La biografia


Carlo Lucarelli
Nuovi misteri d’Italia
I casi di Blu Notte

“Nel ciclo televisivo Blu notte. Misteri italiani ho voluto occuparmi non più di casi di cronaca ma dei grandi misteri d’Italia, quelli che hanno risvolti economici e politici, che coinvolgono servizi segreti, partiti, terroristi, mafia e imprenditori. Il timore era che risultassero noiosi, incomprensibili, poco attraenti perché sconosciuti o, al contrario, perché troppo risaputi. Abbiamo provato che non era vero, che con le strutture letterarie del romanzo giallo si può far diventare avvincente anche il riciclaggio di denaro sporco, si può mettere in scena anche la strategia della tensione.”

Se fosse una trasmissione televisiva sarebbe Blu Notte. Misteri italiani... scusate la facile parodia del modo abituale con cui Carlo Lucarelli affronta i suoi casi irrisolti. Se avete avuto occasione di vedere qualche puntata del bel programma di Rai 3 avrete anche notato che, da abile scrittore, Lucarelli non dimentica la parte narrativa della storia (vera) che sta svelandoci e ne coglie le assonanze con altre storie (immaginarie), raccontate al cinema da grandi registi o sulla carta da romanzieri e giallisti. Se fosse una trasmissione televisiva... ma questo libro lo è. È la trascrizione dei testi che sono andati in onda in questi mesi, arricchiti con nuovi materiali: la pagina scritta consente spazi e tempi che il ritmo incalzante dell’immagine non permette.
Un libro che si legge con gli occhi e con le orecchie, sentendo la voce di Lucarelli mentre si snodano le storie drammatiche e terribili che vengono raccontate. È inevitabile: il suo tono, pacato ma deciso, è rimasto nella nostra mente e la sua figura, tassativamente vestita di nero, negli occhi.
Un libro “televisivo”, in cui la televisione si insinua, si infiltra tra le pagine, anche graficamente. Le testimonianze dirette dei protagonisti sono riportate in un carattere più piccolo e centrate nella pagina, come se fossero spezzoni di documentari e interviste che ci passano davanti agli occhi, ricomponendo mosaici incompleti, con l’abilità e la pazienza di un artigiano e con tessere ritrovate nel passato, perdute o dimenticate. Alcuni dei casi affrontati saranno drammaticamente familiari a tutti: la strage di Ustica, gli omicidi del (dei) mostro (mostri) di Firenze, la strage di Bologna, la morte di Pier Paolo Pasolini, la fine del bandito Salvatore Giuliano. Per tutti questi episodi della nostra storia recente Lucarelli rimette in tavola le carte e cerca di mescolarle in modo da trovare nuove strade d’indagine. Il risultato è una serie di fili che restano sospesi, ma anche un deciso sconcerto nei lettori e una certa rabbia per l’impotenza dello Stato di fronte a palesi depistaggi, a insabbiamenti, a falsità evidenti, a lampanti responsabilità mai perseguite. Medesima situazione si ripropone anche nei casi meno popolari, ma emblematici del momento storico in cui sono avvenuti: l’omicidio di Wilma Montesi, legato ad ambienti politici della Democrazia Cristiana e a quella che di lì a poco sarebbe stata battezzata la “dolce vita”; l’uccisione di Alceste Campanile, militante di Lotta continua nella Reggio Emilia anni ‘70, per cui è stata seguita prima la pista degli avversari politici di destra, poi quella degli stessi compagni e delle Brigate rosse, senza mai giungere a nulla di definitivo; gli omicidi di Antonino Agostino ed Emanuele Piazza, due vittime predestinate, due poliziotti che forse erano stati mandati allo sbaraglio, alla fine degli anni ’80, a cercare latitanti di mafia senza protezione, venduti e traditi con la massima facilità; chiude l’elenco una storia degli anni ’90, la tragica fine del giornalista Beppe Alfano, coraggioso cronista che da Barcellona, in provincia di Messina, cerca di spiegare eventi mafiosi troppo grandi e troppo pericolosi: dalla latitanza di Nitto Santapaola all’esistenza di una loggia massonica deviata.

Nuovi misteri d'Italia. I casi di Blu notte di Carlo Lucarelli
213 pag., Euro 13,50 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero, 1180)
ISBN 88-06-16740-5

Di Giulia Mozzato

le prime pagine
------------------------
Salvatore Giuliano

Questa è una storia di bugie.
La Storia, anche quella con la esse maiuscola, è sempre piena di bugie, ma quella dell’Italia dal dopoguerra a oggi lo è particolarmente. E per loro che i misteri che ci accompagnano da più di cinquant’anni di Prima e Seconda Repubblica sono misteri, per le bugie, tanto che quasi quasi non dovremmo neanche chiamarli misteri, ma segreti. La verità è li, potremmo prenderla, guardarla, toccarla, leggerla, ma sopra c’è qualcosa, una menzogna, una deviazione, una bugia che ce la nasconde, la fa sparire, la rende segreta.
Questa è una storia di bugie.
È la storia di un uomo, di un bandito, così inafferrabile e astuto che nessuno riusciva a trovano. Cosi potente, sanguinario e feroce che faceva paura soltanto sentirne il nome. Ma anche così strano e complesso da diventare una leggenda.
Questa è anche una storia di carabinieri e poliziotti, di altri banditi, di confidenti e di spie, di giornalisti, di uomini politici, di sindacalisti e di povera gente.
Ma soprattutto è una storia di bugie, di fantasmi e di misteri, una di quelle storie che avvengono in Sicilia, dove spesso, quando si parla di certe cose, quelle cose potrebbero non essere come sembrano.
Questa è la storia del bandito Giuliano.
Per noi, adesso, inizia dalla fine.
E inizia con una fotografia e una bugia.
La fotografia è una delle più famose della storia d’Italia.
C’è un uomo, a terra, in canottiera e sandali. Morto. Le gambe che si vedono dietro di lui sono di un carabiniere, e la cosa che ha vicino, poco distante dalla mano, come se gli fosse caduta, è un mitra. Il mitra di un bandito. Perché quell’uomo è un bandito, anzi, no, è il bandito più ricercato d’Italia.
È il bandito Giuliano.
Che cosa è successo per arrivare a quella fotografia?

