SCRIVERE DI TUTTI I COLORI

Patrick O’Brian
Caccia notturna

“Una navigazione piacevole, tuttavia, con cieli azzurri, mare blu, ogni tanto un rovescio di pioggia tiepida che rinfrescava l’aria e l’acqua abbastanza fredda da dare vigore a Jack quando vi nuotava la mattina, tuffandosi dalle lande di mezzana.”

Quando un romanzo, o una serie di romanzi, come in questo caso, diventano un film, per di più di successo, improvvisamente diventa più difficile parlarne. Perché non si può prescindere da questa nuova forma presa dal testo, ma anche dal fragore, dalla crescita di popolarità che l’accompagna. Chi preferisce leggere prima il romanzo e in seguito vedere il film, non potrà farlo questa volta perché le vicende che hanno per protagonisti Jack Aubrey e Stephen Maturin si snodano in più di venti titoli.
Vuole la leggenda (ma pare sia realtà) che questo autore abbia non solo cambiato il proprio nome per la pubblicazione del primo libro, ma anche il corso della vita, abbandonando moglie e figli per percorrere una nuova strada. Passione irrefrenabile o egoismo? Non si può dire, ma certamente la sua epopea marinara deve averlo coinvolto in modo straordinario. E non dobbiamo inficiare il nostro giudizio critico con elementi della biografia umana dell’autore: sarebbe un errore. Longanesi, che già ha dato alle stampe diversi titoli della serie, pubblica ora il quattordicesimo “capitolo” di una saga di vastissime dimensioni.
Tra improbabili (per noi) partite di cricket e la costruzione ex novo di una goletta con la quale il capitano Aubrey, sempre in compagnia di Stephen Maturin, inseparabile amico (ma anche medico, naturalista e agente segreto), spera di riprendere il mare al più presto, O’Brian imposta l’inizio del romanzo. Ma la parte centrale sarà, come sempre, dedicata agli oceani, al gergo particolare che accompagna la vita marinara, ai porti e ai pirati, alle battaglie (memorabile quella con i francesi della fregata Cornélie) e al ritrovamento della Surprise, a bordo della quale i nostri eroi potranno riprendere il loro viaggio verso il continente australiano.
Definito “il letterato sulla tolda” Patrick O’Brian è stato un autore popolare, che ha raccontato storie di mare, ma ha rivestito anche il ruolo di “fine scrittore di genere”, da non sottovalutare.

Caccia notturna di Patrick O'Brian
Titolo originale: The Nutmeg of Consolation
Traduzione di Paolo Merla
345 pag., Eur 17,00 – Edizioni Longanesi, 2004 (La Gaja scienza n. 714)
ISBN: 88-304-1981-8

Le prime righe

CAPITOLO I

Centocinquantasette naufraghi su un’isola deserta nel ma re meridionale della Cina, sopravvissuti al naufragio della nave di Sua Maestà Diane, incagliatasi su una scogliera non segnata sulle carte e là distrutta da un terribile tifone qualche giorno più tardi: centocinquantasette uomini, ma, a giudicare dal chiasso che facevano, seduti ai bordi di un terreno pianeggiante e brullo tra il limite dell’alta marea e l’inizio della foresta, avrebbero potuto essere l’equipaggio completo di un vascello di linea; perché era domenica pomeriggio e la guardia di dritta, sotto la guida del comandante Aubrey, si stava impegnando in una partita di cricket contro i fanti di marina capitanati da Welby, il loro ufficiale comandante.
Una partita assai combattuta e che suscitava fortissime emozioni, tanto che quasi a ogni tiro si levavano ruggiti, acclamazioni, ululati e miagolii; e agli occhi di un osservatore imparziale costituiva un ulteriore esempio della capacità dei marinai di vivere intensamente il momento presente, senza curarsi né punto, né poco del futuro: un atteggiamento irresponsabile, ma che si accompagnava a una capacità di resistenza fuori del comune, dal momento che l’aria era impregnata di umidità come una spugna e il calore del sole nascosto dalle nubi era feroce. Unico osservatore imparziale nei paraggi Stephen Maturin, chirurgo di bordo, il quale considerava il cricket la più tediosa delle occupazioni note all’uomo e che ora si stava lentamente allontanando dalla scena per risalire il pendio della foresta che copriva l’isola, con l’intenzione in primo luogo di cacciare un babirussa o, in mancanza di un babirussa, qualche scimmia dalla coda ad anelli, per altro molto meno apprezzata; e, in secondo luogo, di raggiungere la costa settentrionale, dove nidificava la rondine dai nidi commestibili.

© 2004 Edizioni Longanesi


L'autore

Patrick O’Brian nato il 12 dicembre 1914 a Chalfont St Peter, nel Buckinghamshire, e morto a Dublino il 2 gennaio 2000, era l’ottavo di nove figli. Imparò ad amare la lettura durante una malattia ai polmoni contratta nel 1920, poco dopo la morte della madre e, ancora giovanissimo, pubblicò due libri nei quali già si specchiava la passione per la zoologia che, molti anni dopo, avrebbe caratterizzato il personaggio di Stephen Maturin. Non avendo la possibilità di entrare, per motivi di salute, nella Royal Navy e neppure nella RAF, durante la seconda guerra mondiale venne arruolato nei servizi segreti inglesi. Nel 1945, dopo aver ottenuto che il suo vero nome, Richard Patrick Russ, venisse cambiato in Patrick O’Brian, si trasferì prima in Galles e infine, nel 1949, in Francia, nel villaggio di Collioure, vicino a Perpignan, per dedicarsi unicamente alla narrativa. Ma soltanto nel 1968 un editore americano lo invitò a scrivere romanzi storici di ambiente marinaro, dando così origine alla serie delle avventure di Jack Aubrey e Stephen Maturin, venti romanzi che hanno avuto uno straordinario successo internazionale di pubblico e di critica. In Italia sono apparsi: Primo comando, Costa sottovento, Buon vento dell’ovest, Verso Mauritius, L ‘isola della Desolazione, Bottino di guerra, Missione sul Baltico, Duello nel mar Ionio, Il porto del tradimento, Ai confini del mare, Il rovescio della medaglia, La nave corsara e Rotta a Oriente.


Di Giulia Mozzato


19 marzo 2004