STORIA DI IERI E DI OGGI

Anne Applebaum
GULAG
Storia dei campi di concentramento sovietici

“Più riusciremo a capire come le diverse società hanno degradato i loro vicini e i loro cittadini da persone a oggetti, più conosceremo le specifiche circostanze che hanno prodotto ogni episodio di tortura di massa e sterminio, più comprenderemo il lato oscuro della natura umana. Questo libro non è stato scritto ‘perché non accada mai più’, secondo il cliché più diffuso. È stato scritto perché, quasi sicuramente, accadrà di nuovo”

Con questo suo nuovo libro Anne Applebaum ha cercato di disvelare una delle pagine meno note del passato regime stalinista, quello dei campi di concentramento sovietici, i Gulag, della cui esistenza il mondo occidentale è venuto a conoscenza solo nel 1973, quando Aleksandre Solzenicyn pubblicò il suo romanzo autobiografico, Arcipelago Gulag. In questo saggio l’autrice propone un continuo parallelismo con i ben più noti campi di sterminio nazisti, evidenziandone sia le analogie, a partire da una spietata disumanizzazione dei detenuti considerati nulla più che oggetti, sia le principali difformità a partire dalla loro duplice funzionalità: in primo luogo i Gulag non erano stati pensati per uno sterminio di massa ma per essere strumento repressivo di ogni forma di opposizione politica e sociale; inoltre, di essi Stalin ne fece la propria “arma segreta”, facendo del lavoro coatto la base dell'industrializzazione del paese: senza i patimenti, le sofferenze, le migliaia di morti avutisi nei decenni stalinisti per l’attuazione dei famosi “Piani economici quinquennali”, l’enorme balzo in avanti compiuto dalle industrie sovietiche non sarebbe comprensibile.
Nonostante l’argomento trattato rischiasse di conferire al testo un carattere eccessivamente pesante, nozionistico, poco agevole alla lettura da parte di un pubblico poco avvezzo alla saggistica storica, con palese abilità espositiva, la giornalista americana è riuscita a trattare in modo fluido e scorrevole la realtà quotidiana dei Gulag, la realtà di detenuti continuamente in lotta con l’istituzione per sopravvivere alle angherie. Ne scaturisce una descrizione straziante ma efficace, in cui si alternano immagini di prigionieri (il loro inumano sfruttamento, le loro strategie di sopravvivenza, le più frequenti cause e modalità di morte, gli scioperi, le rivolte, le evasioni), a quelle di comandanti e di guardie (chi erano, quali rapporti avevano con i detenuti). Questa capacità narrativa dell’autrice si coniuga con una documentata ricostruzione del sistema sovietico dei campi, dalla sua nascita subito dopo la Rivoluzione d'ottobre alla sua enorme espansione (negli anni Trenta, il periodo del Grande terrore, fino alla morte di Stalin), al suo smantellamento negli anni Ottanta durante la glasnost' gorbacioviana.
Attraverso questo dettagliato racconto dell'universo concentrazionario, racconto non scevro di dati tecnici, statistiche e testi tratti da documenti ufficiali del passato regime stalinista, traspare chiaramente come il Gulag divenne un paese dentro al paese, una civiltà separata con le sue leggi, i suoi usi, la sua letteratura, il suo folklore, il suo dialetto e la sua moralità.
È un duro atto d'accusa, contenuto in 678 pagine disseminate di fatti, nomi e numeri, frutto di un'inchiesta di cinque anni negli archivi dell'ex Urss: e l’esito di questi sforzi è un’opera che, com’era nelle intenzioni dell’autrice, spinge il lettore a riflettere, a meditare: è la stessa Applebaum ad ammonire che senza sapere i fatti del passato “un giorno rischiamo di svegliarci e di renderci conto di non sapere più chi siamo".

GULAG. Storia dei campi di concentramento sovietici di Anne Applebaum
Titolo originale: Gulag
Traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana
695 pag., ill., Euro 25.00- Edizioni Mondadori (Le scie)
ISBN 88-04-52651-3

Le prime righe

INTRODUZIONE

E il destino li rese tutti uguali
al di fuori della legge.
Figlio di kulak o comandante rosso
figlio di pope o commissario..
Qui le classi erano tutte alla pari.
Tutti fratelli gli uomini, compagni di galera,
tutti col marchio di traditore.

ALEKSANDR TVARDOVSKIJ,
Per diritto di memoria

Questa è una storia del Gulag, una storia della vasta rete di campi di lavoro che un tempo erano disseminati in lungo e in largo in tutta l’Unione Sovietica, dalle isole del mar Bianco alle sponde del mar Nero, dal Circolo polare artico alle pianure dell’Asia centrale, da Murmansk a Vorkuta al Kazakistan, dal centro di Mosca alle periferie di Leningrado. La parola «Gulag» è l’acronimo di Glavnoe Upravienie Lagerej, Amministrazione generale dei campi. Nel corso del tempo il termine è passato a indicare non soltanto l’amministrazione dei campi di concentramento, ma anche l’intero sistema sovietico di lavoro forzato, in tutte le sue forme e varianti: campi di lavoro, campi di punizione, campi per criminali comuni e politici, campi femminili, campi per bambini, campi di transito. In un’accezione ancora più ampia, Gulag denota ormai lo stesso sistema repressivo sovietico, l’insieme delle procedure che un tempo i prigionieri chiamavano «tritacame»: arresti, interrogatori, trasferimento in carri bestiame senza riscaldamento, lavoro coatto, distruzione di famiglie, anni trascorsi in esilio, morti precoci e inutili.
Il Gulag aveva dei precedenti nella Russia zarista, nelle squadre di lavoro coatto che dal diciassettesimo secolo all’inizio del ventesimo operarono in Siberia.

© 2004 Arnoldo Mondadori Editore


L'autrice

Anne Applebaum (Washington 1964), editorialista del «Washington Post», è stata vicedirettore e capo dei servizi esteri dello «Spectator» e corrispondente da Varsavia per l’«Economist”. Ha collaborato inoltre a importanti giornali britannici e americani, tra cui: «Daily Telegraph», «Evening Standard», «The Guardian», «The Wall Street Journal», «Financiai Times», «Internationai Herald Tribune». Nel 1995 ha pubblicato Between East and West, il resoconto di un viaggio attraverso Lituania, Ucraina e Bielorussia compiuto all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica.


Di Luca Piccinini


16 aprile 2004