La biografia


J. M. Coetzee
Elizabeth Costello

"Sua madre non è di pasta greco-romana. Il Tibet o l'India le si addicono di più: un dio incarnato in una bambina, portata da un villaggio all'altro, per essere applaudita, venerata."

Perché viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura a un determinato autore? Domanda stupida, se volete, ma ecco la risposta: Elizabeth Costello. Non perché lei sia una grande scrittrice (anche se di fatto lo è) e non perché sappia affrontare bene gli impegni letterari e mondani (e lo fa), ma perché è un personaggio inventato da Coetzee: a lui è andato il Premio nel 2003 e ancora una volta, se ce n'era bisogno, sappiamo il motivo. Sia che racconti la guerra del Vietnam, o che parli del Sudafrica, disquisisca sulla vita degli animali o, come in questo caso, costruisca dal nulla una protagonista del mondo letterario, Coetzee è sempre un maestro. Conosciamo Elizabeth Costello attraverso gli occhi del figlio e il suo continuo interrogarsi sulla natura della madre: "che razza di creatura è, lei, in realtà? Non una foca: non è abbastanza simpatica per somigliare a una foca. Ma neppure uno squalo. Un felino. Uno di quei grandi felini che fanno una pausa mentre sventrano la vittima, e lanciano una fredda occhiata gialla sopra la pancia squartata". "Qual è la verità su sua madre? Lui non la conosce, e in fondo al cuore non la vuole conoscere. È qui solo per proteggerla, per sbarrare la strada ai cacciatori di reliquie, ai lanciatori di ingiurie, ai pellegrini sentimentali", anche se non sempre sarà accanto a lei nelle pagine del libro. A scandire i tempi del romanzo sono gli impegni "mondani" di Elizabeth, le occasioni in cui, in varie situazioni che vanno dalla conferenza alla crociera o alla missione in Sudafrica, lei deve affrontare un dibattito sul suo lavoro e, facendolo, esprimere opinioni personali su altri temi, accendendo discussioni attorno ad argomenti come il realismo in letteratura, la storia del romanzo in Africa, il senso del male nel mondo... È proprio Elizabeth Costello a parlare o la sua voce è solo il megafono attraverso cui ascoltiamo quella del suo creatore? E nei dibattiti che si sviluppano, quale posizione assumerebbe Coetzee? sarebbe più propenso a concordare con la sua creatura o con i suoi interlocutori? E, ancora, la maschera che la donna indossa di fronte ai giornalisti e ai critici, quel ruolo che recita senza sentire, come un testo predeterminato e sempre uguale da sciorinare in pubblico, quanto rappresenta il pensiero autentico dello scrittore sudafricano? "Ogni creatura è la chiave per tutte le altre creature", scrive una ipotetica Elizabeth C. (Lady Chandos) nell'originale lettera che chiude il volume, datata 1603 e indirizzata a Francis Bacon. Elizabeth Costello è dunque la chiave per tutti gli altri personaggi di Coetzee, è brillante e spesso imprevedibile, è ormai anziana e talvolta stanca, ma quasi sempre determinata: è viva, ma soprattutto è letteratura.

Elizabeth Costello di J.M. Coetzee
Traduzione di Maria Baiocchi
192 pag., Euro 17.00 - Editore Einaudi
ISBN 8806-16875-4

Di Giulia Mozzato

le prime pagine
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Lezione uno
Il realismo

