SCRITTORI D'OCCIDENTE

Lídia Jorge
L'eredità dell'assente

“Il giramondo – un uomo navigato – indossava un abito blu scuro e un pullover di lana; aveva modi distinti e disegnava uccelli per mostrare ai nipoti, sul planisfero, com’erano la fauna e la flora del mondo che conosceva. Lui sapeva e insegnava.”

Il nuovo romanzo di Lídia Jorge, vincitore di numerosi riconoscimenti tra cui il “Premio Città di Lisbona, è un lungo flash back affidato alla voce di una giovane donna che rievoca le vicende della sua infanzia passata nella tenuta agricola della famiglia a Valmares, una piccola comunità rurale nel Portogallo.
Partendo da una piovosa notte del 1963, quando la protagonista appena quindicenne vede entrare nella sua stanza il padre Walter - il più piccolo dei Dias - che non ha mai conosciuto, la narrazione si concentra sulla figura affascinante di questa persona, così diversa da tutti gli altri membri della famiglia, che ha preferito al lavoro dei campi la vita da nomade artista, da soldato girovago, da uomo di mondo: un personaggio in movimento, dinamico che torna per scusarsi con la figlia della sua assenza e per affidarle una eredità simbolica.
Più che le persone, infatti, nell’intreccio ordito dalla scrittrice portoghese, sembrano parlare i gesti, i rumori, gli echi di una natura aspra che si lascia addomesticare solo dopo un duro lavoro, e gli oggetti che spesso prendono il posto delle parole e, non di rado, anche delle persone stesse. Ed è proprio grazie ad una foto, una pistola nascosta sotto il materasso, un album di disegni di uccelli, un calesse, una coperta militare che la ragazza ricostruisce il rapporto con il padre che l’ha abbandonata preferendole le meravigliose e lontane rotte dell’India e sfuggendo a un legame con la donna che aveva sedotto e che ora, nel tentativo di una riparazione, è diventata la moglie del remissivo e operoso Custódio, fratello di Walter.
Il tempo, altro fondamentale protagonista del romanzo, scandisce la vita dei personaggi e li guida in una dimensione fatta di attese, di speranze, di ritorni voluti, obbligati, scongiurati, e di allontanamenti spontanei o forzati: il vecchio patriarca Francisco aspetta che i figli emigrati nel continente americano tornino ad occuparsi dei poderi ormai in rovina, Maria Ema aspetta che Walter venga a prenderla con il calesse come un tempo, Custodio aspetta pazientemente e con rassegnazione che la moglie, col passare degli anni, dimentichi il giovanile amore.
Solo la ragazza non attende niente, ma vive di silenzi (mai una frase pronunciata in discorso diretto), immagini, ricordi, rievocazioni che si perdono nel tempo - come dimostra anche l’uso alternato, nel corso della narrazione, della prima e della terza persona, quasi a simboleggiare il senso di estraneità e di perdita di identità – fino a che andrà a trovare il vecchio padre in Argentina per affidargli, a sua volta, l’eredità: tre racconti che ha scritto con chiari riferimenti alla figura paterna per colpirla, annientarla, liberarsene e porre fine a tutto ciò che, di vero e di falso, era stato detto su quel padre nel corso della sua vita.

L’eredità dell’assente di Lídia Jorge
Titolo originale: O vale do paixão
Traduzione di Rita Desti
271 pag., Euro 16,00 – Editore Bompiani, 2003 (Narratori stranieri Bompiani)
ISBN: 88-452-5518-2

Le prime righe

1.

Come la notte in cui Walter Dias era andato a trovare la figlia, i suoi passi si trattengono di nuovo sul pianerottolo; lui si sfila le scarpe accosto alla parete con l’agilità di un’ombra, si accinge a salire le scale, e io non posso dissuaderlo né trattenerlo, per la semplice ragione che desidero che raggiunga rapidamente l’ultimo scalino, apra la porta senza bussare e oltrepassi la soglia, senza dire una parola. Ed è accaduto proprio così. Non era ancora trascorso il tempo di ricostruire questi gesti che lui era già in mezzo alla stanza, con le scarpe in mano. Pioveva sulla pianura sabbiosa, in quella lontana notte d’inverno, e il picchiettio dell’acqua sulle tegole ci proteggeva dagli altri rumori e dal mondo come una fitta cortina che nessuna forza umana avrebbe potuto squarciare. Altrimenti, Walter non sarebbe salito né sarebbe entrato nella stanza.

All’epoca, la casa di Valmares aveva già perduto la maggior parte dei suoi abitanti, e le stanze nelle quali avevano vissuto i discendenti di Francisco Dias erano chiuse, lungo quel corridoio dove un tempo s’incrociavano tutti. Allora era molto difficile distinguerli dai passi. Vari figli e vari nipoti, tre nuore e un genero, che andavano e venivano incessantemente fin dalle prime ore dell’alba, fornivano una molteplicità di rumori inestricabili per una bambina che stesse lì ad ascoltare, per ore e ore, chiusa in una stanza. Ma quell’inverno, all’inizio degli anni sessanta, i passi di coloro che erano rimasti risultavano altrettanto identificativi dei loro visi o delle loro figure.

© 2003 Edizioni RCS Libri


L'autrice

Lídia Jorge è nata nel 1946 a Boliqueime, nell’Algarve. Ha studiato letteratura francese e ha poi trascorso alcuni anni come insegnante in Angola e Mozambico, prima di insegnare all’Università di Lisbona, città in cui attualmente vive. Due romanzi l’hanno collocata all’avanguardia della letteratura portoghese contemporanea: O dia dos prodígios e O cais das merencfas con cui ha vinto, insieme a José Saramago, il Premio Città di Lisbona. In seguito ha scritto Notícia da cidade silvestre, A costa dos murmúrios e O jardim sem limites.


Di Elisa Travaglia


13 febbraio 2004