SCRIVERE LO SPETTACOLO

Steve Gooch
Scrivere per il teatro
L’idea iniziale, la stesura, la revisione del testo

“Anche se l’idea di un copione solidamente costruito, perfettamente definito in tutte le sue parti, risale ormai al passato, quello della struttura resta uno dei principali problemi che angosciano il drammaturgo.”

Difficile indicare nel vasto panorama del genere, un manuale “ideale” per chi desideri intraprendere la carriera di autore teatrale. Sono in commercio molti validi testi che, partendo da punti di vista spesso differenti, a volte contrastanti, affrontano il tema sia rivolgendosi agli aspiranti scrittori sia ai professionisti. Tra i tanti abbiamo scelto questo piccolo testo, un compendio di informazioni utili edito da Gremese, una casa editrice specializzata in titoli sullo spettacolo e le arti.
Alla base, come sempre, deve esserci la lettura. Non è possibile scrivere per il teatro se non si è letto (e ovviamente visto) molto teatro. Sarebbe bene aver avuto fra le mani un copione originale, averne saggiato i ritmi e gli spazi, e infatti l’autore esordisce proprio con una utile premessa sulla forma che un copione deve avere e sui rapporti tra la pagina scritta e quella recitata, soprattutto in termini di tempo. Naturalmente l’autore affronta tutti i principali problemi legati alla stesura di un’opera teatrale: dall’idea iniziale (che stabilirà il genere dell’opera: commedia, tragedia, farsa, musical o altro) alla creazione di una traccia; dal senso del canovaccio e l’utilità della sinossi alla costruzione del dialogo; dalla caratterizzazione dei personaggi alla revisione finale del testo. Senza dimenticare il delicato e a volte complesso rapporto con registi e attori, scenografi e costumisti. Il libro fornisce anche qualche suggerimento utile per non dimenticare gli aspetti minori della genesi di un copione, ma non per questo meno importanti per un buon risultato finale: dall’attenzione continua a tutti i personaggi in scena, che devono essere seguiti in ogni momento, anche quando sono elementi marginali rispetto al cuore della vicenda, alla coerenza spazio temporale delle scene, dalle indicazioni sulla gestualità alla conoscenza “fisica” del palcoscenico, indispensabile per produrre un testo davvero rappresentabile.
Un piccolo limite può essere trovato nell’impaginazione del manuale. Avrebbero potuto essere messe in maggiore evidenza le parti più pratiche del testo, con espedienti grafici che ne facilitassero la consultazione. Ma in aiuto al lettore arriva alla fine del testo un Indice analitico che fornisce alcune linee guida di ricerca.

Scrivere per il teatro. L’idea iniziale, la stesura, la revisione del testo di Steve Gooch
158 pag., Euro 14,00 – Gremese Editore, 2004 (Piccola biblioteca delle arti)
ISBN 88-8440-289-1

Le prime righe

INTRODUZIONE

Scrivere non è un processo puramente razionale nè puramente intuitivo. Poiché inevitabilmente l’aspetto intuitivo varia di gran lunga da individuo a individuo, sarebbe sciocco generalizzare partendo dalla mia esperienza personale — con tutto ciò che essa comporta — e immaginare che le mie affermazioni possano avere un valore universale. In questo senso scrivere è qualcosa che non si può insegnare.
Ogni discussione sulla scrittura, dunque, se vuole risultare utile a qualcuno, deve necessariamente limitarsi alla sfera razionale. Al massimo può presentarsi come una sorta di arrampicatoio dentro e intorno al quale l’immaginazione di ogni singolo scrittore deve poi trovare la propria strada. Eppure l’intuizione, il sentimento e l’immaginazione sono la vera sorgente da cui sgorga la scrittura. Sarebbe forse più appropriato, quindi, dire che non si può insegnare ad avere idee. Ciò che si può fare è offrire consigli su come sviluppare, forgiare e realizzare un’idea. Gran parte di questo volume tratterà dunque del tempo che si impiega a pensare di scrivere piuttosto che del tempo realmente speso a creare dialoghi.
Quando sono sicure del materiale di cui dispongono, molte persone dotate per la drammaturgia trovano forse il dialogo la parte più semplice del lavoro. Esso tende a scaturire da sé — a volte anche troppo facilmente — e rappresenta il flusso libero e spontaneo dell’immaginazione dello scrittore. Il tempo della riflessione è invece quello che più difficilmente si riesce ad impiegare in modo produttivo. Parlo dei momenti in cui non ci si accende nessuna lampadina in testa, quando ci inceppiamo, ci blocchiamo, ci ingarbugliamo, o quando ci troviamo semplicemente di fronte a una pagina bianca che sembra fissarci con aria di sfida.
Sono momenti noti a tutti gli scrittori, momenti in cui la mente preferirebbe di gran lunga vagare a briglia sciolta e preoccuparsi di ben altre cose, anziché del lavoro che si ha tra le mani. Che si tratti di problemi di struttura, della sensazione che un personaggio non abbia una ‘vita abbastanza autonoma” o di un dubbio logorante sull’effettiva “drammaticità” dell’insieme, niente è più fastidioso della mancanza di concentrazione, specialmente se il tempo di cui si dispone è limitato.

© 2004 Edizioni E.G.E.


L'autore

Steve Gooch vanta una carriera trentennale come autore di testi teatrali. Studioso del teatro tedesco contemporaneo, ne ha tradotto in inglese le opere più significative. Critico e consulente teatrale, collabora con importanti enti e riviste dì settore. Tiene inoltre corsi dì scrittura drammatica molto apprezzati anche all’estero.


Di Giulia Mozzato


2 aprile 2004