SCRIVERE LO SPETTACOLO

Annibale Ruccello
Scritti inediti
Una commedia e dieci saggi

“Per tutti noi che lo abbiamo conosciuto è stato un privilegio aver fatto un pezzo di strada insieme, sia pure troppo breve, godendo della sua allegria, delle sue risate esuberanti, della sua amicizia sempre disponibile, della sua intelligenza incandescente e ironica.” (Rita Picchi)

Un incidente d’auto ha spento a soli 30 anni una delle voci più interessanti del teatro italiano. Aveva da poco terminato la scrittura di quello che viene comunemente considerato il suo testo più completo e maturo: Ferdinando, mélange di elementi coltissimi, e insieme ironici, con un raffinato uso della lingua della tradizione campana ed evidenti richiami a De Roberto, Tennesse Williams, James... Sicuramente quell’incidente ci ha privati di altri capolavori di letteratura drammaturgica. Ma sono rimasti comunque i lavori realizzati in oltre dieci anni, ora più che mai valorizzati da pubblico e critica. A chi non conoscesse questo autore napoletano posso dire che era davvero straordinario. Per la scelta linguistica, per l’equilibrio delle storie raccontate, per l’attualità dei temi proposti, per l’uso originale, particolare della musica in scena, per i personaggi tratteggiati con una profondità che nasce paradossalmente dalla loro semplicità. Si legge nei sui testi la preparazione culturale di un antropologo, quale lui era, la conoscenza profonda dell’animo popolare napoletano e al contempo della parte più raffinata di questo mondo, delle tradizioni, dell’estetica, del gusto, della storia di una città. Dall’altro lato emerge la frequentazione, la passione nei confronti di altri mondi, quelli della marginalità, del travestitismo, della sottocultura, con la tragica malinconia ad essi legata, con la solitudine nascosta dietro le plateali manifestazioni di volgarità e talvolta di aggressività che Ruccello sa bene mettere in scena. Un esempio in questo senso potrete trovarlo nel breve testo Il rione, una commedia scritta nel 1973 che, pur essendo semplicemente un primo incontro con la scrittura teatrale, avvenuto a soli 17 anni, contiene già in fieri alcuni elementi che si svilupperanno in seguito.
Grande spazio nel volume viene dato al testo critico di Rita Picchi, una delle fondatrici del “Teatro della Maddalena” (con Dacia Maraini, Saviana Scalfi, Edith Bruck e altre) che ha seguito da sempre il percorso professionale e personale di Ruccello, suo grande amico. È sua la scelta dei testi inediti presentati, provenienti dall’archivio conservato in casa della madre del commediografo. “Ho pensato di fare una selezione tenendo presente la correlazione coi temi centrali del suo teatro, di cui tali scritti costituiscono una specie di zoccolo duro”. Sono testi sui rituali dell’area campana, sulla religiosità popolare e l’irrazionalità, sul presepe tradizionale e il teatro popolare, sulla maschera di Pulcinella. Chiude il volume un pezzo intitolato L’al di là e l’al di qua, che descrive il rapporto familiare degli abitanti dei Campi Flegrei con la morte e il momento speciale in cui ai vivi è concesso varcare la soglia che li divide dai morti: la notte in cui si festeggia Maria Santissima Vergine di Piedigrotta.
Qualcuno avrà avuto modo di vedere rappresentati i suoi lavori più celebri: Ferdinando, Le cinque rose di Jennifer, Notturno di donna con ospiti. Della messa in scena di Ferdinando con una straordinaria, insuperabile Isa Danieli è stata fatta una registrazione trasmessa dalla Rai. Di Le cinque rose di Jennifer possiamo ricordare la recente, esemplare messa in scena con la regia di Geppy Gleijeses, che si è ritagliato anche il ruolo di protagonista con una Jennifer che non ci fa rimpiangere (pur non avendo avuto il piacere di vederla) quella interpretata dallo stesso Ruccello, e con Gennaro Cannavacciuolo nel ruolo minore di Anna. Se in Ferdinando l’uso della musica, scritta appositamente per questo testo da Carlo De Nonno, è strettamente collegata ai singoli personaggi (Ferdinando è un tenore e un clarinetto, Donna Clotilde è un soprano e un flauto, e così via) ne Le cinque rose di Jennifer “costituisce il tessuto connettivo sottotestuale altrettanto importante quasi quanto il vero e proprio testo scritto”. Non si potrebbe immaginare questo dramma senza i brani di Mina e Patty Pravo e il tragico finale sulla stridente, e per questo ancor più comunicativa, “Finché la barca va, lasciala andare”.
Della medesima generazione, e con un talento paragonabile a quello di Ruccello, rimane Enzo Moscato di cui sempre la coppia Gleijeses-Cannavacciuolo ha portato in scena quest’anno Ragazze sole con qualche esperienza, con protagonisti due travestiti, Grand Hotel e Bolero Film, in molto simili alla Jennifer di Ruccello, che tuttavia aveva, spero nessuno se ne abbia a male, quell’indefinibile elemento in più che connota la genialità. Una nota curiosa: lo spettacolo, scritto da Moscato nel 1985, fu rappresentato per sole 12 sere al teatro Ausonia di Napoli, con quattro protagonisti d’eccezione: lo stesso Moscato, Silvio Orlando, Tonino Taiuti e, la storia si chiude, Annibale Ruccello.

