SCRIVERE LA REALTA'

Enzo Pace
Perché le religioni scendono in guerra?

“La saldatura fra memoria e religione si compie quando le religioni si etnicizzano e le memorie (nazionali) si sacralizzano: diventano così oggetto di scambio politico. Armi improprie che possono sostenere il pericoloso gioco della guerra.”

Dopo il secolo delle guerre fra “ideologie” (nazismo, fascismo, comunismo), si assiste ad un nefasto ritorno delle guerre fra “religioni”. Perché i sistemi religiosi –potenzialmente tendenti alla pace- sono chiamati a conferire legittimità alla guerra? Perché, in nome della religione, si sono consumate - e si consumano ancora - incalcolabili carneficine in tutto il mondo? A queste domande cerca di rispondere Enzo Pace analizzando la commistione fra politica, nazionalismo, memoria nazionale, fattori etnici e identità sia sotto il profilo sociologico, che sotto quello storico.
Il saggio affronta quattro casi esemplificativi dei nostri tempi: la lotta armata esistente nello Sri Lanka fra la maggioranza cingalese (buddista) e la minoranza tamil (indù); il conflitto israelo-palestinese, legato anche al possesso della Terra Santa (delle tre grandi religioni monoteiste) fra gli ebrei e i musulmani; la guerra civile nell’ex Yugoslavia fra i Serbi (cristiano-ortodossi), i Croati (cattolici) e i Bosniaci (musulmani); il genocidio del Ruanda fra le etnie Tutsi e Hutu (entrambe cattoliche).
In ognuno di questi casi, l’autore individua i caratteri storici e sociologici tipici del contesto in cui sono maturati i conflitti, dimostrando come in realtà la religione sia stata utilizzata cinicamente come fattore di coesione e di comunicazione sociale - in alcuni casi con la complicità degli stessi ministri della religione - per la creazione dell’Altro, il Nemico da eliminare in guerra, in situazioni nelle quali la religione non aveva alcun ruolo fondamentale (emblematico il caso dell’ex Yugoslavia). Senza dimenticare poi che la religione è stata spesso chiamata a legittimare la bontà del ricorso alla violenza, nell’ambito delle “politiche d’identità”, dando ai conflitti accenti profondamente manichei o, addirittura, “sacrificali”, di vera e propria catarsi (la pulizia etnica viene inserita in questa tipologia). Infine l’autore affronta il caso del martirio come “atto religioso di guerra”, una prassi che ha preso piede nell’ideologia radicale musulmana e che è diventata il modus operandi caratteristico dei gruppi terroristici di matrice islamica. Anche in questo caso la religione è stata strumentalizzata: non è contemplato nel Corano il suicidio-martirio a fini bellici, a maggior ragione verso i civili.
Un saggio interessante, molto attuale che cerca di smascherare le presunte radici religiose di alcuni conflitti, dimostrando come essi siano il risultato di diverse variabili, quasi sempre estranee a fattori religiosi. Un atto di accusa anche nei riguardi delle elite politiche, abili ad infiammare i popoli e a sfruttare le divisioni esistenti, accentuando i caratteri religiosi, per consolidare le proprie leadership e il proprio potere personale.

Perché le religioni scendono in guerra? di Enzo Pace
XIV-141 pag., Euro 8,00 – Edizioni Laterza (Universale Laterza. Punti interrogativi n. 838)
ISBN: 88-420-7185-4

Le prime righe

Introduzione

1. Perché le religioni scendono in guerra? È una domanda che sorge spontanea, guardando, un po’ sgomenti, quanti atti di violenza sono commessi in nome di un dio o di una fede. L’elenco è diventato ormai lungo. Monaci-guerrieri, martiri politico-religiosi, predicatori della fine del mondo appassionati di armi chimiche, combattenti per l’indipendenza nazionale che, per marcare meglio la distanza dal nemico, contro cui si è in guerra, fanno appello alla loro identità religiosa, miti e pii uomini di fede i quali, nel fuoco di una cruenta lotta interna, si trasformano in guardiani della causa di Dio, arrivando a concepire la possibilità di uccidere chi, ai loro occhi, è il traditore della causa. E poi leader politici, di grandi e piccole nazioni, sparse nel mondo, i quali armano il loro linguaggio di riferimenti a simboli religiosi, per renderlo più efficace, quando desiderano mobilitare le coscienze, le menti e i cuori dei loro cittadini. In seno alle diverse grandi religioni mondiali (da quelle del ceppo abramita alle vie spirituali dell’Oriente) emergono, perciò, figure e movimenti che utilizzano le bussole religiose, che orientano il pensiero e i sentimenti collettivi, per disegnare le mappe cognitive, sulle quali si muoverà la macchina mentale della guerra, quella per intenderci che crea il Nemico da combattere e da abbattere, prima ancora che tutto ciò avvenga nella realtà.

© 2004 Edizioni Gius. Laterza & Figli


L'autore

Enzo Pace è professore di Sociologia e di Sociologia della religione all’Università di Padova. È Presidente della Società Internazionale di Sociologia della Religione (SISR). Ha pubblicato nel 2002 I fondamentalismi (con Renzo Guolo).


Di Michele La Marca


26 marzo 2004