La biografia


Jenner Meletti
Il medico del mondo
Vita e morte di Carlo Urbani

“Vorrei salutare Carlo ricordando una sua e-mail del Natale 1999: Caro Riccardo, in questi giorni ho ripetuto fino alla nausea che noi medici siamo privilegiati per l’opportunità che abbiamo di guardare e toccare le persone… e sederci in quella posizione eccezionale che è ‘accanto alle vittime’. Buon Natale”

Sul modello delle “Vite degli uomini illustri” di Plutarco si è sviluppato fino dall’antichità il genere letterario degli “Exempla”, perché si riteneva che le virtù degli uomini che avevano contribuito a rendere migliore il mondo, potessero esercitare sui lettori una benefica influenza. Ma se oggi diamo uno sguardo in libreria, possiamo notare che sono i mafiosi, i serial killer, i corrotti, i nuovi “exempla” che alimentano il mercato editoriale. In controtendenza quindi, e sulla scia degli eroi classici da sottoporre all’ammirazione del pubblico, appare Il medico del mondo – Vita e morte di Carlo Urbani del giornalista Jenner Meletti che ricostruisce, attraverso testimonianze dirette e lettere, la parabola esistenziale di uno scienziato di “normalità straordinaria”, come lo definisce Prodi nella prefazione, che da un paesino delle Marche, forte di una formazione cattolica che lo spingeva al servizio degli ultimi, si è inserito da protagonista nelle istituzioni internazionali dedicate ai grandi problemi della salute, come dirigente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e come presidente della sezione italiana di Medici senza Frontiere, in nome dei quali nel 1999 a Oslo ha ritirato il premio Nobel per la pace.
Dalla Mauritania alla Cambogia, dalle Filippine alla Tailandia, si è dedicato soprattutto alle malattie parassitarie che attaccano i bambini, finché si è imbattuto nella Severe Acute Respiratory Sindrome, la Sars, che è stato il primo a identificare: è grazie all’allarme lanciato da lui se l’epidemia oggi è sotto controllo.
“Certo, io penso a te e ai nostri figli – rispondeva alla moglie che si preoccupava per quella sua vita in prima linea – ma ci sono altri genitori che hanno figli, e anche loro hanno il diritto di ricevere un aiuto”. La sua era anche una battaglia politica, contro le multinazionali farmaceutiche: “l’accesso ai farmaci essenziali deve essere considerato un fondamentale diritto per tutti gli esseri viventi”.
Contemporaneamente alla biografia di Urbani è uscita anche una raccolta dei suoi scritti: Le malattie dimenticate (Feltrinelli): i due libri si completano, e contribuiscono entrambi a portare avanti la battaglia di Carlo Urbani, perché i proventi delle vendite andranno all’AICU, l’Associazione italiana Carlo Urbani, nata nel luglio del 2003 per iniziativa di familiari, amici e sostenitori, per raccogliere il testimone di questo eroe del nostro tempo.

Il medico del mondo. Vita e morte di Carlo Urbani di Jenner Meletti
Titolo originale: Oscar et la dame rose
189 p., ill., ril., Eur 16,00 - Edizioni Il Saggiatore (Nuovi saggi)
ISBN: 88-428-1144-0

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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Il dolore di Castelplanio

