SCRIVERE DI TUTTI I COLORI

Dario Curcio
Bambola di porcellana

“Sgomenta per la prolungata defezione dell’amica alla causa della maturità e tormentata da pensieri vestiti di preoccupazione che nascono e crescono dinanzi a un telefono perennemente muto, linda ha cambiato la strada della scuola per quella della residenza cittadina della famiglia Michelini risoluta ad alzare il velo su una vicenda che sembra sempre di più assomigliare ad una delle tante raccontate nelle caterve di romanzi gialli che ogni mese divora…”

Il romanzo breve (o racconto lungo) di Dario Curcio è una fotografia, carica di dolorosa pietà, della condizione dei ragazzi in una Napoli tutt’altro che olografica. La vicenda coinvolge alcuni studenti che frequentano l’ultimo anno della scuola superiore, ma l’istituzione scuola sembra del tutto assente: non appare di certo un luogo di formazione culturale, e tanto meno umana. Il passaggio dall’adolescenza all’età adulta avviene (ma avviene veramente?) attraverso la coscienza della propria sessualità, e il ruolo degli adulti è spesso quello dei corruttori. Non c’è però un atteggiamento moralistico nei confronti di nessuno: il professore che intesse la relazione con la studentessa è un povero diavolo, non uno stupratore, e anche i genitori distratti appaiono spinti da buona fede non da disinteresse…
La famiglia appare distante, incapace di entrare in contatto con un universo giovanile portatore di istanze inespresse o mascherate dietro atteggiamenti provocatori e conflittuali. La città è descritta senza alcuna coloritura ad effetto: si tratta di una periferia piccolo borghese piuttosto anonima, senza alcuna connotazione che la differenzi da analoghi agglomerati urbani situati in altre zone d’Italia.
Un racconto che lascia intuire una buona conoscenza della realtà narrata, grazie probabilmente alla professione dell’autore, che ha nella cronaca il proprio terreno d’indagine.

Bambola di porcellana di Dario Curcio
58 pag, Euro 6,00 – Edizioni Lampi di Stampa, 2004 (Narrativa e poesia)
ISBN: 88-488-0245-1

Le prime righe

PRIMO CAPITOLO

Il viso di Emanuela, affrancato dall’altera espressione da bambina un po’ viziata; rigato dalle lacrime che, nel meccanico ripetersi di un pianto liberatorio, sgorgano, impetuose ed inarrestabili, dagli occhi piccoli e scuri. Stanco, teso per la notte insonne, mutatasi in giorno tra superficiali riepiloghi di confuse e passeggere conoscenze stipate, prive di una logica, in quel disordinato e mai completo archivio che è la memoria di uno studente alla vigilia di un esame, e preghiere; tra le più vere e sincere perché scevre dalle catene del ritualismo liturgico, libere manifestazioni del cuore angosciato di una persona sola e fragile dinanzi alle proprie paure.
Questa immagine, come molte altre prossima a svestire gli abiti logori e consunti, ma veri, della quotidianità, per indossare quelli nuovi e buoni per il giorno di festa, però bugiardi, di uno spazio mentale ed immateriale, affollato da edulcorati ed ingialliti fotogrammi del tempo andato, vane consolazioni di parla del presente ed orfani del futuro che gli uomini definiscono ricordi, è l’ultima istantanea scattata sulla rappresentazione di un forzata convivenza tra i banchi di scuola di ragazzi e ragazze partoriti da un grembo sterile di valori ed ideali significativi per un’esistenza, di anni sfuggenti alle spiegazioni sociologiche ed insofferenti verso le etichettature politiche come i Novanta.

© 2004 Edizioni Lampi di Stampa


L'autore

Dario Curcio (Napoli, 1976) è giornalista pubblicista dal 2001. Cronista, ha collaborato con “Il Giornale di Napoli” e “Il Roma”. Attualmente collaboratore della redazione napoletana del quotidiano nazionale “Leggo”.


Di Grazia Casagrande


19 marzo 2004