ROMANZI

Philip Roth
Zuckerman scatenato

“Ha chiamato il Re dei Filetti d’Aringa. È cotto di lei, tesoro. Lei è il Charles Dickens degli ebrei. Queste sono state le sue parole. Lo ha offeso, signor Zuckerman, non richiamandolo.”

Parte della prima trilogia che comprende The Ghost Writer (1979) e The Anatomy Lesson (1983), seguiti poi da una novella breve in forma di epilogo, “The Prague Orgy” (1985), questo Zuckerman Unbound, datato 1981, prosegue il ritratto di un personaggio molto amato da Philip Roth: Nathan Zuckerman, “incarnazione” letteraria dello scrittore americano.
Dopo lo Scrittore fantasma, ritroviamo il giovane Zuckerman piuttosto cresciuto e decisamente ricco e famoso, ma non certo soddisfatto. Con il caustico umorismo che contraddistingue la scrittura di Roth, Zuckerman viene ritratto, in un’America anni Sessanta, come un nevrotico incapace di mantenere duraturi rapporti sociali e personali, che si confronta con il fallimento del matrimonio, i dissidi con il fratello e, per contro, l’invadenza becera e ossessionante delle persone che, grazie alla sua popolarità, si ritengono in diritto di sommergerlo di messaggi e lettere con ogni sorta di richieste, consigli, suggerimenti e addirittura minacce. Lo scrittore, come il Prometeo del mito e del dramma di Shelley da cui tuttavia si allontana in molti sensi, cerca di affrancarsi, tramite la sofferenza (che si autoimpone), dalle catene dell’oppressione (sociale, familiare e morale), celebrando il trionfo della libertà: “la libertà di divertirsi”. Più che un Prometeo liberato il protagonista di Roth è dunque uno Zuckerman scatenato di fronte al quale non si prospetta esattamente l’Olimpo...
Attraverso la figura di Zuckerman Roth ha messo in luce alcuni aspetti del lavoro di scrittore ed esplorato il rapporto tra un personaggio e il suo creatore. Elementi come l’identità e la sessualità maschili, una certa forma di egoismo e la mancanza di sentimenti profondi sono presenti frequentemente nelle opere di Roth e nel suo alter ego letterario. Si è parlato anche moltissimo della continua analisi e raffigurazione dell’identità ebrea americana, ma fino a che punto è possibile delimitare atteggiamenti e abitudini nelle costrizioni di una tradizione che non sia assolutamente collettiva? Allora si potrebbero anche analizzare gli elementi di “newyorkesità” che caratterizzano i suoi protagonisti (e anche questo si è fatto) o dibattere sulla forte moralità delle sue opere, da taluni messa in discussione, o, ancora, riparlare dell’Olocausto come trauma storico che inevitabilmente sta alla base di ogni suo romanzo.
Inutile tentarlo in questa sede. Troverete nella bibliografia internazionale un numero sterminato di saggi che approfondiscono questo o quell’aspetto della sua scrittura. Da sottolineare semplicemente l’indispensabilità di questa lettura anche alla luce di un discorso più ampio sull’evoluzione della narrativa americana da Saul Bellow, Bernard Malamud e Norman Mailer che l’hanno preceduto, anche se di poco, ai tanti che lo hanno seguito o accompagnato, come Paul Auster e DeLillo.

Zuckerman scatenato di Philip Roth
Titolo originale: Zuckerman Unbound
Traduzione di Vincenzo Mantovani
182 pag., Euro 16,00 – Edizioni Einaudi
ISBN: 88-06-15825-2

Le prime righe

Capitolo primo
«Io sono Alvin Pepler»

— Cosa diavolo ci fa lei su un autobus, con tutta la grana che ha?
A volerlo sapere era un giovanotto piccolo e robusto con i capelli a spazzola e un completo nuovo; stava sognando a occhi aperti davanti a una rivista di automobili quando aveva riconosciuto la persona seduta accanto a lui. Per dargli la carica non ci volle altro.
Senza farsi intimidire dalla scortese risposta di Zuckerman — era in autobus per farsi trasportare da un posto all’altro —, il tipo gli diede allegramente un consiglio. Ormai facevano tutti così, se riuscivano a scovarlo. — Lei dovrebbe comprarsi un elicottero. Ecco quello che farei io. Garantirsi il diritto di atterrare sui tetti delle case e smetterla di pestare la cacca dei cani. Ehi! Vede questo signore? - La seconda domanda era rivolta a un uomo in piedi che stava leggendo il «Times».
Lasciatosi alle spalle il nuovo indirizzo di Zuckerman nell’Upper East Side, l’autobus procedeva verso sud lungo Fifth Avenue, direzione downtown. Zuckerman stava andando a trovare un esperto di investimenti in Fifty-second Street, un appuntamento procuratogli dal suo agente, André Schevitz, per convincerlo a diversificare il capitale. Tramontati erano i giorni in cui Zuckerman aveva dovuto pensare a far quattrini: d’ora in poi avrebbe dovuto pensare a farli fruttare. — Adesso dove li tiene? — gli aveva chiesto l’esperto quando Zuckerman finalmente gli aveva telefonato. —Sotto il materasso, — aveva detto Zuckerman.

© 2003 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Philip Roth è nato a Newark, New Jersey, nel 1933. Tra il e il 2000 ha pubblicato una straordinaria trilogia sull’America del dopoguerra, composta da Pastorale american (Pulitzer Prize), Ho sposato un comunista e La macchia umana. Narratore della trilogia è lo scrittore Nathan Zuckerman, già protagonista di un’altra «trilogia con epilogo» negli anni Ottanta: Lo scrittore fantasma, Zuckerman scatenato, La lezione di anatomia e L’orgia di Praga. Philip Roth ha pure scritto: Lamento di Portnoy, Operazione Shylock, Il teatro di Sabbath, L’animale morente.


Di Giulia Mozzato


16 aprile 2004