SCRIVERE LA REALTA'

Albert Camus
L’estate e altri saggi solari

“La parola maestro ha anche un altro senso, che la oppone soltanto al discepolo, in una relazione di rispetto e gratitudine. Non si tratta più, allora, di una lotta delle coscienze, ma di un dialogo che, una volta avviato, non si estingue, e che può far piene alcune vite. Questo lungo confronto non comporta servitù né obbedienza, ma soltanto l’imitazione, nel senso spirituale del termine. Alla fine, il maestro gioisce quando l’allievo lo abbandona, distinguendosi da lui, mentre quest’ultimo custodirà sempre la nostalgia del tempo in cui riceveva tutto, sapendo di non poter restituire nulla. Lo spirito crea così lo spirito, attraverso le generazioni, e la storia degli uomini, per fortuna, si costruisce sull’ammirazione oltre che sull’odio”.

Pochi giorni prima di morire, Albert Camus consegnò la prefazione a un volume di saggi di Jean Grenier, Isole, da cui è stata tratta la frase della citazione; è dunque un testo che, pur evocato, non fa parte della raccolta Bompiani che qui presentiamo, ma ne sarebbe stato il centro irradiante, e in ogni caso di fatto lo è, perché il letterato Camus fu spinto a iniziare la propria carriera con la lettura di Isole e la concluse scrivendone. Sarebbe stato impossibile parlare dell’Estate, ma soprattutto dei Saggi solari, inediti finora in italiano, senza ricordare il debito di riconoscenza che lo scrittore franco-algerino riconobbe sempre a Grenier: leggere Isole e L’Estate in parallelo è come affrontare lo stesso libro: riscontriamo nella disciplina della scrittura, e nell’avidità visiva e descrittiva, una medesima tensione. Per entrambi sembra che la vita cominci, lentamente, sagacemente, dall’osservazione della natura e dalla sua forza evocatrice: prevalgono la terra, il mare, la luce meridiana, le ombre della sera, e una melanconia che è propria del tempo che passa e che si potrebbe riassumere con l’immagine delle “sinistre domeniche” di Algeri, molte delle quali i due amici trascorsero insieme.
Grenier era insegnante nel liceo in cui studiava Camus, si deve a lui non solo il risveglio letterario dell’allievo, ma anche l’ispirazione all’impegno politico. Sarà il professore a sollecitare Albert a iscriversi al Partito Comunista, dal quale poi uscirà nel 1935 in seguito al patto Laval-Stalin. Da questo momento comincia anche un’altra carriera, quella di ”uomo in rivolta”, che lo porterà al dissidio con Sartre, e a pubblicare libri ritenuti scandalosi per il conformismo dell’epoca. Uno di questi, La caduta, è ancora oggi l’esempio di un anelito alla libertà assoluta, e dunque anticonformista, da indagare e a cui prestare attenzione. Frasi come “l’avidità in questa nostra società sostituisce l’ambizione”, oppure “ci si affida alla politica e si ricorre al partito più crudele” suggeriscono che poco è mutato da allora e ci confermano quanto Camus sia ancora oggi al centro dei problemi dell’individuo che voglia essere reattivo, vigile, quindi in rivolta nei confronti dei continui tentativi di omologazione a cui è sottoposto. Dentro la parabola dei saggi de L’Estate e del romanzo La caduta si può ricostruire la storia di uno scrittore che è impossibile dimenticare, ma è interessante notare come il pessimismo conclusivo, quasi catastrofico, che lo caratterizza, parta dalla visione aurorale dei primi saggi, nei quali stile e pensiero sono già completamente formati.
Nelle due raccolte conosciute, Nozze e L’Estate, troviamo i cartoni preparatori dello Straniero e della Peste, le stesse atmosfere incantatrici che tuttavia ancora non preludono alla tragicità nichilista, quindi senza appello, che verrà poi; qui la speranza è ancora possibile, anche se a un passo dal disincanto. Nella terza raccolta, Saggi solari, si avverte come un pericolo che il pensiero, la filosofia dell’autore, possa irrompere nella realtà oggettiva, quasi fotografica, dello stato d’animo e lo stravolga, corrompendone la fragranza pittorica; come in quei fogli di viaggio che ci descrivono Camus al cospetto di un vecchio sogno a lungo irrealizzato, visitare la Grecia: anche questi sembrano cartoni preparatori di un affresco che purtroppo non abbiamo potuto ammirare, ma che non è superfluo cercare di immaginare.

L’Estate e altri saggi solari di Albert Camus
A cura di C. Pastura e Silvio Perrella
Pag. 184, Euro 7.20 - Editore Bompiani (Tascabili Bompiani 867)
ISBN 88-452-5459-3

Le prime righe

In primavera, Tipasa abitata dagli dei e gli dei parlano nel sole e nell’odore degli assenzi, nel mare corazzato d’argento, nel cielo d’un blu crudo, fra le rovine coperte di fiori e nelle grosse bolle di luce, fra i mucchi di pietre. In certe ore la campagna è nera di sole. Gli occhi tentano invano di cogliere qualcosa che non sian le gocce di luce e di colore che tremano sulle ciglia. Il voluminoso odore delle piante aromatiche raschia in gola e soffoca nella calura enorme. All’estremità del paesaggio, posso vedere a stento la massa scura dello Chenoua che ha la base fra le colline intorno al villaggio, e si muove con ritmo deciso e pesante per andare ad accosciarsi nel mare.

© 2004 Bompiani Editore


L'autore

Albert Camus nacque a Mondovi in Algeria il 7 novembre 1913. Nel 1957 vinse il Premio Nobel a coronamento di una carriera di scrittore che ha saputo esprimere “i problemi che oggi si impongono alla coscienza umana” attraverso i romanzi Lo straniero, La peste, La caduta e i saggi Il mito di Sisifo e soprattutto L’uomo in rivolta. Morì nel 1960 a Sens in un incidente automobilistico.


Di Alvaro Strada


26 marzo 2004