Scritti inediti. Una commedia e dieci saggi di Annibale Ruccello
Con un percorso critico di Rita Picchi
160 pag., ill., Euro 18,00 – Editore Gremese (Quaderni di teatro)
ISBN: 88-8440-307-3

Le prime righe

SPERIMENTAZIONE E LINGUAGGIO

Tra gli anni Settanta e gli Ottanta ci furono grandi cambiamenti: nel costume, nella politica, nel linguaggio, nella moda e naturalmente anche nel teatro. In realtà questo processo di trasformazione si era già messo in moto, tanto che ancor oggi, non sempre a proposito, si cita il ‘68 come un punto di non ritorno. Basti pensare che la legge sul divorzio, che fu oggetto di lotte feroci, e il successivo referendum sono del ‘74, e quella sull’aborto, altrettanto importante e non meno combattuta, del ‘76. Intorno a quegli anni nascono le prime radio libere, a cui seguono a ruota tra il ‘75 e il ‘76 le televisioni private. Non è un fenomeno da sottovalutare perché influisce sul costume, permette una fruizione più diretta, meno inamidata dei media; dà la possibilità di un rapporto personalizzato, di uno scambio. Cambia anche il teatro; si parla di “Teatro immagine”, di “Scuola romana”; nascono spazi alternativi ai palcoscenici tradizionali come “le cantine”. Mario Ricci nel ‘64 fonda il “Teatrino club Orsoline 15”, del ‘67 è Edgar Allan Poe, Moby Dick del ‘71, Le tre melarance, che è uno degli spettacoli più innovativi, è del ‘73. Giancarlo Nanni col suo gruppo lavora al “Teatro La Fede” più o meno negli stessi anni: Marcel Duchamp è del ‘68, A come Alice, spettacolo di culto, nasce nel ‘70, Risveglio di primavera nel ‘72: Manuela Kustermann diventa la “Duse delle cantine”. Carlo Cecchi, fiorentino, dal ‘69 dirige la sua compagnia del “Granteatro” e Vasilicò negli stessi anni agisce al Beat 72. Carmelo Bene, il più grande, autore-attore che recita sempre se stesso, comincia ancora prima. Agli inizi degli anni Sessanta nascono Pinocchio, Salomè, Nostra Signora dei Turchi, nel ‘73 ci sarà Un Amleto di meno, poi La cena delle beffe, S.A.D.E e via via tutti gli altri, sempre oggetto di vivaci polemiche e di “scandali” programmati a tavolino. Al sud, nell’area tra Puglia e Campania, operano molti gruppi con lo stesso fervore iconoclasta. Leo e Perla col loro “Teatro di Marigliano”, (titolo esemplare: King lacreme Lear napulitane), poi il “Teatro Esse” di Gennaro Vitiello, il “Teatro Alfred Jarry”, il “Teatro dei mutamenti”, il “Libera scena ensemble” e qualche anno dopo il “Teatro studio” di Caserta del giovanissimo Tony Servillo e l’altrettanto giovane Mario Martone con Falso movimento; è un continuo fiorire dall’oggi al domani di nuove compagnie teatrali. Annibale Ruccello è della stessa generazione dei Martone e dei Servillo e non ha dubbi sulla sua “vocazione”, anche se non ha ancora ben chiaro quale sarà il percorso per realizzarla. Lo conobbi all’inizio degli anni Ottanta quando già aveva finito l’università e la collaborazione con De Simone. Per una serie di circostanze ho partecipato, sia pure di riflesso, alla ricerca per tentativi di un suo personale linguaggio, assistendo alle sue scelte.

© 2004 Edizioni E.G.E. srl


L'autore

Annibale Ruccello nasce nel 1955 a Castellammare e si laurea in filosofiaa Napoli con una tesi in Antropologia culturale. Studioso dalle tradizioni popolari, della cultura e della lingua napoletana, attore, registra e produttore, forma la sua compagnia teatrale “Il Carro”alla fine degli anni Settanta. Il suo primo successo di pubblico è Le cinque rose di Jennifer seguito da L’ereditiera… Napoli-Hollywood, Week-end, con cui vince il premio”Under 35”, Notturno di donna con ospiti e infine Ferdinando opera con cui ottiene finalmente il consenso unanime della critica. Tra i suoi ultimi lavori: Mamma: piccole tragedie minimali e Anna Cappelli. Altre opere era intento a scrivere al momento della sua morte improvvisa e prematura.

La curatrice

Rita Picchi inizia ad interessarsi al teatro nel 1973 quando, insieme a Dada Maraini, Saviana Scalfi, Edith Bruck ed altre, fonda a Roma il “Teatro della Maddalena” a via della Stelletta. In quel periodo vengono rappresentate due sue commedie. Collabora poi a vari giornali e riviste tra cui «Sipario», «Scena» e, per un breve periodo, «L’Espresso». Contribuisce alla nascita di “Teleroma 56”, una delle prime emittenti romane, nella quale curerà per più di vent’anni una rubrica settimanale di attualità e critica teatrale. Amica e collaboratrice di Ruccello, ha seguito il suo lavoro fin dall’inizio.


Di Giulia Mozzato


2 aprile 2004