DONNE DONNE DONNE

Abasse Ndione
Ramata

“Lei lo aveva minacciato, e non avrebbe esitato a farlo sbattere in galera se solo avesse osato denunciarla. In questo paese esiste tutto tranne l'uguaglianza di fronte alla legge. Non gli avrebbero mai dato ragione, quindi era inutile pensarci.”

Che antipatica questa Ramata! Che personaggio presuntuoso, arrogante e ingannatore! Ma, al contempo, che donna attraente per gli uomini che la circondano... Ramata è la moglie del procuratore generale Matar Samb, ma è anche l'amante del suo dottore Armando Gomis, ed è la bugiarda che ha causato la morte di un povero guardiano dell'Ospedale, Ngor Ndong, accusato ingiustamente di aggressione e picchiato troppo violentemente dalle guardie incaricate di arrestarlo. Ramata Kaba è il personaggio che caratterizza un romanzo esemplare della nuova narrativa africana, che unisce profondamente tradizione e modernità dando del Senegal un ritratto estremamente interessante e innovativo rispetto alla visione occidentale del continente. Al contempo tuttavia mantiene quegli elementi di diversità e di esotismo che il lettore si aspetta dalla narrativa africana. Ramata è una donna infelice e insoddisfatta che subisce la vendetta del tempo contro la sua sciocca arroganza. Ramata è anche una donna infibulata e scopriamo a metà del romanzo, attraverso pagine drammatiche e sofferte che raccontano la sua terribile esperienza, come questa menomazione fisica (e psicologica) l'abbia segnata inesorabilmente. “Adulata dal marito, invidiata da tutte le donne, ammirata dagli uomini, Ramata Kaba avrebbe dovuto sentirsi felice. Non lo era e, malgrado il passare degli anni, non riusciva a rassegnarsi”, perché accettare l'incapacità di avere una vita sessuale normale per lei è pressoché impossibile. Attorno a questa figura di donna ruotano, in orbite più o meno ravvicinate, molti uomini estremamente differenti tra loro: dal pavido e innamorato marito al più coraggioso, ma altrettanto ingiusto, amante-dottore, al gigante Jackson, una figura potentissima e pericolosa ma destinata a una fine miserevole, al fratello del povero guardiano morto, Mbagnick Ndong e al figlio Ngor Ndong che il destino, questa volta cercato, fa incontrare a Ramata vent'anni dopo... ritratti di uomini e di vite, di corruzione e di impotenza di fronte al potere e al danaro che tutto compra e tutto modifica. Il passato e il presente del Senegal, della sua storia, si incrociano con il passato e il presente dei protagonisti in un ritratto ampio e ricco, che si confronta direttamente e con grande dignità con il mondo occidentale.

Ramata di Abasse Ndione
Traduzione di Ferri B.
438 pag., Euro 15,00 – Editore E/O (I Leoni)
ISBN: 88-7641-581-5

Le prime righe

Prologo

Sabato 3 aprile, vigilia della festa nazionale, la temperatura cominciò a scendere in modo del tutto insolito fin dalle prime ore del mattino. In genere, in quel periodo dell'anno si aggirava intorno ai venticinque, a volte trenta gradi; adesso era precipitata bruscamente a dieci. A memoria d'uomo, il paese non era mai stato colpito da una simile ondata di freddo.
Contro ogni aspettativa — la stagione delle piogge cominciava a fine maggio-inizio giugno, e proprio la sera prima i bollettini meteorologici avevano annunciato tempo soleggiato per tutta la giornata — cominciò a piovere. Precoce e inopportuna, una pioggia sottile, ostinata e gelida, simile alla nebbia che avvolge la natura come un lurido lenzuolo grigio.
Un tempo da lupi.
Uscii lo stesso...
Mia moglie, come sempre in quel periodo, era andata con i figli al suo villaggio natale. La stagione era stata ottima, la coltivazione dei campi aveva dato buoni frutti, la raccolta delle arachidi era appena finita e il denaro circolava copioso; i granai di miglio erano pieni, al bestiame non mancava il foraggio e il latte abbondava. Aspettando il lavoro nei campi che sarebbe iniziato il mese seguente, i villaggi della regione organizzavano grandi feste popolari che duravano un'intera settimana.

© 2004 Edizioni E/O


L'autore

Abasse Ndione è nato nel 1946 vicino a Dakar, è uno dei più amati scrittori africani.


Di Giulia Mozzato


5 marzo 2004