Prima di tutto c'è il problema dell'apertura, ovvero di come spostarci da dove siamo, che per ora è in nessun luogo, all'altra sponda, lontana. È un semplice problema di collegamento, il problema di mettere insieme un ponte. La gente risolve problemi di questo tipo tutti i giorni. Li risolvono, e dopo averli risolti vanno avanti.
Immaginiamo che, in un modo o nell'altro, sia stato fatto. Mettiamo che il ponte sia stato costruito e attraversato, che possiamo levarcelo dalla testa. Ci siamo lasciati alle spalle il territorio dove stavamo. Siamo nel territorio lontano, dove vogliamo stare.
Elizabeth Costello è una scrittrice, nata nel 1928, il che significa che ha 66 anni e va per i 67. Ha scritto nove romanzi, due raccolte di poesie, un libro sulla vita degli uccelli e un gran numero di articoli. È australiana, nata a Melbourne dove tuttora vive, anche se tra il 1951 e il 1963 ha vissuto all'estero, in Inghilterra e in Francia. È stata sposata due volte. Ha due figli, uno da ogni matrimonio.
Elizabeth Costello è diventata famosa con il quarto romanzo, The House on Eccles Street (1969), la cui protagonista è Marion Bloom, moglie di Leopold Bloom, protagonista di un altro romanzo, l'Ulisse (1922) di James Joyce. Elizabeth Costello ha ricevuto riconoscimenti in patria e all'estero. Negli ultimi dieci anni è sorta intorno a lei una piccola industria critica; nel New Mexico, ad Albuquerque, esiste perfino una Elizabeth Costello Society che pubblica un bollettino trimestrale, la «Elizabeth Costello Newsletter».
Nella primavera del Elizabeth Costello è andata, o va (d'ora in poi tempo presente) a Williamstown, in Pennsylvania, all'Altona College, per ricevere il Premio Stowe, un premio internazionale assegnato ogni due anni a un grande scrittore, scelto da una giuria di critici e di scrittori. Si tratta di una borsa di 50 000 dollari, finanziata grazie a un legato del patrimonio Stowe, e di una medaglia d'oro. È uno dei premi letterari americani più ricchi.
In occasione del viaggio in Pennsylvania Elizabeth Costelo (Costello è il suo nome da ragazza) è accompagnata dal figlio, John. John insegna fisica e astronomia in un college del Massachusetts, ma per motivi personali quest'anno è in congedo. Elizabeth è ormai un po' debole: senza l'aiuto del figlio non avrebbe intrapreso un viaggio così faticoso attraverso mezzo mondo.
Saltiamo. Hanno già raggiunto Williamstown e sono stati accompagnati all'albergo, un edificio straordinariamente grande per una piccola città: un alto esagono, tutto marmo scuro fuori e cristallo e specchi dentro. Nella sua stanza si svolge un dialogo.
- Pensi che starai comoda, qui? — le chiede il figlio.
- Ma certo, — risponde lei. La stanza, al dodicesimo piano, guarda su un campo da golf e, oltre il campo, su colline boscose.
- Allora perché non ti riposi? Ci vengono a prendere alle sei e mezzo. Ti telefono qualche minuto prima.
Lui sta per uscire. Lei parla.
- John, cosa vogliono da me di preciso?
- Stasera? Niente. E solo una cena con i membri della giuria. Non faremo tardi. Ricorderò loro che sei stanca.
- E domani?
- Domani è un'altra storia. Domani, dovrai raccogliere le forze, temo.
- Non ricordo perché ho accettato di venire. Mi sembra di dovermi sottoporre a una durissima prova, senza motivo. Avrei dovuto dire loro di lasciar perdere la cerimonia e mandarmi l'assegno per posta.
Dopo il lungo volo dimostra tutti i suoi anni. Non si è mai preoccupata del proprio aspetto, non ne ha mai avuto bisogno. Ma ora si vede: è vecchia e stanca.
-Temo che non funzioni cosi, mamma. Se accetti i soldi devi accettare tutto il resto.
Elizabeth scuote la testa. Indossa ancora il vecchio impermeabile blu che aveva all'aeroporto. Ha i capelli grassi, senza vita. Non ha ancora aperto le valigie. Se ora lui se ne va, cosa farà? Si butterà sul letto con le scarpe e l'impermeabile?
Lui è qui, con lei, per affetto. Sa che non potrebbe superare una prova come questa senza averlo a fianco. Le sta vicino perché è il figlio, il figlio amoroso. Ma sta anche per diventare il suo — che parola sgradevole —, il suo addestratore.

© 2004 Edizioni Giulio Einaudi

biografia dell'autore
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J.M. Coetzee, vincitore nel 2003 del Premio Nobel per la Letteratura e del Premio Internazionale Grinzane Cavour, è uno dei più importanti narratori sudafricani. Ha pubblicato: Vergogna, Aspettando i barbari, La vita e il tempo di Michael K., Infanzia, Gioventù, La vita degli animali, Terre al crepuscolo.




20 febbraio 2004