SCRIVERE LO SPETTACOLO

Federico Fellini
Intervista sul cinema

“Se il cinema era così, se si poteva fare in quella maniera disinvolta e monellesca, se poteva essere vissuto come un happening continuo fra la vita e la rappresentazione della vita, allora mi pareva che mi appartenesse di più, che fosse come disegnare o scrivere, con gli stessi disagi, fastidi, tentativi, che devi affrontare per arrivare all’idea che hai in testa.”

Un maestro che in tutto il mondo ha fatto conoscere il genio italiano, un autore che partendo da un immaginario strepitoso e dalla propria memoria, rivisitata e trasfigurata da una ineguagliata creatività, ha espresso al meglio il concetto di universalità che prende spunto dal particolare, dal locale.
Questa lunga intervista condotta da uno dei maggiori critici cinematografici italiani, Giovanni Grazzini, testimonia il pensiero di Fellini non solo rispetto al cinema ma anche al mondo a lui contemporaneo e nello stesso tempo assolutamente estraneo.
La sua vita professionale inizia come disegnatore di vignette umoristiche e il disegno rimarrà una delle sue grandi passioni. Ben presto si trasferisce da Rimini, come noto sua città natale, a Roma, dove collabora con disegni e articoli al Marc’Aurelio, il maggior giornale satirico del tempo. Roma gli permetterà di incontrare anche il mondo del cinema e così avrà inizio quella carriera che lo condurrà a ricevere l’Oscar alla carriera nel 1993, anno anche della sua morte improvvisa.
Ma quali sono i più significativi giudizi su film e cinematografia che da questa intervista emergono? Gli inizi come sceneggiatore di Rossellini, l’esperienza di Roma città aperta e di Paisà, l’incontro con una modalità particolare di fare cinema da cui apprende “la capacità di tramutare i contrasti, le condizioni avverse, in fatti emozionali, in un sentimento, un punto di vista” gli fanno capire che la professione di regista gli può dare inaudite possibilità. E sono proprio “punti di vista” sempre nuovi all’origine di ogni film e immagini, solo immagini, che restano impresse nella mente e che sentono l’urgenza di essere espresse. Per chi fa cinema tutto è set, tutto è una “sconfinata natura morta” di cui poter disporre, un “delirio, una ebbrezza ubriacante di grande potere”, una magia insomma che durante le riprese unisce chi vi lavora in un sodalizio fortissimo che poi inevitabilmente si scioglie. L’alchimia che compone un film è fatta di mille cose fisiche e materiali: oggetti, stoffe, visi, luoghi; ma a queste si deve aggiungere una componente misteriosa, quasi indipendente dal talento e dalla volontà, un “momento di aggregazione magnetica che dà unicità e credibilità a tutta la baracca”. Solo così il “cinema è un modo divino di raccontare la vita, di far concorrenza al padreterno” di “creare un mondo che assomiglia così da vicino a quello che conosci, ma anche agli altri sconosciuti, paralleli, concentrici”

Intervista sul cinema di Federico Fellini
A cura di Giovanni Grazzini
VI-180 pag., Euro 12.00 – Edizioni Laterza (I Robinson. Letture)
ISBN 88-06-16749-9

Le prime righe

Prefazione

Giusto dieci anni fa, chiudendo questa lunga intervista, Fellini si chiedeva sorridendo se un giorno avrebbe potuto fare un bel film d’amore. La sua speranza non si è realizzata, ma ripensando ai tre film creati dopo E la nave va sembra di poter dire che un amore non è venuto meno: il suo amore per il cinema. Sia Ginger e Fred, sia Intervista, sia La voce della luna hanno dato ancora voce a un talento espressivo che trovava nel linguaggio audiovisivo la sua vocazione naturale. Benché quei film abbiano, secondo alcuni, mostrato un certo annebbiarsi della inventività felliniana, forse tale da giustificare i modesti successi al botteghino, l’impalcatura ideologica e i modi della narrazione restano tali da confermare la centralità del loro autore nel panorama del cinema italiano e internazionale (non a caso Fellini ebbe anche un Oscar alla carriera).
Ripercorriamo quei tre titoli, cominciando appunto da Ginger e Fred, dove l’autore affrontò a suo modo due temi: l’irresponsabilità culturale e sociale di chi fa della TV un uso demenziale, trasformando tutto in spettacolo e pubblicità e distruggendo ogni scala di valori, e il patetico, non privo d’ironia, di quanti rimpiangono un mondo che la volgarità dei nostri tempi ha cancellato.

© 2004 Edizioni Gius. Laterza & Figli


Gli autori

Federico Fellini iniziò come coIlaboratore e disegnatore e poi per il “420” e poi per il “Marc’Aurelio”. Entrò nel mondo della rivista e del cimena come ‘gagman’ di Macario e di Fabrizi, poi l’incontro con Rossellini e la collaborazione alla sceneggiatura di Roma città aperta cambiarono la sua vita.

Giovanni Grazzini è stato critico cinematografico e inviato speciale del “Corriere della Sera”, oltre che Presidente del Centro sperimentale di cinematografia. Ha curato tra I’altro, a partire dagli anni Ottanta, un annuario di cinema.


Di Grazia Casagrande


2 aprile 2004