SCRIVERE LO SPETTACOLO

Goffredo Fofi
Alberto Sordi
L’Italia in bianco e nero

“Dunque la faccia di Sordi è cambiata con la faccia del paese, il servo è cresciuto e si è evoluto e per un certo periodo è perfino diventato un cittadino, prima che la storia e decadenza di una società lo riportassero a una condizione di servile agiatezza, nel finto individualismo dei consumatori, dei ‘bene stanti’ che per continuare a ‘bene stare’, sarebbero capaci di tutto o di quasi tutto.”

Un intero saggio su Alberto Sordi, vero emblema dell’italianità in cui è impossibile che ogni connazionale non si riconosca almeno in piccola parte. Da questo presupposto che affonda le radici in un modello letterario, quello del Belli, parte Goffredo Fofi nel tracciare la figura di un attore che, alla sua morte, ha raccolto intorno a sé una intera città, quella Capitale di cui Sordi ha così magistralmente espresso vizi, debolezze e qualche pallida virtù. Dalla constatazione che “essere romani” era un privilegio avuto dal caso rispetto a tutti gli altri abitanti della penisola nascono i suoi vari personaggi, maschere che si è portato dietro dalla giovinezza alla maturità. Gli anni buoni dell’Italia, quelli che vanno dal 1943 al 1963, anni della speranza e della ricostruzione, del moralismo e del boom, del potere degli Agnelli e della Chiesa, in fondo però, dice Fofi, i migliori che il nostro paese abbia vissuto dal dopoguerra a oggi, lo hanno visto protagonista. Viene inserito un testo di Carlo Levi per meglio far capire al lettore quel periodo ancora aperto alle varie possibilità di sviluppo e per vedere come, specularmene, quella sia stata anche l’età dell’oro del cinema italiano. Solo calati nella giusta atmosfera si possono ripercorrere le tappe fondamentali della biografia dell’attore: famiglia piccolo borghese, comparsate, doppiaggio (l’indimenticabile voce di Ollio), avanspettacolo e radio, le ultime due esperienze, tappe davvero fondamentali nella sua crescita professionale. Quindi i modelli di comicità, Fabrizi e Petrolini, rispetto ai quali fu “più estremo e forse più grande”. Il “Signor Dice”, “il compagnuccio della parrocchietta”, “Mario Pio”, il “Conte Claro”, le canzoncine “demenziali”: ecco i tanti volti di Sordi. Ma a Fofi interessa molto di più parlare dei vari attori e registi che nello stesso periodo lavoravano a Roma, da Anna Magnani a De Sica a Totò e ai rapporti quasi mai idilliaci intercorsi tra questi e il sempre più affermato attore romano. La grande svolta si ha con l’incontro con Fellini che intuì la grandezza di Sordi che dopo l’esperienza riminese de I vitelloni seppe interpretare non più e non solo il personaggio del ragazzo romano, ma quello del “piccolo borghese assoluto”, diventare insomma “l’italiano vero”.
Ancora una volta Fofi introduce voci esterne alla sua a confortare il proprio giudizio: così sarà Vittorio Spinazzola a descrivere L’irresistibile ascesa di Sordi e Grazia Livi a parlarci de L’eroe negativo che ha nella viltà la sua caratteristica comportamentale fondamentale. Tre i ruoli “superbi”: ne La Grande Guerra, in Tutti a casa e in Una vita difficile, figure positive, che sanno mettersi in discussione, una voce di speranza per l’Italia di quegli anni. Ma è superando “il dilemma bontà-cattiveria” che Sordi raggiunge quell’ambiguità “che è sua, ma che è di tutti” e che dimostra la grandezza di un attore davvero straordinario. Così come eccezionale è la capacità di Fofi di raccontare l’Italia e i suoi cittadini attraverso uno dei suoi esponenti più noti ed esemplari.

Alberto Sordi. L’Italia in bianco e nero di Goffredo Fofi
275 pag., Euro 17,00 – Edizioni Mondadori, 2004 (Le scie)
ISBN: 88-04-52244-5

Le prime righe

PERCHÉ SORDI?

Si può odiare «il personaggio Sordi» per ciò che ha messo in luce di noi tutti — oppure, e forse dicendo questo ci si illude, di quasi tutti. Si può amarlo, per gli stessi motivi. Non si può studiano, e certamente io non ci riesco, come se non ci chiamasse in causa. Come se non ci costringesse oggi, a distanza, e più fortemente e immediatamente ieri e ierI l’altro, a formulare un giudizio sul nostro cinema, sulla nostra storia e, come da qualche anno si è ripreso a dire e a studiare dopo decenni di silenzio, sul «carattere degli italiani». Su Sordi medesimo, anche, ma questo è facile farlo; sulle qualità specifiche dell’attore, e anche questo non è difficile. È «l’oltre» e «l’intorno» che ci stimolano, provocano, preoccupano. È l’Italia.
Vale la pena di scrivere «un libro su Sordi»? Lo hanno già fatto egregiamente Grazia Livi, nel lontano 1962 e nel pieno dell’affermazione dell’attore ancora giovane; Giancarlo Governi, sulla base di ampie e circostanziate antologie e biografie televisive; Claudio G. Fava con un volume pubblicato da Gremese che è il più completo e utile sull’opera; e altri ancora, in modi talvolta fin troppo encomiastici.
Già negli anni tra i Cinquanta e i Sessanta sulla rivista «Ferrania» (poi nel volume Cinema e pubblico) Vittorio Spinazzola, il più gramsciano, curioso e rispettoso tra i suoi analisti, dette del personaggio creato da Sordi e dei suoi successi dentro la storia del cinema italiano una precisa lettura critico-sociologica.

© 2004 Arnoldo Mondadori Edizioni


L’autore

Goffredo Fofi (1937), saggista, critico cinematografico e teatrale, osservatore politico, ha fondato e diretto le riviste «Linea d’ombra» e «La terra vista dalla luna», e dirige attualmente il mensile «Lo straniero. Arte Cultura Società». Autore di saggi e inchieste sulla società italiana, tra i suoi libri più recenti ha pubblicato Come in uno specchio. I grandi registi della storia del cinema e Strade maestre. Ritratti di scrittori italiani. All’arte dell’attore ha dedicato fra l’altro i volumi Totò, l’uomo e la maschera in collaborazione con Franca Faldini, Marlon Brando e Più stelle che in cielo. Ha scritto inoltre, in collaborazione con Morando Morandini e Gianni Volpi, la Storia del cinema (1988-1990, in cinque volumi).


Di Grazia Casagrande


2 aprile 2004