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Marco Presta

Marco Presta è ironico autore di tante trasmissioni radiofoniche e televisive di cui è talvolta anche conduttore. Si è diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, lavorando con registi come Aldo Trionfo, Luca Ronconi e Andrea Camilleri. Insieme ad Antonello Dose (con cui condivide molti suoi progetti) ha collaborato con Enrico Vaime come autore di programmi TV. Come sceneggiatore ha scritto Pazza Famiglia per Enrico Montesano e Un medico in famiglia, fiction tv di Raiuno con Lino Banfi molto amata anche dai più piccoli. Ha riscosso grandi successi anche in teatro (Trash 2 con Montesano e Frankensteinmusical con Tullio Solenghi) e lavorando per la radio: dal 1995 prosegue la fortunata trasmissione Il ruggito del coniglio. Infine si è cimentato con la scrittura per bambini, creando dialoghi per il film a disegni animati Opopomoz. Il testo, scritto a quattro mani con Dose, è pubblicato nel volume Ma che vita del cavolo quella del povero diavolo. Legge in palestra e sulla cyclette, non comprerebbe mai un libro di Bruno Vespa e consiglia assolutamente...

Cosa rappresenta per te la lettura?

La lettura è un sonnifero. Diciamo che ho una giornata talmente piena tra lettura e scrittura che è davvero difficile leggere un libro con un po’ di pace. Ritaglio il tempo dall’impossibile.

Quali tempi riesci a ritagliarti?

Prima di dormire, se il sonno me lo permette... e poi ho scoperto che si può leggere sulla cyclette! Per tutti gli esercizi di palestra io suggerisco il libro. Certo, ci sono dei momenti in cui si sbaglia e ci si deterge con la pagina di un libro invece che con l’asciugamano. Qualcuno mi dà del pazzo perché invece di concentrarmi sulla respirazione preferisco leggere, ma se non facessi così mi annoierei moltissimo. Con questo sistema riesco a leggere almeno _ d’ora al giorno: che grande conquista!

Quali generi leggi?

Bisognerebbe leggere di tutto: non soltanto romanzi, letteratura, poesia anche se devo dire che ho un po’ di difficoltà con la poesia. Forse sono “un po’ de coccio”, come si dice a Roma per cui non la capisco oppure non ho mai la concentrazione particolare per farmi “penetrare” dalla poesia. Mi trovo molto più a mio agio con le arti visive come la pittura, la scultura ecc. Dall’altra parte credo che sia necessario leggere anche trattati. A volte mi sottopongo, anche in modo masochista, a testi un po' assurdi come il manuale di fisiologia del cervello umano... oppure leggo sistematicamente (ma questo per motivi religiosi) testi sulla filosofia buddista. Questa estate ho letto tutte le proposte di pace alle Nazioni Unite del mio maestro buddista, informandomi in questo modo su tutte le emergenze planetarie e sulla coscienza globale di questo pianeta che ci troviamo ad abitare.

E in passato quali titoli hai amato particolarmente?

Io non ho frequentato l’università e mi sono fatto una mia biblioteca di passioni. Avendo studiato e fatto teatro, ho letto quasi tutta la drammaturgia antica e moderna, a partire dalle tragedie greche. E poi Shakespeare, Pinter, Goldoni, Moliere... Amo molto i romanzi russi: Dostoevskij è straordinario per la descrizione che dà dell’animo umano. E Victor Hugo.

Riesci a seguire le novità editoriali?

Non ci riesco molto bene per mancanza di tempo. Confido sui consigli degli amici. Ultimamente ho letto dei romanzi di scrittori americani interessanti: Aimee Bender e Jonathan Lethem.
Avendo un senso di inferiorità nei confronti degli intellettuali, ossia di coloro che hanno il tempo di dedicarsi agli approfondimenti culturali, ho cercato di costruirmi questo tempo a spizzichi e bocconi. Ma il fatto di leggere di tutto mi dà anche una grande libertà. Posso leggere un giorno un testo di filosofia e un altro giorno un testo di astrofisica, trovandomi a mio agio con entrambi e divertendomi.

Come procedi nella lettura? Sei “sistematico” o hai il coraggio di abbandonare un testo che non ami?

Sono un po’ masochista, quindi sistematico nel senso che quando inizio un libro poi devo finirlo, anche se non mi interessa. A volte capita di imbattersi in “dei mattoni”, per esempio Alla ricerca del tempo perduto, che però non puoi non leggere. Oppure Il Capitale. Certo che alla fine ti domandi chi te l’ha fatto fare!

Cosa leggi in palestra in questi giorni?

Sto rileggendo le proposte fatte anno per anno alle Nazioni Unite in cui vengono analizzate da un punto di vista dei diritti umani e di un umanesimo buddista tutti i vari momenti di crisi. In realtà è come se rileggessi molti libri di storia, con sagge riflessioni sugli eventi degli ultimi vent’anni.

Se dovessi indicare un autore “assoluto”?

L’autore per eccellenza, che a volte ha per me un’influenza nefasta, è proprio Dostoevskij. Io entro dentro la sua opera e piango, rido, mi deprimo.. sono un po’ psicolabile! E un po’ anche mi spaventa. È per questo che ultimamente mi trovo più a mio agio con le arti figurative.

Tra gli scrittori italiani chi “butteresti via”?

Della Susanna Tamaro non se ne può più!

Un libro che non leggeresti mai?

Un libro di Bruno Vespa

Quale ti incuriosisce?

La biografia di Fassino intitolata Per passione che comprerò, ma per parlarne male. Probabilmente con “Il ruggito del coniglio” faremo una rubrica letteraria. Chiaramente a modo nostro: metteremo l’autore di fronte alle proprie responsabilità!

Chi ti piace?

Potrei dire il libro di Tabucchi, Autobiografie altrui. Per il resto, negli ultimi 4 o 5 anni ho passato le mie estate negli Stati Uniti e ho letto molti libri là e, a meno che non decida di portare con me delle opere italiane, rischiando l’arresto per terrorismo internazionale a causa dei bagagli troppo pesanti, mi adeguo al mercato americano.

Un libro che ti ha incuriosito?

La biografia di Hillary Clinton intitolata La mia vita, la mia storia. In America è stato un best seller. È curioso che in Italia pochi si azzardino a fare autobiografie. Forse la nostra vita è meno interessante? Può darsi!

Di Piera Passalacqua


9 aprile 2004