamo recitate, la letteratura di tutti i tempi e di tutti i paesi, sono la nostra storia, quella collettiva e quella individuale e sono la possibilità di comunicare sentimenti e forse anche di provarli. Potere della parola, potere di chi l’ha usata con arte e regalandola a chi legge lo ha reso depositario di una grande eredità. Vecchioni professore, oltre che autore di canzoni. Assertore del grande ruolo civilizzatore della tradizione greca e della sua grande letteratura che saputo rappresentare tutte le possibili passioni degli uomini, che è stata creatrice del pensiero occidentale, così il citare Saffo (di cui lui stesso traduce il frammento riportato nel racconto) o Sofocle non è assolutamente esibizione erudita, ma impellenza intellettuale. La storia, una bella favola triste, coinvolge soprattutto per come viene narrata: anche qui sono le parole dell’autore a trattenere sulla pagina il lettore. Ma oltre a parabola sulla funzione della letteratura Il libraio di Selinunte è anche denuncia della rozzezza di chi teme e disprezza chi è diverso, soprattutto se il suo ruolo è intellettuale, se non aspira al denaro (perché il libraio non vende i suoi libri, ma li legge?), ma si rivolge semplicemente alle intelligenze, ai sentimenti degli uomini attraverso le parole dei grandi scrittori. La violenza che caccerà quell’uomo inerme è appunto l’arma di chi non sa usare l’intelletto e ne ha paura. Il ragazzino che ha raccolto l’eredità del libraio lo ha potuto fare solo infrangendo le regole del villaggio e della famiglia, regole di una società sempre più povera, di un mondo che vive di slogan, ormai afono o balbettante, regredito in nome del progresso.

Il libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni
68 pag., Euro 8.00 - Einaudi Editore (I coralli)
ISBN 88-06-16739-1

Le prime righe

La mia città non si chiama Selinunte, anzi, non si chiama proprio.
Si chiamava cosi una volta, quando alle cose corrispondevano nomi.
Oggi qui non si comunica più a parole, ma a codici; a volte semplici, a volte complessi, fatti di segni mischiati a segni.
Le esigenze primarie (che so io, «ho fame», «vieni da me», « ci vediamo domani », « non te lo vendo», « ti odio») non sono poi così difficili da far capire e quindi la vita va avanti piuttosto normalmente, a parte qualche goffo equivoco, che resta comunque confinato qui: poco danno, visto che dalla città non usciamo quasi più da tempo immemorabile, un po’ per vergogna, un po’ perché non riusciremmo a intenderci col resto del mondo.
Ce la caviamo. Di solito si mantengono gli impegni e non si equivoca sulla persona da sposare.
I bambini si divertono, non come ovunque, ma come qui: tutti i giochi sono manuali o matematici e quando uno indovina e arriva prima degli altri vuol dire che ha vinto.
Le scuole di comunicazione (primarie e secondarie) sono affollatissime e durano anni. D’altronde sono le sole, altre non ce n’è, perché non sappiamo insegnare nulla.
Si tira avanti aggiungendo caso a caso, esperienza a esperienza in un’accumulazione infinita.

© 2004 Giulio Einaudi editore


L'autore

Roberto Vecchioni è nato nel 1943 a Carate Brianza, in provincia di Milano, da genitori napoletani.
Come cantante e musicista ha inciso molti dischi, tra i quali Samarcanda, Robinson, Milady, Blumùn, Il cielo capovolto, Sogna, ragazzo, sogna e Rotary Club of Malindi.
Tra i volumi pubblicati Viaggi del tempo immobile e Le parole non le portano le cicogne.
Nel Café Letterario di libriAlice.it é presente un'intervista rilasciata dallo scrittore e i suoi consigli di lettura.


Di Grazia Casagrande


23 aprile 2004