Una notizia da Bangkok

Il primo flash dell’agenzia Ansa viene lanciato alle ore 12.50 del 29 marzo 2003. “Virus misterioso: medico italiano morto a Bangkok.” A fianco del titolo ci sono gli asterischi, per segnalare a giornali, radio e televisioni che la notizia è importante. “Un medico di 46 anni, Carlo Urbani, originario delle Marche, è morto questa mattina alle 6 in un ospedale, per una sospetta polmonite atipica. Il medico, che in passato aveva operato per l’associazione Medici senza frontiere, si trovava sul luogo per conto dell’Organizzazione mondiale della sanità. Da una decina di giorni aveva la febbre molto alta e si stava occupando proprio di casi riconducibili alla sindrome Sars.” Una seconda notizia, alle 12.54. “Il medico si trovava in Vietnam, poi, con il peggiorare delle sue condizioni di salute, era stato trasferito a Bangkok per ricevere cure migliori. Sul posto si trova anche la moglie Giuliana Chiorrini, che lunedì dovrebbe fare rientro a Castelplanio (Ancona).”
In molte redazioni si deve consultare l’atlante geografico per trovare il paese del medico, un gruppo di case antiche su una collina, nella Vallesina. Sotto la targa che annuncia Castelplanio — 1500 abitanti tra capoluogo e frazioni in fondovalle — c’è scritto anche che questa è “la città del vino”. Nella piazzetta davanti al municipio il sindaco, Fabio Badiali (rinuncia a metà della
sua indennità come primo cittadino, per non pesare troppo sulle tasse comunali, e continua a fare il suo lavoro di capo reparto dei vigili del fuoco) è già davanti all’occhio di una telecamera. «Adesso anche voi» dice «saprete chi era Carlo Urbani. No, non è solo un medico italiano morto di Sars. Carlo per noi era prima di tutto un amico, e poi è stato anche una persona importante. Siamo orgogliosi che una persona come lui abbia fatto sapere al mondo che esistono dei bravi italiani. Stiamo già scrivendo il testo di un manifesto, per ricordare Carlo. Chiedo a tutti un favore: non andate a disturbare la famiglia. La madre Maria Concetta Scaglione, che è stata la preside delle scuole medie, fino a ieri sera non sapeva nemmeno che suo figlio era malato. Stamattina l’altra figlia, Cristiana, è andata a portarle l’annuncio di questo insopportabile lutto. I tre figli del medico, Tommaso, Luca e Maddalena, sono già in Italia da due settimane, qui a Castelplanio. Stanno bene. Dopo l’inizio della malattia, non hanno più rivisto il padre. La moglie Giuliana arriverà lunedì, e poco dopo un aereo porterà in Italia la salma. Ve lo ripeto: sono in stretto contatto con la famiglia e se ci sono notizie ve le porto io. Non andate a disturbare il dolore della famiglia Urbani.»
Basta il primo manifesto del Comune per capire che Carlo Urbani era una persona eccezionale, e che forse di questi uomini bisognerebbe scrivere non soltanto quando perdono la vita. “Ha dedicato se stesso” recita il manifesto “alla causa dei più poveri e più deboli. È stato un eroico difensore delle ragioni delle popolazioni che nel mondo patiscono ingiustizie, causate anche dall’egoismo cieco dell’Occidente. Ha più volte e pubblicamente denunciato gli interessi delle multinazionali farmaceutiche che distribuiscono i medicinali salvavita a costi esorbitanti, impedendone l’utilizzo alle popolazioni più povere del pianeta. Il giorno dei funerali verrà proclamato il lutto cittadino. Da Ginevra, l’Organizzazione mondiale della sanità conferma ufficialmente che il medico “è morto a causa della Sars”. “È stato” questo l’altro annuncio importante “il primo medico dell‘Oms a identificare l’epidemia di questa nuova malattia in un uomo d’affari americano ricoverato a Hanoi. Carlo Urbani era il primo responsabile, per conto dell’Oms, per le malattie contagiose e tropicali in Cambogia, Laos e Vietnam.” La direttrice dell’Oms, Gro Harlem, dice che «la sua vita ci ricorda quanto importante sia il ruolo della sanità pubblica». Pascale Brudon, rappresentante dell’Oms in Vietnam, ricorda che «Carlo Urbani era davvero un medico speciale: il suo primo obiettivo era aiutare la gente. Per questo, quando ha saputo di questa strana polmonite atipica, anche se questo non era il suo compito è andato ogni giorno in ospedale, raccogliendo campioni biologici per le analisi, parlando con lo staff sanitario e rafforzando le misure di controllo dell’infezione».
A Castelplanio non c’è nemmeno un bar, solo un circolo privato che dovrebbe essere riservato ai soci. La sala con i tavoli per il gioco delle carte viene gentilmente offerta per essere trasformata in “sala stampa”. Dalla casa di pietra degli Urbani vengono fuori pochissime parole e un messaggio. La sorella Cristiana, quattro anni più piccola del medico, dice soltanto — a una cronista dell’Ansa — che «Carlo era preoccupato, da quando aveva scoperto il virus di questa nuova malattia». La famiglia è chiusa nel dolore ma sente anche il dovere di fare sapere chi fosse questo medico di cui in queste ore parla tutto il mondo.

© 2004 Gruppo Editoriale Il Saggiatore

biografia dell'autore
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Jenner Meletti, giornalista, è nato a Carpi nel 1948. Ha lavorato per l’Unità (da Modena a Milano a Bologna) fino al 1999, anno in cui è passato a la Repubblica.




26 marzo 2004