SCRIVERE DI TUTTI I COLORI

Alessandro Carrera
La vita meravigliosa dei laureati in lettere

“Renato avrebbe dovuto essere felice e Rino avrebbe dovuto essere infelice, invece era vero il contrario. Rino era un disoccupato ilare e francescano, mentre Renato era un impiegato statale di settimo livello insoddisfatto e tormentato.”

Renato e Rinaldo sono due laureati in lettere che, dopo aver compiuto studi comuni, hanno seguito percorsi diversi: il primo ha ottenuto un posto sicuro presso una scuola media, il secondo non ha invece trovato alcuna occupazione. Ma lo stato d’animo dei due personaggi non riflette questa differente situazione: Renato agogna una nuova professione che lo liberi da una vita piatta, monotona; invece Rinaldo, costretto a sbarcare il lunario alternando supplenze alla correzione di bozze per una casa editrice, vive un’esistenza felice, serena, consapevole come quello fosse l’ineluttabile destino di ogni laureato in lettere.
Attorno a questi due personaggi l’autore tesse una trama ironica, nella quale filo comune è il contrapporsi tra la pacatezza con cui Rinaldo accetta il proprio destino, le proprie sventure, e l’esasperata ricerca di successo di Renato, esasperata ma quanto mai fallimentare, come rende evidente il suo mesto ritorno alla scuola media dopo l’inutile tentativo di sfondare nella medicina naturale con la vendita di argilla terapeutica.
L’opera è strutturata come una grande parodia volta a trattare le frustrazioni e le ansie dei giovani studenti al momento di gettarsi nel mondo del lavoro, palesando come neppure anni e anni di studio siano in grado d’assicurare quel posto fisso a cui tutti aspirano.
E nella seconda parte del libro l’autore indica le ragioni di tale situazione. Narrando le vicende di Renato e Rinaldo presso la scuola media, dove il primo svolgeva la propria mansione d’insegnante, egli costruisce una grande metafora da cui traspare l’inadeguatezza della struttura scolastica odierna, fatta oggetto di vacui tentativi di riforma incapaci di portare a qualsiasi esito positivo.
Il libro termina con la scuola che cade a pezzi, che crolla: unico modo per arginare le crepe è infilare faldoni di circolari, di documenti, negli interstizi dei pilastri, tra le fenditure dei muri portanti.
Fuori di metafora, l’autore lascia intendere come gli interventi “emergenziali”, di breve respiro e senza prospettive a lungo termine non potranno mai essere idonei a fornire ai nostri studenti quella preparazione necessaria per affrontare il mondo “reale”, quelle competenze indispensabili per dibattersi nelle movimentate acque del mondo lavorativo.

La vita meravigliosa dei laureati in lettere di Alessandro Carrera
133 pag., Euro 8,00 – Edizioni Sellerio di Giorgianni (Il divano n. 203)
ISBN: 88-389-1823-6

Le prime righe

I
Argilla ionica

Renato e Rinaldo, per tutti Rino, erano due laureati in lettere. Uguale era la stella che avevano seguito, profondo il precipizio che li divideva: Renato era professore di ruolo in una scuola media della più grande penisola del Mediterraneo; Rino invece era disoccupato, perché aveva passato troppo tempo a occuparsi di cose che non erano importanti e da quando aveva smesso non c’erano più stati concorsi a cattedra. Renato, però, strano a dirsi, non era contento di fare l’insegnante di ruolo in una scuola media. Ritirava stipendio base, indennità integrativa e tredicesima con l’apparente distrazione di chi non si cura di tali futili piaceri, e se pronunciava previsioni come: «Quando andrò in pensione...», lo faceva con la tetraggine di chi si aspetta di contrarre una malattia cronica. Rino, in ammirato rispetto, statua di sale del ruolo mancato, lo stava ad ascoltare con l’attenzione di chi cerca di percepire i frammenti di una lingua perduta.

© 2002 Edizioni Sellerio


L'autore

Alessandro Carrera (Lodi 1954) — oltre a questo divertimento, di umorismo paradossale, sulla vita movimentata di due laureati in lettere: Renato, docente di ruolo « tendente all’ ‘inquietudine e alla depresssone”, e il compagno d’avventure Rino, laureato disoccupato, «persona lieve innocente e poco complicata» — ha scritto racconti poesie e saggistica, tra cui: Il principe e i giurista. Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Salvatore Sara e La voce di Bob Dylan. Una spiegazione dell’America; dirige il programma di studi italiani della Università di Houston, Texas; nel 1993 è stato tra i vincitori del Premio Montale di poesia.


Di Luca Piccinini


19 marzo 2004