ROMANZI

Giuseppe Culicchia
Il paese delle meraviglie

“Un pomeriggio qualsiasi, Zazzi e io ce ne stiamo seduti sul muretto di fronte al bar delle Alpi. Il sole va e viene. Dal bar fuoriesce un pezzo dei Pink Floyd, Money, credo.
‘Ma tu ci pensi mai, Attila?’ mi fa Franz di punto in bianco, l’ennesima sigaretta tra le labbra e lo sguardo azzurro pazzo perso nel deserto della strada dove da un’eternità non transita un’anima.”

Siamo nel 1977, in un paese non lontano da Torino, due ragazzini frequentano la prima ragioneria: si chiamano Attilio (detto Attila) e Francesco (detto Franz, ma immortalato nel romanzo con il cognome, Zazzi). Sono grandi amici eppure sono assolutamente diversi tra loro: timido, studioso, vagamente di sinistra, Attila; spregiudicato, impetuoso, irriverente, neonazista e assolutamente negato per lo studio, Franz. Entrambi però odiano l’ipocrisia, il perbenismo e le regole, spesso stupide, imposte da un mondo adulto che non stimano. Il narratore è Attila e attraverso le sue parole e i suoi giudizi conosciamo anche la sua famiglia. La madre, la cui frequentazione della chiesa e del parroco non sembra davvero motivata da ragioni spirituali, è incapace di un qualsiasi dialogo con marito e figli ed è davvero l’opposto, sia lei che le sorelle con le quali condivide una assurda attività “commerciale”, del nonno. Unica figura di adulto che viene descritta positivamente nel romanzo, sa avere un rapporto affettivo con i nipoti Attila e Alice, che ama teneramente proprio perché tanto diversi dalla figlia che, per lui anarchico, è stata una immensa delusione. Il padre invece è descritto come assente, chiuso in un suo mondo (le gabbie dei canarini) in cui si rifugia per sopravvivere alla moglie e alla sua grettezza. Di lui restano anche alcuni dolci ricordi dell’infanzia e forse anche una certa pietà che l’adolescente non sa ben riconoscere ma che, con pochi accenni e molta sensibilità, Culicchia ci fa intuire. E poi Alice, la sorella amatissima, Alice trecce rosse occhi blu, Alice che se ne è fuggita a Milano a fare l’università, fuggita da quel luogo, da quella casa, da quei genitori, l’unica insieme al nonno che può essere amata, stimata e ascoltata.
Ma il personaggio centrale dell’intera storia è Zazzi. Pantaloni strappati, sigaretta in bocca, linguaggio delirante, ingenuità e ribellione mescolate in una pazzesca miscela è davvero una figura indimenticabile. Nazista perché è la cosa più “contro” che riesca a immaginare, piccolo punk di provincia, indifeso nei confronti di chi sfrutta l’energia ribelle che ha dentro, destinata forse a perdersi, ma per ora forza dirompente. Siamo nel ’77, un anno cruciale e crudele, le notizie arrivano in paese dai titoli dei giornali e dalla televisione e da qualche accenno di Alice nelle tenere lettere mandate al fratello, questo prima di irrompere come un uragano devastante nella vita di Attila.
È un libro da leggere, un libro che si ricorda, che affronta con parole nuove e con una semplicità e verità straordinarie un periodo particolare della nostra storia recente. Il terrorismo è stato qualcosa che ci ha toccato personalmente, che ha inciso nelle nostre vite, ma che abbiamo per molti anni rimosso per paura e debolezza morale. La bellezza del romanzo è proprio nel saper guardare la vita, tutta la vita, con gli occhi di un ragazzino che sta scoprendo sesso, politica, amore, musica, l’intero mondo che lo circonda che, e sicuramente a ragione, non gli piace, che però capisce di non poter cambiare perché chi ci prova, con disordine o disperazione, è inevitabilmente sconfitto.

Il paese delle meraviglie di Giuseppe Culicchia
327 pag., Euro 14,00 – Editore Garzanti Libri
ISBN: 88-11-62039-2

Le prime righe

1.
AUDAX FORTUNA JUVANT. UAH!

Tipo che all’inizio sembra una storia inventata. Giusto perché oggi ci tocca l’inferno, della serie Lasciate ogni speranza voi ch ‘entrate eccetera eccete ecc.
Mollo:«Ho male all’utero».
Zazzi:«CAZZO DICI?»
Mollo:«Ho male all’utero».
Zazzi mi guarda. Io guardo Mollo. Mollo guarda Zazzi. Si tiene la pancia, piegato in due.
«Secondo me questo si fa di ero. E DATOSI CHE le apparenze notoriamente ingannano, anziché quel cinghiale OBESO che crediamo di vedere è un tossico magrissimo in crisi ~i’astinenza», ipotizza Franz. «Di’ la verità aI camerata Zazzi, COGLIONE. Sei in rota, eh?»
«Ti dico che ho male all’utero», insiste lui.
«Occhio che l’utero non è lì», lo avverto.
«Mia zia invece mi ha spiegato che è lì.»
«Cazzo c’entra tua zia?» si insospettisce Zazzi.
«Mi fa educazione sessuale», borbotta Mollo.
«Educazione SESSUALE?»
«Eh.»
«Cos’è, TE LA TROMBI?» ghigna Zazzi, pizzicandosi il neo peloso sulla guancia, grande come una moneta da cinquanta lire. Oggi sfoggia una maglietta su cui ha scritto a biro SANGUE E ONORE. Dice che è il motto della Hitlerjugend.
«Deficiente», sbotta Mollo, offeso.
«Secondo me SE LA TROMBA. Attila?»
«Secondo me non ha capito una sega.»

© 2004 Garzanti Libri Editore


L'autore

Giuseppe Culicchia (Torino 1965) ha pubblicato i primi racconti nel 1990 all’interno dell’antologia Papergang Under 25 III a cura di Pier Vittorio Tondelli. Oltre a Tutti giù per terra ( Premio Montblanc e Grinzane Cavour per l’autore esordiente), da cui Davide Ferrario ha tratto l’omonimo film con Valerio Mastandrea, ha pubblicato con successo Paso Doble, BIa bia bla, Ambarabà, A spasso con Anselm e Liberi tutti, quasi, tradotti in Germania, Francia, Olanda, Grecia, Spagna, Catalogna, Corea del Sud, Russia. Ha curato la traduzione del romanzo American Psycho di Bret Easton Ellis. Su «TTL-Tuttolibri Tempo Libero» e «Linus» disegna la striscia Il mondo di Pupilla.
Nella sezione “Café Letterario” di libriAlice.it l’autore ha rilasciato un’interessante intervista.


Di Grazia Casagrande


16 aprile 2004