SCRIVERE LO SPETTACOLO

Gianni Amelio
Il vizio del cinema
Vedere, amare, fare un film

“Da dove potrebbe cominciare un’ipotetica lezione di cinema? Dalle ultime inquadrature di Ladri di biciclette, probabilmente. Per capire intanto che cos’è un finale, in un film come in un romanzo...”

Non è un manuale, non è un saggio organico, non si tratta di un’analisi dottorale. È il racconto di una passione, nata nell’adolescenza e coltivata nel tempo. Attraverso il gusto, lo sguardo e l’esperienza di un regista di fama internazionale ripercorriamo la storia del cinema internazionale. Ma non sono capitoli tematici a condurci lungo questa strada, ma piccoli ritratti, mediamente della lunghezza di una pagina, ricchi di informazioni, suggerimenti, considerazioni interessanti per gli appassionati di cinema e pressoché indispensabili per chi il cinema volesse farlo oltre che vederlo.
Apriamo il libro a caso: Pistole nel pomeriggio, parte da “Il mucchio selvaggio” di Sam Peckinpah per analizzare l’uso del ralenti nelle scene di violenza; Lo schermo è un oblò fissa sullo sguardo sulla figura del costumista attraverso “La viaccia” di Mauro Bolognini; Destini da riparare, passando per un classico come “La ragazza del peccato” di Claude Autant-Lara, traccia una rapida storia del destino cinematografico del commissario Maigret (‘riparatore di destini’), con le difficoltà pratiche di trasporre in versione cinematografica la pagina scritta di Simenon; Boorman a bassa voce parla dell’alto valore cinematografico della celeberrima e “magnifica scena del banjo, il duello musicale tra quel ragazzino senza sguardo e il tranquillo americano che parte verso la propria dissoluzione” in “Un tranquillo week-end di paura”; attraverso “Un uomo da marciapiede” ci racconta come il giudizio può cambiare nel corso degli anni sul medesimo film; con “Gangster story” invece ci fa capire come si possano inserire con successo attori non professionisti in un cast d’eccezione. Potremmo andare avanti ancora, saltando da una pagina all’altra, da un’epoca all’altra, da una nazione all’altra.
E poi Germi, Fellini, Antonioni, Rossellini, Pasolini, Bresson, Cocteau, Buñuel, Elia Kazan, Billy Wilder, Louis Malle, Orson Welles, John Ford, Fritz Lang, Truffaut, Polanski... raccontati attraverso i film che hanno realizzato. Un indice dei titoli e uno dei nomi ci aiutano a leggere il libro partendo dalle tematiche che preferiamo o attraverso lo sguardo della curiosità: cosa penserà Gianni Amelio di quel film, di quel regista o di quell’attore che noi abbiamo tanto amato o odiato?

Il vizio del cinema. Vedere, amare, fare un film di Gianni Amelio
VI-318 pag., Euro 10,00 – Editore Einaudi, 2004 (Einaudi tascabili. Stile libero)
ISBN 88-06-16749-9

Le prime righe

Nascosti nel buio

Accettando quella lontana chiacchierata con Francois Truffaut,Hitchcock ci ha dato, insieme a tante illuminazioni, una fregatura. Non possiamo più parlare dei suoi film col sussiego di chi ne scopre le intenzioni e vede il mistero (profondo) dei significati dietro il mistero (innocente) delle trame. Il maestro ci toglie la parola e anche quando nel libro annuisce al suo finissimo interlocutore: «Certo, è proprio cosi», ci confessa che non c’è niente di temerario da svelare, niente che lui stesso non abbia già messo in conto. Oggi si dovrebbe avvertire, a proposito di tutta l’opera di Hitchcock, più che di non raccontare i finali, di non dire, per favore, la metafora.
Ma al gioco non si resiste (Hitchcock i suoi capolavori li faceva apposta, per farci divertire) e allora, a proposito di La finestra sul cortile, verrebbe voglia di aggiornare la sacrosanta affermazione di Truffaut secondo la quale «James Stewart, dalla sua finestra, si trova nella situazione di uno spettatore che guarda un film...» Magari fosse vero. Significherebbe che è uscito di casa ed è andato al cinema. Invece Stewart se ne sta disteso immobile in soggiorno (ha una gamba ingessata) e... guarda la televisione. In mano ci sembra che tenga un binocolo (gli serve per spiare nel palazzo di fronte) ma in realtà impugna un telecomando. Le finestre del palazzo di fronte sono tutti i canali che ha a disposizione: con un semplice gesto può cambiare programma. E può spaziare dall’intrigo (la signora sola alla quale viene ucciso il cagnolino) all’intermezzo erotico-sentimentale (gli sposini in luna di miele), persino a una sorta di telegiornale in progress (il pianista che compone il suo motivetto), e via discorrendo, fino al piatto forte di Raymond Burr che (forse) ha fatto a pezzi la moglie.

© 2004 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Gianni Amelio, vincitore di numerosi premi internazionali, ha diretto tra gli altri film Colpire al cuore, Porte aperte, Il ladro di bambini, Lamerica, Così ridevano, e Le chiavi di casa. Nei Consigli di lettura del Café letterario è disponibile un’intervista con l’autore.


Di Giulia Mozzzato


2 aprile 2004