La biografia


Michela Volante
Domani andrò sposa

“Sento i pensieri potenti di coloro che riporto alla vita mentre ne leggo i versi e le parole. Mi avvolgono, mi penetrano nel cervello, mi fanno sentire amata. Comprendo che sono vivi, meglio che sono eterni, capisco che per loro la scrittura ha sconfitto la morte.”

Il Seicento è stato un secolo poco propizio alle donne, soprattutto in Italia, dove i rigori della Controriforma e del dominio spagnolo hanno soffocato il florilegio artistico femminile dischiuso dalla cultura rinascimentale. Le nostre letterate seicentesche sono quindi figure minori, condizionate da un’educazione moralistica e oppressiva. Eppure una notevole personalità dimostrò Petronilla Paolini Massini, una poetessa romana che affrontò duramente il marito-padrone in un processo per affermare i suoi diritti e che in seguito, sconfitta ma non piegata, si fece un nome con il suo talento entrando, una delle rarissime donne, a far parte dell’Arcadia. Questa poetessa quasi sconosciuta - anche se apprezzata da Benedetto Croce- è stata oggetto della tesi di laurea della torinese Michela Volante che poi, affascinata dalla sua protagonista, ha voluto rievocarne i lati più intimi, ovviamente inaccessibili alle ricerche storiografiche, attraverso un romanzo dalla scrittura raffinata: “Domani andrò sposa”.
La ricostruzione della vicenda umana di Petronilla è affidata a più voci: la stessa poetessa, sua madre, la badessa del convento dove Petronilla ha studiato e si è poi rifugiata dopo aver lasciato marito e figli, e anche due figure più umili, la governante della casa coniugale, che era poi castel Sant’Angelo, dove il marito di Petronilla esercitava le sue funzioni, e la servetta orientale Fatima, convertita e poi suora. Questo teatro femminile mette in scena una Roma barocca opulenta e brutale, dove la sopraffazione esercitata da una società patriarcale che per ragioni d’interesse non esitava a sacrificare le ragioni della giustizia e del sentimento, faceva della condizione femminile una condanna.
Per Petronilla l’unico modo di affermare la sua libertà di esistere è la scrittura, che diventa una ragione di vita e dà significato alla sua battaglia esistenziale, in nome della quale accetta anche l’inevitabile separazione dai figli, forzatamente lasciati al marito. In modo emblematico, questa storia remota ripropone il ricorrente tema del conflitto, nella vita delle donne, tra maternità e realizzazione personale.

Domani andrò sposa di Michela Volante
179 pag., Euro 12,50 – Edizioni Frassinelli, 2004 (Narrativa)
ISBN: 88-7684-770-7

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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Roma, 8 novembre 1673,
sera

Interno del Convento dello Spirito Santo, più conosciuto con il nome di Sant’Egidio.
In una stanza una bambina, si chiama Petronilla, discorre con la sua bambola, come in infinite altre sere di gioco, prima delle preghiere e prima di coricarsi. La bambola è seduta sul comò con la testa sghemba e gli occhi vitrei. Petronilla le parla, volteggiando per la camera, irrequieta. «Domani andrò sposa», le racconta. La testa di pezza si piega un poco, per chissà quale tremolio della parete cui è appoggiata. A Petronilla sembra segno di disinteresse. Ripete: «Domani andrò sposa». Cantilena: «Domani andrò sposa». Saltella: «Domani mi daranno in sposa». Piroetta: «Domani mi daranno in sposa». Quella sua unica amica, immobile sul ripiano di legno e inesorabilmente muta, la indispettisce: d’un tratto non partecipa più ai suoi giochi e non reagisce ai suoi discorsi. Eppure questa è di gran lunga la chiacchierata più eccitante che abbiano mai fatto. Parlano di nozze, delle
sue nozze. Petronilla prova a scuotere la sua confidente inanimata, l’afferra stringendola per la pancia di stoffa, mentre le lunghe gambe danzano nell’aria. La tiene all’altezza del viso, ma discosta, le braccia tese, come una mammina che sgridi il suo marmocchio. E le recita seria: «Bada che il mio promesso non è uomo qualunque. È il Marchese Francesco Massimi, soldato valoroso del Cardinale Mazarino e del Marchese di Caracena, eroe dell’assedio di Casale e della sorpresa di Ostenda, combattente volontario contro i Turchi in Candia, a lungo Generale Governatore delle armi pontificie di Sabina e Montagna, da poco nominato Vicecastellano di Castei Sant’Angelo, discendente da una famiglia di provato lignaggio, prediletto del compianto Papa ‘Santo’ Alessandro VI». La bambola si sta piegando sul busto in uno sbuffo di capelli biondicci e polvere. La voce della bambina è sempre più acuta. «E quel che più conta, il mio futuro marito è cugino di Sua Santità Altieri.»
Un cane da grembo che ha continuato a dormire sopra l’azzurro del copriletto balza sul pavimento, sguscia Innervosito fra le gambe magre di Petronilla e, scostando un po’ la porta con il musetto, se ne va. La bambina lo guarda andar via, e sente un gran gelo. Gli adulti di certo le direbbero che è lo spiffero dell’uscio socchiuso. Secondo lei si tratta di qualcos’altro. La baldanza con cui solo un istante prima ha affrontato il silenzio della sua bambola la sta abbandonando. Perché non è un gioco. Perché succederà sul serio, e succederà domani.

© 2004 Edizioni Frassinelli

biografia dell'autrice
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Michela Volante, ventotto anni, è una giovane scrittrice torinese. Catturata dal fascino della poetessa Petronilla Paolini Massimi, le ha dedicato sei anni di studi e la tesi di laurea. Un estratto di quest’ultima è stato pubblicato dal Centro di studi sulle donne dell’Università di Torino. Questo è il suo primo romanzo.




12 marzo 2004