Siamo a Castelvetrano, in provincia di Trapani. È il luglio 1950 e sono le 3,15 della mattina.
Sulla strada scendono tre uomini che non sanno di essere attesi dai carabinieri appostati nei dintorni. Uno è davanti, con le scarpe in mano, e gli altri due stanno dietro. Poi un carabiniere si muove, uno degli uomini se ne accorge, è armato e spara. I carabinieri reagiscono e sparano anche loro. Quello senza le scarpe scappa, gli altri due si fanno strada a colpi di mitra. Uno riesce a sparire nei vicoli di Castelvetrano, ma l’altro no, ha un attimo di esitazione. E a capo scoperto, passa sotto un lampione e i carabinieri lo riconoscono subito: è l’uomo che stanno cercando, il fantasma inafferrabile che da quasi cinque anni sta tenendo sotto scacco le Forze dell’ordine di tutta la Sicilia.
È il bandito Giuliano.
Inquadrato dal fuoco dei mitra, Giuliano fugge verso il cortile di casa De Maria, sparando. Una sparatoria intensa, quaranta colpi esplosi dal bandito e centonovantuno dai carabinieri.
Colpito di fianco da una raffica, poi di fronte, a meno di due metri, da quella di un ufficiale nascosto dietro un pozzo, Giuliano crolla a terra, in mezzo al cortile.
Appena il tempo di emettere un rantolo e muore.
Rapporto numero 213/24 del 9 luglio 1950, indirizzato al Comando forze repressione del banditismo in Sicilia, Gruppo squadriglie centro.
Firmato: capitano dei carabinieri Antonio Perenze, l’ufficiale che stava appostato dietro il pozzo, che ha sparato a Giuliano di fronte.
Ecco, non è vero.
La dinamica raccontata nel rapporto, Giuliano steso a terra ucciso in quel modo: non è vero. Alcuni giornalisti che arrivano sul posto sono i primi ad accorgersi che c’è qualcosa di strano nel cortile di casa De Maria. Tra questi Franco Grasso, che allora dirigeva la cronaca del giornale «La Voce della Sicilia».

Il professor Grasso. Dice: «Giunsi in ritardo poiché la mia macchina si era guastata. Assistetti per un momento ai brindisi dei miei colleghi, avendo già in mente che la versione poteva essere falsa. Un fornaio che lavorava di notte mi disse che aveva prima sentito un colpo isolato e dopo una mezz’ora una tempesta di colpi».

Non torna. Poco prima dell’azione, i carabinieri hanno fatto allontanare due fornai in attesa che il pane lievitasse, e la loro versione sul conflitto a fuoco è diversa. Basterebbe guardare la fotografia.
Il bandito Giuliano è a terra, morto. Indossa i calzoni con la cintura che ha saltato due passanti, come se gli fosse stata infilata da qualcuno. Un particolare poco visibile e comunque neppure molto importante, certo.
I sandali, allora.., sono calzati, ma ce n’è uno slacciato. Un particolare, anche questo, neppure così univoco. Può voler dire tutto, e non solo che il corpo di Giuliano è stato manipolato.
Ma la canottiera no. Quella è davvero strana.
Perché il bandito Giuliano dovrebbe essere stato colpito al torace e dovrebbe essere caduto a terra, in avanti, sulla pancia, dove sarebbe rimasto disteso per molto tempo, senza essere toccato da nessuno.
Ma il sangue che uscendo delle ferite ha intriso la canottiera è sulla schiena. Cos’ha fatto, il sangue? E colato verso l’alto? Invece di scendere giù e trovarsi sulla pancia di Giuliano è salito su, impregnando la schiena?

© 2004 Giulio Einaudi editore

biografia dell'autore
------------------------

Carlo Lucarelli è nato a Parma nel 1960 e vive tra Mordano (Bologna) e San Marino. Tra i suoi libri Almost Blue, Autosole, Il giorno del lupo, Mistero in blu, L’isola dell’angelo caduto, Guernica, Un giorno dopo l’altro, Lupo mannaro, Laura di Rimini, Falange armata e Il lato sinistro del cuore.
Con Eraldo Baldini e Giampiero Rigosi ha pubblicato Medical Thriller. Con Massimo Picozzi ha pubblicato Serial killer. I suoi romanzi sono tradotti in più lingue. Da Almost Blue è nato il film omonimo diretto da Alex Infascelli. Da anni Lucarelli conduce in Tv una fortunata trasmissione dedicata a casi insoluti. Dall’edizione 2002 del ciclo più recente, intitolato Blu notte. Misteri italiani (in onda su Rai3), è nato il libro Misteri d’Italia mentre questo Nuovi misteri d’Italia nasce dall’edizione 2003 della trasmissione. Nel café letterario di libriAlice.it si può trovare sia un’intervista rilasciata dall’autore sia alcuni suoi consigli di lettura.




2 aprile 2004